Addio bustine di zucchero e flaconi: fa discutere la proposta Ue contro la plastica

Niente più bustine di zucchero e flaconi, ecco l'ultima proposta UE per ridurre la plastica monouso. Inevitabili le critiche da industriali e associazioni di categoria.

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Sta facendo discutere l'ultima proposta dell'Unione Europea, e si teme addirittura uno scontro serrato tra le istituzioni.

La Commissione Europea sta valutando di ridurre ulteriormente la produzione di rifiuti in plastica e materiali inquinanti.

Quindi dovremmo dire addio a prodotti come bustine (come quelle dello zucchero o dei condimenti) e flacconi monouso.

E una norma che da oggi sarà al vaglio dei vari governi nazionali, e che già si pensa di adottare dal prossimo anno, se tutti sono concordi.

Di certo non lo sono il settore della ristorazione e delle hotellerie, né tantomeno le industrie specializzate nel packaging, che si trovano col rischio di dover interrompere la produzione da un momento all'altro, o di ripiegare su altri materiali da imballaggio, rimettendoci.

Addio bustine di zucchero e flaconi: cosa cambia con la proposta Ue

L'Unione Europea non è nuova a proposte ecologiste.

Era maggio 2018 quanto l'UE ha proposto il bando di alcuni prodotti per l'igiene personale, come i cotton-fioc, perché fatti di plastica, e di limitare la vendita solo ai cotton-fioc di carta.

Questo potrebbe succedere con la nuova proposta, e stavolta per tutti i prodotti il cui imballaggio è composto da plastiche.

Obiettivo chiave è di ridurre i rifiuti da imballaggio del 15% pro-capite entro il 2040, e di raggiungere entro il 2030 il 20% degli imballaggi riutilizzabili, cifra che dovrà essere all'80% entro il 2040.

Invece di utilizzare bustine di zucchero o flaconi di plastica, utilizzeremo controparti fatti di carta riciclata, o "plastiche" fatte con materiali organici (es la biodegradabile).

L'unico svantaggio per il consumare sarà il cambio del prezzo, visto che si parla di formati decisamente più costosi rispetto alla classica plastica.

Nel caso dei produttori e dei distributori invece la situazione sarà diversa, se non peggiore.

Come per la GDO (Grande Distribuzione Organizzata), che non potrà più distribuire prodotti fatti di plastica.

O per il settore dell'Ho.Re.Ca (HOtellerie, REstaurant, CAtering), che dovrà trovare in tempi brevi nuovi prodotti con un nuovo imballaggio.

O per il settore specializzato nella produzione di packaging, già oppresso dai rincari del costo della plastica.

Quali prodotti spariranno con la proposta UE

Il bando della plastica riguarderà, come si legge nella nota di presentazione del provvedimento Ue:

"gli imballaggi monouso per alimenti e bevande riempiti e consumati all'interno dei locali nel settore Horeca".

Questo bando riguarderà pertanto tutte le aree di ristorazione e ristoro, all'aperto o al chiuso, in piedi o a sedere, purché con servizio pernottamento e/o di consumazione. Gli imballaggi in questione riguarderanno quelli monouso, come quelli in uso per cibi e bevande. Parliamo di prodotti quali:

  • bustine di zucchero,

  • bustine per condimenti,

  • confezioni monouso per ortaggi.

A questo si aggiungono anche i "flaconi in miniatura per shampoo e altri prodotti negli hotel", come quelli da 50 ml offerti al cliente.

Mentre gli imballaggi per il compostaggio industriale saranno consentiti per:

  • bustine di té,

  • cialde di caffè,

  • adesivi per ortaggi,

  • sacchetti di plastica molto leggeri.

Ovviamente ci saranno delle deroghe, e delle eccezioni. Si potrà continuare a vendere nuovi prodotti in plastica, purché con una quota minima di contenuto riciclato. Sempre il provvedimento UE garantisce agli Stati membri la possibilità di esentare tutti gli operatori appartenenti alla categoria delle "microimprese".

No di Coldiretti e Filiera Italia alla proposta UE

Per quanto la proposta Ue sia apprezzata da un punto di vista "ecologico", imprese e Coldiretti temono "effetti opposti e negativi sulla filiera produttiva europea e sui consumatori", come si legge in una nota.

Lo stesso presidente della Coldiretti Ettore Prandini è critico sulla proposta UE, dato che non va a premiare "la filiera del packaging italiano e quelle aziende che in particolare hanno investito nei materiali tecnologicamente avanzati sostenibili e riciclabili".

Alla sua critica si aggiunge anche quella di Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

Con l'abolizione della plastica monouso, si dovrà fronteggiare "un enorme spreco d’acqua connesso al lavaggio dei materiali riutilizzati nel take away e ai gravi problemi di sicurezza alimentare", col rischio di vendere prodotti facilmente contaminabili e deperibili dagli agenti atmosferici.

Ed entrambe concordono su questo punto: la questione del controllo e della rintracciabilità. Favorendo i prodotti sfusi al posto di quelli pre-confezionati, si ridurrà "il livello di controllo e di rintracciabilità contro le contraffazioni".

A questo si aggiunge anche la critica dell'Europen, l'organizzazione di categoria al quale fa parte il gruppo Ferrero, che vede nella proposta un rischio "di andare contro gli obiettivi del Green Deal, riportando indietro le lancette dell’orologio del riciclo".

Una situazione già ben presente alle autorità europee, anche per quanto riguarda l'impatto industriale. Lo stesso vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, sostiene l'industria italiana del riciclo: è solo che l'UE "vuole ancora di più".

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