Chi va in pensione dopo una certa età vive più a lungo? Ecco cosa rivelano i dati

Stando ad uno studio del CDC Preventing Chronic Disease, vive più a lungo chi va in pensione più tardi. I dati sorridono all'Italia.

Un anziano

Sebbene l'obiettivo dei lavoratori, dopo una certa età, sia la pensione, è stato dimostrato che continuare a lavorare in tarda età può allungare la vita. La ricerca è stata condotta dal CDC Preventing Chronic Disease nel 2015 e i risultati sono incoraggianti.

Chi va in pensione dopo una certa età vive più a lungo? Ecco cosa rivelano i dati

Va precisato che sebbene siano affidabili i risultati della ricerca, essa ha analizzato solo un campione di circa 83mile persone e si è basata anche sui dati relativi all'aspettativa di vita e alle persone occupate oltre i 65 anni.

Secondo il CDC Preventing Chronic Disease, coloro che hanno oltre 65 anni e continuano a lavorare hanno più possibilità di stare fisicamente e mentalmente meglio rispetto agli inoccupati o a coloro che dopo la pensione si sono dedicati ad una vita sedentaria.

Sebbene l'invecchiamento sia fisiologico, ad influire positivamente sull'aspettativa di vita è la minore probabilità di sviluppare malattie legate al metabolismo, malattie cardiache o tumori. Ovviamente questo discorso si applica solo a coloro che non svolgono lavori usuranti, che spesso richiedono anche un pensionamento anticipato.

Questo discorso, va detto in conclusione, che non si può applicare a tutti e non deve diventare una regola. Scegliere di lavorare dopo i 65 anni o dopo il raggiungimento dell'età pensionabile è assolutamente soggettivo e si basa sulle possibilità e volontà dei singoli individui.

La situazione in Italia

In Italia il tema delle pensioni è critico in quanto dopo la legge Fornero è stata aumentata l'età pensionabile a 67 anni, anche se grazie agli anni contributivi è possibile andare in pensione qualche anno prima.

I dati del CDC Preventing Chronic Disease giocano però a nostro favore, in quanto l'aspettativa di vita in Italia è salita ad 80,5 anni per gli uomini e 84,8 anni per le donne. Casualmente, e forse nemmeno troppo, l'Italia è uno dei Paesi dell'Unione Europea in cui si va più tardi in pensione.

Raggiunta una certa d'età, a prescindere dai contributi, soprattutto nel settore pubblico, i dipendenti risolvono il proprio contratto di lavoro con la tanto agognata pensione. Ciò però non significa che essi siano costretti a smettere di lavorare.

In alcuni casi le persone in pensione decidono di continuare ad esercitare la propria professione, c'è chi si fa nuovamente assumere da un datore di lavoro o chi decide di dedicarsi alla libera professione.

Non solo benefici personali

Continuare a lavorare dopo la pensione può anche creare dei benefici non indifferenti allo Stato. Gli over 65 che restano attivi nel mondo del lavoro, oltre a produrre reddito e ricchezza per sé stessi e per le proprie famiglie, producono ricchezza anche per lo Stato perché continuano a versare i contributi e a pagare le tasse.

Nonostante ciò, però, l'opinione pubblica è ferma su questo parere: avere degli anziani impiegati riduce la possibilità di occupazione dei giovani

Se da un lato questa teoria potrebbe avere un senso logico, dall'altra non è supportata dai fatti in quanto la disoccupazione giovanile spesso non coincide con l'occupazione degli over 65.