Aung San Suu Kyi, cosa ha fatto la leader del Myanmar e perché è stata condannata

Aung San Suu Kyi è stata finalmente graziata, anche se in modo parziale. Rivediamo allora quali sono le 19 condanne a suo carico.

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Aung San Suu Kyi, riportano i media birmani, è stata finalmente graziata. Ma quali sono le accuse che sono state rivolte alla premio Nobel per la pace, e con quali motivazioni è detenuta in carcere?

Ecco tutte le risposte su che cosa ha fatto Aung San Suu Kyi.

Aung San Suu Kyi, cosa ha fatto per essere arrestata

Per capire che cosa ha fatto Aung San Suu Kyi per essere condannata a ben 33 anni di carcere, è necessario fare un passo indietro e riassumere brevemente la sua storia.

Aung San Suu Kyi è infatti figlia di un'eroe della resistenza birmana, e fin da giovane si distingue nelle lotte e nelle proteste contro la dittatura militare in Myanmar.

Dopo aver studiato in India e in Inghilterra, dal 1988 è rientrata nel suo paese, impegnandosi in un processo di democratizzazione.

Aung San Suu Kyi ha infatti fondato la Lega nazionale per la democrazia, guadagnandosi attacchi da parte del regime, con lunghi periodi di detenzione. Nel 1991 ha ricevuto il Nobel per la pace.

Tornata in piena libertà solo nel 2010, e nel 2012 è stata eletta in parlamento. Le prime elezioni libere del paese, nel 2015, l'hanno poi vista vincitrice, così come le successive nel 2018.

Nel frattempo, tuttavia, non sono mancate le controversie, parte delle quali sarebbero state utilizzate per procedere ad una sua nuova incarcerazione.

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Le accuse e la detenzione: cosa c'è di vero e cosa è dubbio

Così, nel gennaio 2021 le forze armate hanno messo a punto un nuovo colpo di stato, arrestando Aung San Suu Kyi e trasferendo i poteri al capo dell'esercito Min Aung Hlaing.

Nel dicembre 2021 la leader è stata condannata a 4 anni di reclusione poi ridotti a 2, per delle irregolarità nella gestione Covid, in particolare relative alle mancate chiusure.

Sono poi seguite pene per importazione illegale e per il possesso di walkie talkie, e infine per corruzione, che hanno portato a 33 anni di reclusione.

A tutto questo si somma la dura critica nella gestione delle minoraze, specie dell'etnia musulmana Rohingya, contro cui l'esercito, all'epoca in cui Aung San Suu Kiy era al governo, aveva perpetuato innumerevoli violenze, causando anche una perdita di popolarità i Myanmar e all'estero.

Tuttavia, è estremamente difficile valutare tutte le altre accuse rivolte alla leader, dal momento che il Myanmar si trova al momento in un regime dittatoriale e illiberale.

Da notare, inoltre, come non si abbiano praticamente fotografie della leader dal momento dell'arresto, fatto salvo per qualche scatto sfocato nei palazzi di giustizia, per cui i timori di una detenzione durissima sembrano essere fondati.

Infine, è bene ricordare come la grazia prevista dal governo attuale, in occasione della quaresima buddista, riguardi solo una parte dei 19 capi di imputazione della leader, per cui è improbabile che si arriverà ad una sua definitiva liberazione.

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