Aumentano le tensioni nel mondo, dall’Oceano Pacifico all’Europa tutti gli stati sembrano con il coltello ai denti pronti per saltarsi addosso. La guerra in Ucraina sembra aver dato fuoco ad una miccia collegata con il resto del pianeta, pronto per saltare. 

Adesso, come negli ultimi due mesi, la Cina fa la voce grossa contro l’occidente, mostrando di essere particolarmente legata agli interessi della Russia. Xi Jinping, il presidente della Cina, è apertamente in conflitto con gli Stati Uniti da più di una decade ormai, e quando la corda si tira troppo poi si spezza. 

Al momento, comunque, la Cina è affaticata dai suoi problemi interni. La pandemia di Covid-19, bella che finita qui in Europa con gli stati che rallentano le restrizioni, è ancora molto sentita nella nazione del dragone. A Shanghai ed in altri grandi centri cinesi sono stati implementati lockdown terrificanti, da incubo orwelliano. 

Come avevo scritto in questo articolo a riguardo, infatti: 

Shanghai, città che da sola ospita tante persone quanto l’intero sud Italia, è in un lockdown completo da quasi un mese. Inizialmente, doveva essere una quarantena di qualche giorno, e quindi la popolazione non si è sufficientemente preparata. Poi, il governo della città ha esteso il lockdown indefinitamente. 

Questa mossa ha causato disperazione nella popolazione della megalopoli, la quale non aveva abbastanza scorte per sopravvivere ad un lungo lockdown. Una quarantena “zero covid”, infatti, significa che non si esce mai, neanche per fare la spesa o andare in ospedale. Le persone sono letteralmente rinchiuse in casa. 

E lo stesso destino potrebbe essere riservato a Pechino, la capitale della Cina e megalopoli da oltre 20 milioni di abitanti. Questi lockdown non sono di certo cosa nuova per la Cina, che ha annunciato la strategia dello “zero Covid” sin dall’inizio della pandemia. Ora, però, l’occidente rilegge tutto in chiave della guerra in Europa. 

La Cina, infatti, ha avuto inizialmente una posizione molto ambigua sulla guerra in Ucraina, condannando le guerre in generale ma capendo la posizione della Russia. Dopodiché, la Cina si è spinta in una serie di dichiarazioni contro la NATO.

La NATO è l’alleanza atlantica di fatto comandata dagli Stati Uniti d’America, di cui facciamo parte anche noi italiani insieme alla maggior parte dei paesi europei. La NATO, dallo scoppio della guerra, ha condannato sia le azioni russe sia la voglia espansionistica della Cina. 

Si perché anche Pechino sta adocchiando piccole nazioni nella sua regione del mondo che potrebbero essere oggetto di un’eventuale invasione. Sto parlando ovviamente di Taiwan, la “seconda Cina” di cui parlerò meglio più avanti. Ora, vediamo insieme l’ultimo “insulto” alla NATO da parte di Pechino. 

Due mesi di insulti: la NATO come culla di tutti i mali per la Cina

Come dicevo, la posizione cinese nei confronti della guerra in Ucraina è sempre stata ambigua. Per Pechino, infatti, la NATO aveva una parte di colpa nell’invasione perpetrata dalla Russia. Se la NATO non si fosse espansa ad est, secondo la Cina, non avrebbe provocato la Russia. Scrivevo in questo articolo

La Cina ha accusato direttamente la NATO di aver causato, con il suo espansionismo degli ultimi anni, la guerra in Ucraina. 

La ratio di questa accusa viene dal fatto che la NATO è nata prima di tutto per contrastare l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. In quegli anni, l’URSS rappresentava una vera minaccia per l’occidente, ed aveva anch’essa una propria alleanza, ovvero il Patto di Varsavia. 

Gli USA, poi, hanno vinto la Guerra Fredda e dunque l’esistenza della NATO non aveva più senso, secondo la Cina. Tuttavia, non solo è continuata ad esistere ma si è persino espansa verso oriente. 

Quindi, nella logica di Pechino, è ovvio che Putin si è sentita minacciato: la NATO non ha fatto altro che circondare la Russia militarmente per 30 anni! Ovviamente, questo ragionamento ha più senso se visto in ottica cinese. 

Sempre la NATO, infatti, ha invitato all’ultimo summit alcune nazioni asiatiche come la Sud Corea ed il Giappone. Entrambe sono nazioni nemiche della Cina, ed il loro invito al summit è stato correlato con una dichiarazione del Segretario Generale della NATO che è giunto il momento di pensare ad una “strategia per la Cina”. 

Insomma, le tensioni fra NATO e Cina stanno aumentando, e nessuna delle due parti fa granché per diminuirle. E’ notizia dell’ultima ora, infatti, che la Cina ha definito la NATO come uno strumento per l’egemonia dei singoli stati a discapito del resto del mondo. Vediamo insieme questa nuova dichiarazione. 

NATO come strumento di egemonia: la Cina fa voce grossa di nuovo

Il portavoce del ministro degli esteri cinese Wang Wenbin si è scagliato contro la NATO nel suo ultimo intervento. Ha detto, in particolare, che l’alleanza atlantica non è altro che un modo per i singoli stati (occidentali) di ottenere l’egemonia sul mondo. Wenbin ha poi reiterato le accuse alla NATO di essere un’organizzazione vecchia ed obsoleta. 

Wenbin, inoltre, non si è fermato qui. Come riportato dal Fatto Quotidiano

L’Alleanza Atlantica “afferma – ha aggiunto – di essere un’organizzazione difensiva, ma in realtà crea costantemente confronto e problemi, richiede agli altri Paesi di attenersi alle norme di base delle relazioni internazionali, ma lancia incautamente guerre contro Paesi sovrani e li bombarda indiscriminatamente, provocando la morte e lo sfollamento di civili innocenti”.

E il ministero degli Esteri di Pechino si è ancora chiesto retoricamente: “La Nato ha già causato confusione in Europa, quindi rovinerà ancora l’Asia-Pacifico e il mondo intero?”.

E’ timore della Cina, quindi, che la NATO possa estendersi anche nell’Oceano Pacifico sebbene sia, come dice il nome stesso, un’organizzazione atlantica. Le paure di Pechino non sono completamente infondate: gli USA hanno formato già un’alleanza militare con India, Giappone ed Australia. 

Quest’alleanza, chiamata QUAD, ha chiaramente una funzione anti-cinese: tutti gli stati membri circondano geograficamente la Cina e le impedirebbero, in caso di guerra, l’utilizzo dei suoi stessi mari di casa. Il Mar Cinese Meridionale sta diventando sempre più affollato. 

E per la Cina è un grande problema, soprattutto visto le sue velleità espansionistiche proprio in quei mari. 

L’altra Cina: la questione di Taiwan

In molti hanno paragonato la relazione fra Cina e Taiwan con quella fra Russia ed Ucraina. Un grande paese confinante con un piccolo paese dalla simile cultura e storia. Il grande paese vuole inglobare il piccolo per ampliare la sua sfera di influenza. Il piccolo paese è difeso da altri grandi paesi. 

In realtà, però, la situazione fra Taiwan e Cina è molto più complessa. Iniziamo con il descrivere com’è nata e dove si trova esattamente l’isola di Taiwan. 

Nel 1949, dopo una lunghissima guerra civile durata oltre 30 anni, l’intera Cina venne conquistata dall’esercito comunista guidato da Mao Zedong. L’altra fazione, l’esercito nazionalista guidato da Chiang Kai-Shek, venne esiliata sull’isola di Formosa, o Taiwan. 

Da allora, la Cina nazionalista su Taiwan ha vissuto una vita di fatto indipendente da quella della Cina continentale. L’unica relazione che hanno le due è che l’una reclama l’intero territorio dell’altra (sì, anche la piccola Cina su Taiwan reclama l’intero territorio della Cina Comunista). 

Con il tempo, però, la Cina Comunista è diventata la seconda potenza più importante del mondo dopo gli Stati Uniti, e Taiwan ha perso di importanza diplomaticamente. Taiwan, infatti, non è riconosciuta ufficialmente da quasi nessun governo e non ha neanche un seggio all’ONU. 

La vicinanza di Taiwan con l’occidente: la Cina potrebbe invadere?

Il governo di Taiwan, però, ha sempre intrattenuto un rapporto privilegiato con l’occidente, diventando una democrazia liberale con libere elezioni. Gli Stati Uniti d’America hanno promesso solennemente di proteggere l’isola nel caso venisse attaccata dalla Cina continentale. 

E Pechino sta lì, rimane a guardare gli sviluppi su Taiwan mentre aumenta la portata del suo esercito e, probabilmente, prepara i piani militari per un’invasione. La guerra in Ucraina, però, ha cambiato tutto: ora la Cina può assistere e vedere cosa succederebbe se invadesse Taiwan. 

Anche la Russia, infatti, aveva presumibilmente un esercito consistente e moderno, ma in Ucraina ha dovuto fare i conti con la realtà. Come scrive questo articolo, infatti: 

Quell’elemento errato, lo sappiamo, era la certezza malriposta di una sollevazione degli ucraini a favore dei russi liberatori, non soltanto nel Donbass e Crimea ma persino nell’Ucraina occidentale.

Dopo la prima settimana il mondo col fiato sospeso ha assistito ad un capovolgimento delle previsioni: l’Ucraina resiste e batte i russi che non conquistano Kiev e sono costretti a far finta di volere soltanto ciò che già avevano di fatto, Donbass e Crimea.

Ora quindi Xi Jinping ha molto su cui pensare. Siamo sicuri che Taiwan accoglierà l’esercito cinese a braccia aperte e si farà annettere senza ripercussioni da Pechino? Siamo sicuri che l’invasione di un’isola sia realmente fattibile? Possiamo veramente permetterci una guerra con gli Stati Uniti?

Tutti questi dilemmi fanno sì che, per il momento, la Cina probabilmente non invaderà Taiwan. Tuttavia, le esercitazioni aeree e navali al largo dell’isola, per minacciare l’uso della forza, continuano e in scala sempre maggiore. 

Una cosa è (quasi) certa: la Cina sta espandendo il suo arsenale nucleare. Ne parlavo meglio in questo articolo, spiegando che al momento Pechino dispone di circa 350 bombe atomiche, ma sono tutte obsolete e probabilmente senza manutenzione. Xi Jinping, quindi, avrebbe deciso di espandere il proprio arsenale atomico come deterrente.

Questo vorrebbe dire che la Cina potrebbe invadere Taiwan con la scusa che, se scoppia una guerra diretta con gli USA, userebbero la bomba atomica per vincere. Xi però sa bene che anche gli Stati Uniti hanno un loro arsenale atomico, molto più consistente e moderno di quello cinese.

Neanche la Cina vuol far scoppiare una guerra nucleare, per cui al momento sta ferma e pianifica…