Si avvicina la data delle elezioni 2022, fissata al 25 settembre: mentre gli italiani consultano i programmi dei partiti per decidere chi votare, i leader politici introducono delle metafore sugli animali nel loro linguaggio per avere maggiore efficacia e chiarezza nella comunicazione.

E così si vedono entrare api, cavallette, tigri, orsi e scoiattoli nel linguaggio politico per “pungere” gli avversari: da Carlo Calenda a Giorgia Meloni, da Matteo Salvini a Silvio Berlusconi, fino a Matteo Renzi. L’utilizzo parole che richiamano il mondo animale in politica ha radici molto profonde e permette di semplificare la comunicazione.

Ecco quali sono le migliori metafore sugli animali utilizzare nel linguaggio politico in vista delle elezioni 2022.

Elezioni 2022, le metafore sugli animali entrano nel linguaggio politico

Le metafore sugli animali arrivano a lenire il linguaggio politico, soprattutto nel corso della campagna elettorale per il voto del 25 settembre 2022. I partiti e i leader italiani utilizzano figure animali per attaccarsi l’uno con l’altro, per lanciare delle frecciatine o semplicemente per ricostruire la leadership.

Gli esempi sono parecchi e spesso divertenti, ma il significato di queste metafore sugli animali utilizzate nel linguaggio politico è molto più profondo.

Lo ha spiegato chiaramente anche Francesco Giorgino, giornalista e professore alla Luiss School of Government all’AdnKronos.

Le metafore sugli animali da ieri a oggi più usate dai politici

Il linguaggio “animale” in politica non è affatto un fenomeno degli ultimi anni, anzi, chiari esempi si possono riscontrare anche nel passato.

Ricordiamo per esempio – come ha sottolineato Giorgino:

"la celebre frase di Aristotele che considera l'uomo un animale politico o Niccolò Machiavelli che ha fatto spesso riferimento nella sua letteratura al trittico 'uomo-volpe-leone', fino al 'Leviatano' di Hobbes."

Più vicino a noi, la Democrazia Cristiana veniva definita “Balena bianca” nel discorso pubblico, mentre nelle correnti più importanti i suoi rappresentanti erano identificati come “cavalli di razza”. 

E ancora: Bettino Craxi, invece, chiamava Giulio Andreotti la “vecchia volpe”, per restare in tema.

Ma metafore animali son utilizzate anche recentemente: basti pensare alla legge elettorale Porcellum, con la quale siamo andati a votare nelle prossime elezioni del 2006, 2008 e 2013. Per le prossime elezioni 2022, invece, utilizzeremo il Rosatellum.

Le migliori metafore sugli animali nel linguaggio politico

Una delle ultime metafore animali utilizzate in politica risale ai nostri giorni ed è stata pronunciata dal leader di Azione, Carlo Calenda:

"Di Maio sarà candidato nelle liste del Pd e dovrà rinunciare alla sua Ape Maia o come si chiama."

L’allusione, oltre al cartone animato celebre per chi lo ricorda, è al progetto politico di Bruno Tabacci: un modo originale per “pungere” il suo avversario.

E dopo Calenda, anche Giorgia Meloni ha utilizzato il termine “cavalletta” come metafora al disastro delle elezioni, dalla quale si è dissociata; mentre Enrico Letta ha adoperato la metafora degli “occhi della tigre” di Rocky e la “pelle dell’orso” per attaccare il centrodestra.

Ma ci sono anche i gufi e gli sciacalli nel linguaggio politico: due metafore animali utilizzate molto da Matteo Salvini, ma anche da Matteo Renzi nelle sue frecciatine rivolte principalmente all’avversario leader del Pd.

E poi c’è Mattia Santori, che ha deciso di utilizzare le “Sardine” per dare il nome al suo movimento sceso in piazza diverse volte in segno di protesta contro il leader legista, Matteo Salvini.

Perchè sono così largamente utilizzate?

In realtà, però, tutte queste metafore che i leader politici e gli esponenti di partito adoperano per comunicare e lanciare frecciatine nasconde un significato particolare. Oltre alla ricerca di un linguaggio semplice e chiaro, esistono anche dei termini che nascondono allusioni particolari.

Tornano all’espressione utilizzata da Carlo Calenda nei confronti di Luigi Di Maio, la scelta della celebre “Ape Maia” non è stata certo casuale. Oltre a “punzecchiare” l’avversario, il leader di Azione ha voluto sfruttare il gioco di parole “Ape Maia” e “Di Maio”.

Giorgia Meloni, invece, ha utilizzato le cavallette per alludere alla sciagura delle elezioni, nonostante il voto sia appunto un diritto sancito a livello costituzionale.

E infine, non si possono dimenticare l’”operazione scoiattolo” di Berlusconi, utilizzata per indicare la destrezza dell’animale nello scovare le noccioline nascoste. E ancora Pierluigi Bersani con le sue indimenticabili metafore sugli animali: "il giaguaro da smacchiare", "la mucca nel corridoio" ma anche tori, tacchini e passerotti.

Utilizzare le metafore sugli animali è efficace. Ecco perché

Ci sono almeno tre motivi che spingono i leader politici ad utilizzare questi giochi di parole nel proprio linguaggio: quali?

Innanzitutto, i leader politici – soprattutto in campagna elettorale – hanno la necessità di utilizzare un linguaggio chiaro ed efficace, che possa arrivare dritto al cittadino. L’utilizzo degli animali, quindi, risulta spesso adatto a chiarire determinate situazioni, tensioni o frecciatine proprio per la logica evocativa.

In secondo luogo, le metafore sugli animali è un altro modo di sfruttare il “politainment”, ovvero l’intrattenimento che deve rispettare il linguaggio politico.

Infine, il loro utilizzo è in grado di evocare determinate situazioni e di sollecitare l’immaginazione pubblica. Tutti motivi per i quali le metafore sugli animali nel linguaggio politico non sono mai mancate e chiari esempi si vedono anche nel passato.