Nuova direttiva per le case green: è in arrivo il compromesso, ecco cosa cambia

Dopo le preoccupazioni destate in Italia circa le pretese da parte dell'UE con la direttiva case green, è in arrivo un compromesso: ecco cosa sta cambiando.

Compromesso in arrivo dall'UE per le direttive case green

In risposta alle crescenti pressioni da parte di vari Paesi, con l'Italia in prima linea, sembra che la direttiva per le case green subirà significative modifiche, con criteri più flessibili rispetto a quelli proposti nella prima bozza lo scorso anno. Questa decisione arriva dopo una lunga fase di negoziazione, culminata con un successo sostanziale per i rappresentanti italiani.

Da dove si partiva

La proposta della direttiva sulle case green è stata presentata diversi mesi fa durante l'aggiornamento della direttiva Epbd (Energy Performance of Building Directive) da parte del Parlamento dell'Unione Europea. Inizialmente, si era fissato come obiettivo che tutti gli immobili raggiungessero almeno la classe E entro il 2030, con la successiva aspirazione di avanzare alla classe D entro il 2033.

Queste ambiziose misure, che includono anche il settore non residenziale con scadenze ancor più stringenti, hanno sollevato considerevoli preoccupazioni in Italia, dove circa il 60% degli edifici attualmente si colloca nelle classi F o G. La nazione ha espresso dubbi sulla praticabilità di rispettare tali tempistiche, considerando le sfide logistiche e finanziarie che si profilano, in particolare per adeguare gli edifici esistenti entro i limiti temporali indicati.

Il compromesso in arrivo da parte dell'UE

Dopo un lungo periodo di trattative, sembra che sia stato finalmente raggiunto un compromesso che conferirà agli Stati membri una maggiore flessibilità nell'implementazione dei principi stabiliti a Bruxelles. A livello comunitario, si stabiliranno parametri specifici per l'efficienza energetica, ma a ogni Stato sarà concessa la libertà di determinare autonomamente le strategie per conseguire gli obiettivi prefissati.

La proposta attuale rimane fedele all'ambizioso obiettivo di eliminare completamente le emissioni entro il 2050, con tappe intermedie entro il 2030 e revisioni quadriennali per adeguare le politiche alle evoluzioni del contesto. Questo approccio, orientato alla flessibilità e alla periodica revisione, sembra riflettere un compromesso che tiene conto delle diversità e delle esigenze specifiche di ciascun Paese membro.

Il ruolo dei prestiti verdi

Alessio Santarelli, Direttore Generale di Gruppo MutuiOnline, ha caratterizzato lo spirito della direttiva comunitaria come "sfidante", evidenziando la necessità impellente di implementare incentivi volti alla ristrutturazione degli edifici più datati. Santarelli ha sottolineato che i prestiti verdi, concepiti per gli immobili classificati nelle categorie A o B, già presentano agevolazioni consistenti, includendo sconti significativi sui tassi d'interesse e sulle spese accessorie. In media, tali prestiti vantano un tasso inferiore di 25 punti base rispetto ai mutui tradizionali.

L'esperto ha inoltre avanzato l'idea di ulteriori facilitazioni, quali sgravi fiscali o specifiche garanzie statali, al fine di incentivare ulteriormente gli sforzi di ristrutturazione, particolarmente necessari per gli edifici più anziani. Questa prospettiva riflette la consapevolezza dell'importanza di incoraggiare attivamente la transizione verso edifici più efficienti dal punto di vista energetico.

Obiettivi e riduzione del consumo energetico

In base alle bozze della direttiva, si prevede che almeno il 55% della riduzione del consumo di energia primaria provenga dal rinnovamento degli edifici più energivori, principalmente quelli classificati nelle categorie F o G. Questa sfida coinvolge un vasto panorama di circa 12,5 milioni di edifici residenziali in Italia, di cui approssimativamente 5 milioni rientrano nelle suddette classi.

La proposta sottolinea l'importanza di concedere agli Stati membri il potere di determinare autonomamente le modalità attraverso le quali intendono raggiungere gli obiettivi prefissati. Tale approccio riflette la consapevolezza della diversità situazionale e delle specifiche esigenze di ciascun Paese membro nell'affrontare la sfida comune della transizione verso edifici più efficienti dal punto di vista energetico.