Il premier Draghi è salito al Quirinale per rassegnare le dimissioni davanti al Presidente della Repubblica: dopo il suo discorso in Senato – nella lunga giornata di mercoledì 20 luglio – il Governo Draghi è arrivato al capolinea. L’esecutivo potrà restare in carica solo per il “disbrigo di affari correnti”: che cosa significa?

Alla prova del voto di fiducia il Governo Draghi ha ottenuto il sostegno di appena 95 senatori, con 38 contrari e con Lega, FI e M5s – all’interno della maggioranza – che si sono astenuti al voto. Che cosa succede nelle prossime settimane? L’Italia manterrà il suo attuale esecutivo per le situazioni di emergenza, mentre si dovrà formare una nuova maggioranza a sostegno di un nuovo Governo.

Con il Governo Draghi al capolinea, il premier resterà in carica solo per il “disbrigo di affari correnti”, mentre si prospetta un ritorno al voto per il prossimo autunno. Ecco che cosa può fare ora il Governo e quando si tornerà a votare.

Governo Draghi al capolinea: cosa succede nelle prossime settimane

Finisce l’avventura di un Governo politicamente “super partes” che Mattarella aveva voluto per fronteggiare la pandemia: il Governo Draghi è al capolinea. 

La crisi di Governo innescata dallo strappo M5s, che non aveva votato la fiducia al Dl Aiuti, è culminata nelle dimissioni del premier Draghi. Il voto di fiducia al Senato non ha dato i risultati necessari per andare avanti con l’agenda di Governo: a voltare le spalle al premier sono stati Lega, Forza Italia e appunto il Movimento 5 stelle, che si sono astenuti dal voto.

Con appena 95 senatori a sostegno del Governo Draghi, pare impossibile ricostruire il patto che ha permesso di andare avanti in questi mesi con il programma, le misure e tutte le riforme in agenda.

Che cosa succede nelle prossime settimane? È inevitabile lo scioglimento anticipato delle Camere con il conseguente ritorno al voto. Come riporta una nota del Quirinale, Mattarella ha ricevuto a colloquio il premier Draghi in mattinata, giunto a palazzo per rassegnare le dimissioni.

Il Presidente della Repubblica ne ha preso atto. Il Governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Il premier Draghi e il suo Governo, quindi, potranno restare in carica solo per il “disbrigo di affari correnti”: che cosa significa?

Governo Draghi al capolinea, in carica solo per “disbrigo affari correnti”: cosa significa

Governo Draghi al capolinea, ma la squadra di ministri guidata dal premier rimarrà in carica solo per il “disbrigo di affari correnti”: che cosa può fare l’esecutivo ad oggi?

In attesa di un ritorno alle urne e della formazione di un nuovo Governo, l’Italia ha comunque bisogno di un’amministrazione, soprattutto per i casi di necessità e urgenza. 

Per questo motivo, l’attuale premier Draghi e i suoi Ministri potranno comunque occuparsi della gestione delle emergenze, emanando appositi decreti legge esclusivamente a tal fine.

Rispetto ai pieni poteri, quindi, il Governo dimissionario non può in alcun modo approvare decreti legislativi o disegni di legge, se non strettamente legati ai fondi del PNRR. Non si possono nemmeno effettuare nuove nomine. Quali atti possono essere approvati?

Governo Draghi in carica per “affari correnti”: cosa può fare ora

Non ci sono, in realtà, dei margini di azione ben definiti per spiegare il significato di “affari correnti”, ma soltanto delle linee guida da rispettare dettate dalla dottrina. 

Il Governo potrà

compiere gli atti dovuti (obbligatori) e tutti quelli la cui proroga comporterebbe un apprezzabile danno dello stato, mentre dovrà astenersi, sul piano della correttezza politica, da tutti quegli atti discrezionali che possono essere rinviati al futuro governo senza apprezzabile danno.

Il Governo Draghi, nonostante sia arrivato al capolinea, quindi, potrà adottare decreti legge per fronteggiare le eventuali situazioni di necessità ed urgenza (come previsto dall’articolo 77 della nostra Costituzione), ed esaminare i disegni di legge di ratifica dei trattati europei.

I limiti sopra citati, quindi, si possono riassumere in alcuni punti. Il Governo dimissionario non può:

  • esaminare nuovi decreti legge;
  • approvare decreti legislativi, eccetto i casi in cui le scadenze sono imminenti;
  • adottare nuovi regolamenti ministeriali o governativi;
  • effettuare nuove nomine o designazioni.

Non appena verrà formato un nuovo Governo, questi incarichi cesseranno definitivamente di esistere: i pieni poteri andranno al nuovo premier e alla sua squadra di ministri.

Governo Draghi al capolinea: quando si andrà al voto

L’epilogo di questa crisi di Governo saranno le urne: qualora il Capo dello Stato accetti le dimissioni di Mario Draghi, dovrà sciogliere anticipatamente le Camere e ciò porterebbe alle elezioni anticipate il prossimo autunno.

Le date di possibile ritorno alle urne sono due:

  • il 26-27 settembre 2022;
  • il 2 ottobre 2022.

Difficilmente si potrà tornare al voto a settembre, considerando le festività del Capodanno ebraico. Più probabile un ritorno alle urne per il 2 ottobre 2022.

Se i tempi di scioglimento delle Camere dovessero protrarsi, il voto potrebbe slittare al 9 ottobre 2022. Considerando i tempi di discussione e approvazione della Manovra 2023, non c’è tempo da perdere.