The Economist, a dicembre 2021, ha nominato l'Italia 2021 "Paese dell'anno ". Le riforme fatte (quali riforme?) secondo the Economist, avrebbero portato l'Italia in un periodo di stabilità economica (quale stabilità?). 

Caro settimanale The Economist, qui in Italia crediamo tu abbia preso un enorme, stratosferico abbaglio.

L'articolo scritto sul settimanale di politica economica più famoso al mondo, però, ci fa comprendere con quale distorsione venga visto all'estero il nostro Premier. Grazie al suo curriculum di tutto rispetto, il mondo pensa che l'Italia abbia fatto tredici avendo "il privilegio" di Mario Draghi premier! All'estero si parla di crescita, di economia in salita e di una popolarità incredibile sia nazionale che estera. 

Ma questi giornalisti hanno mai mandato degli inviati qui sul posto per stabilire cosa sta accadendo in Italia e quale sia la percezione degli italiani, invece, su Mario Draghi? Sanno davvero cosa sta accadendo dal punto di vista sociale, ed economico, e in ultimo, anche dal punto di vista democratico?

Addirittura The Economist ha parlato di un piano di ripresa dell'Italia in anticipo anche su Francia e Germania. Utopia, favole, niente di reale! Sono solo menzogne!

Il PIL è cresciuto del 6,5%, dice il settimanale, questo vuol dire che Draghi è stata la scelta giusta. E via con l'orgoglio nazionale alle stelle. Peccato che dopo solo due mesi il Pil sia già sceso di più di due punti percentuali.

Il tecnocrate Mario Draghi e la distorsione che si ha di lui all'estero

State leggendo queste affermazioni e state pensando sicuramente: "ma che diamine scrivono questi?", vero? Perché noi italiani che viviamo in Italia, sappiamo bene cosa sta accadendo, perché lo vediamo con i nostri occhi e lo viviamo sulla nostra pelle.

Inflazione ai massimi storici, Pil che cola a picco, attività che chiudono, disoccupazione che aumenta, bollette alle stelle, carburante ai massimi storici (anche con l'elemosina di 25 centesimi concessa solo per 40 giorni dal mitico Draghi), povertà ai massimi livelli. Ma di cosa parla l'Economist? Di quale Italia di quale pianeta sta parlando?

Draghi visto come un salvatore all'estero, non è altro che il liquidatore della nostra nazione e procede spedito con i suoi piani!!!

Mentre le elezioni parlamentari italiane della prossima primavera sono un grande punto interrogativo per la stabilità del Paese, ci si chiede come si affronterà la dipendenza dal gas russo, con la crisi ucraina in atto. 

Super Mario pare non preoccuparsene e continua a minacciare la Russia, con sanzioni che già si stanno rivoltando contro la nostra stessa nazione (vedi la mancanza di turismo russo). 

Il Governo Tecnico di Mario Draghi sta portando l'Italia verso il baratro

Comunichiamo ai nostri cari colleghi all'estero che la nostra economica non si è affatto ripresa e che abbiamo ancora un enorme debito nazionale. Non ci sono affatto buone prospettive né nel breve né nel lungo periodo. 

Cosa ne farà Draghi dei 200 miliardi di dollari del PNRR? L'Italia per ricevere questi ingenti finanziamenti post-COVID, ha promesso riforme in alcuni settori chiave, a cominciare dal sistema giudiziario, dal sistema degli appalti e dal mercato del lavoro. Il Premier Draghi sarà in grado di portare avanti queste riforme? Ma, soprattutto, vuole davvero farlo?

Gli effetti che il Governo Draghi sta avendo sulla nazione, se pur appoggiato dai più, dalle élite e dall'estero, sta avendo effetti avversi e perversi sul tessuto economico, sociale e politico di questo Paese. 

E dopo le iniziali grida di giubilo da parte di tutti i mass media mainstream quando Draghi diventò premier, ora la verità sta venendo inesorabilmente a galla. L'Italia è in condizioni assolutamente pietose, da ogni punto di vista e nulla può quello che l'estero ha chiamato "super Mario" o il Governatore De Luca che ha paragonato addirittura Draghi a Cristo. 

Quindi Draghi è davvero il salvatore d'Italia, una benedizione o una maledizione per questo paese?

Draghi non è un santo, purtroppo non è nemmeno un altruista né un amante del suo paese e del suo popolo. L'ho scritto dettagliatamente in questo articolo "Draghi, Luci ed Ombre".

All'Estero, però, tutti sembrano d'accordo: Draghi è l'ultima possibilità per rendere grande questo paese perché ha carisma, intelligenza e potenza internazionale.

Ma davvero tutto questo basta? Cosa mai dovremmo farcene del suo carisma internazionale se nel frattempo in italia la povertà assoluta aumenta? 

Governo Draghi=governo tecnico, un'invenzione tutta italiana!

Il Governo Draghi, fatto passare per un governo di largo respiro (anche se il respiro lo toglie) è solo l'ennesimo governo tecnico, un termine che in nessun altro paese occidentale esiste. Non esiste in nessun altro paese sedicente democratico, un governo di "tecnici" non eletto dal popolo. Questa è una prerogativa tutta italiana, ecco perché tra le democrazie l'italia è al 38esimo posto ed è chiamata democrazia imperfetta.

L'idea, in soldoni, è che nei momenti complicati, solo dei tecnici possono affrontare le complicazioni, prendere le decisioni giuste e non essere condizionati da idee politiche (sbagliato, perché anche i tecnici hanno le loro idee politiche, spesso anche molto evidenti). 

La democrazia in Italia non funziona, Draghi ne è la prova

Il concetto di democrazia in Italia è difficile da applicare concretamente. Le élite economiche nazionali non riescono a rapportarsi al popolo e ai cittadini e ogni volta tentanto di risolvere queste tensioni, con imposizioni esterne, con governi non eletti, che vengono chiamati "tecnici", perché chiamarli "imposti" suona male. Ma la verità è che si tratta di vere e proprie imposizioni.  

Draghi: prima l'Europa, poi l'Italia

Uno dei principali fautori del vincolo europeo è stato Guido Carli, ministro dell'Economia italiano molto influente dal 1989 al 1992, uno dei mentori di Mario Draghi.

Nelle sue memorie Carli non nascondeva che “l'Unione Europea rappresentava una via alternativa per la soluzione di problemi che non riuscivamo a gestire attraverso i normali canali di governo e parlamento”. Vale a dire: élite nazionali trasferiscono un po' di potere a un decisore sovranazionale (apparendo così più deboli) per poter giustificare le proprie decisioni, anche scellerate, dicendo “questa è la volontà dell'Europa”.

Il concetto di “governo tecnico”, infatti, non è altro che un sottoprodotto del vincolo esterno. Da un lato, la logica apparentemente inesorabile del vincolo esterno europeo, che fa credere agli italiani di essere "costretti" a prendere determinate decisioni.

Questo significa che, in qualsiasi momento, ogni volta che sorgono dei problemi, la già debole e imperfetta democrazia parlamentare italiana può essere sostituita da un governo tecnico, incaricato di fare "il lavoro sporco". E il Parlamento in tutto ciò? Si limita solamente ad accettare quello che decide il governo tecnico, perché le scelte vanno prese, punto e basta e non importa nemmeno ciò che pensa il parlamento eletto dagli italiani.

I partiti da parte loro non sono in grado, la maggior parte delle volte, di risolvere i problemi del tessuto sociale ed economico, con strumenti di politica economica che riescano ad ottenere il consenso sociale.

Ecco perché in Italia puntualmente, ci si rivolge a governi tecnici non eletti che possano attuare le misure drastiche e impopolari che il parlamento, eletto, non vuole assumersi la responsabilità di attuare. 

Quando sono iniziati i governi tecnici in Italia?

Il primo governo guidato da tecnocrati, guidato dall'ex governatore della Banca centrale italiana, Carlo Azeglio Ciampi, è stato formato nel 1993 e ha inaugurato il primo round di privatizzazioni di massa dei beni statali. Pochi anni dopo, fu la volta di Lamberto Dini, presidente del Consiglio dal 1995 al 1996.

Per tutto questo periodo Draghi, nella sua qualità di direttore generale del Tesoro, è stato uno dei principali fautori della privatizzazione delle società statali italiane e del vincolo esterno da rispettare, vincolo europeo ovviamente.

Dopo la fine dell'ultimo Governo Berlusconi, nel 2011, abbiamo avuto un altro tecnico al Governo, che ha dissanguato l'Italia, Mario Monti, ex commissario europeo e consigliere internazionale di Goldman (che torna inesorabile). Mario Monti, con il sangue degli Italiani, ha portato a casa l'austerità richiesta dall'Europa. Questo fu in parte una decisione dell'allora presidente della BCE, indovinante chi era? Mario Draghi, il quale decise di bloccare l'acquisto dei titoli di Stato italiani e face salire alle stelle i tassi di interesse.

In breve, sia in qualità di direttore generale del Tesoro che di presidente della Bce, Draghi ha curato privatizzazioni di massa, forti tagli alla spesa pubblica e aumenti delle tasse che hanno avuto un impatto deleterio sull'Italia. Ci si chiede perché mai dovrebbe comportarsi diversamente ora che è Presidente del Consiglio?