Si parla tanto della guerra in Ucraina, sull’impatto che questa sta avendo sulle nostre vite, sulla nostra economia e su milioni di civili ucraini.

Purtroppo, però, pochi parlano dell’impatto che questa sta avendo sull’ambiente. Gli effetti devastanti delle bombe e dei continui attacchi ai depositi e alle centrali si stanno ripercuotendo non solo sui civili, ma anche sull’intero ecosistema naturale.

Nemmeno un cessate il fuoco potrebbe cancellarne gli effetti negativi. L’ultimo report dell’IPCC, ossia l’Intergovernmental Panel on Climate Change, pubblicato quest’anno aveva già dato il primo allarme: ci stiamo avvicinando pericolosamente alla soglia dell’1,5° C! 

La guerra, quindi, ci sta allontanando dagli obiettivi che l’Europa si era prefissata di raggiungere entro il 2030 e il 2050. Ma parlare del solo conflitto ucraino sarebbe da ipocriti. In realtà, tutti i conflitti mondiali ci stanno facendo allontanare da quegli obiettivi.

Gli effetti irreversibili della guerra sull'ambiente

Continuiamo ad assistere agli effetti del cambiamento climatico giorno dopo giorno e se dovessimo superare quella soglia (1,5° C) i suddetti effetti continuerebbero ad incrementarsi, come un effetto domino, e noi potremmo solo stare a guardare. Proprio così.

La soglia dell’1,5° C è quella che ci garantisce un minimo controllo sugli effetti del cambiamento climatico, ma se la dovessimo oltrepassare non potremmo più fare nulla. A quel punto, diventeremmo spettatori della distruzione del nostro pianeta.

In un mio precedente articolo abbiamo parlato del fenomeno dei rifugiati climatici. Di cosa si tratta? Il fenomeno dei rifugiati climatici è sempre esistito ed è caratterizzato dallo spostamento di interi villaggi e di popolazioni da luoghi del mondo diventati inospitali alle zone verdi del pianeta.

Adesso, questo fenomeno ha subito un incremento. Non è solo la guerra a costringere le persone a lasciare la loro casa, perché ultimamente il clima sta costringendo i rifugiati a lasciare la propria terra perché diventata arida, o perché ogni anno in quei luoghi si scatenano tempeste pericolosissime, in grado di distruggere persino le loro case.

La guerra incrementa anche questo fenomeno. Tutti i conflitti mondiali provocano dei danni all’ambiente, inquinando l’aria, interi habitat ed ecosistemi che non potranno essere più ripristinati. La guerra inaridisce la terra, la rende incoltivabile a causa del forte inquinamento da sostanze tossiche per l’uomo.

Danni ecologici irreversibili che non colpiscono solamente la terra, ma anche i laghi, i mari, gli oceani e i fiumi. Intere zone boschive vengono distrutte dal passaggio dei mezzi pensanti, dei carri armati e dei soldati.

La guerra nel Donbass e il rischio di inquinamento delle falde acquifere

Ad esempio, la regione del Donbass, di recente sotto attacco, è ormai al centro di un disastro ambientale, un disastro che era cominciato già nel 2014. Proprio, qui sono stato distrutti circa 500 mila ettari di ecosistemi e 150 mila ettari di foreste.

Un valore inestimabile per quelle zone, ormai andate distrutte. Ci vorranno decenni prima di vedere quella zona ripristinata in piccola parte, perché gli effetti dell’inquinamento continueranno a vedersi per sempre. Ma non solo.

Anche la qualità dell’aria è diventata ormai pessima, irrespirabile, tanto da spingere l’Organizzazione mondiale delle Sanità a lanciare l’allarme inquinamento per la presenza pericolosa si PM2.5.

Le zone più colpite e che generano più preoccupazione sono quelle industriali.

L’Ucraina è il paese con più miniere in Europa. Proprio qui vi sono diversi impianti per l’industria chimica e di lavorazione dei metalli. Se questi dovessero essere danneggiati, com’è già accaduto in diverse occasioni, potrebbero disperdere nell’ambiente diverse sostanze tossiche. 

Tra le città più esposte troviamo Mariupol, che da giorni si trova ormai sotto attacco. Questa è ormai diventata la città più inquinata d’Europa, ma lo era già prima a causa della presenza di due grandi acciaierie e di più di 50 imprese industriali.

Quando i bombardamenti si spostano nelle zone residenziali, questi colpiscono palazzi e case. Dopo gli attacchi restano nell’aria i materiali polverizzati degli edifici distrutti, come amianto e metalli. In più, i danni alle condutture delle acque di scarico possono provocare un inquinamento del suolo e delle falde acquifere.

I soldati russi compiscono anche depositi di munizioni e carburate, servizi navali, campi di aviazione, veicoli e carri armati. Dopo questi attacchi, le infrastrutture e i mezzi militari prendono fuoco rilasciando fumi tossici.

I ponti vengono distrutti per rallentare i movimenti dei soldati russi ed i detriti cadono nei fiumi compromettendo l’intero habitat fluviale.

L’inquinamento delle acque è il problema più importante perché le sostanze tossiche si depositano lungo tutto il percorso dei fiumi per poi riversarsi in mare.

Le falde acquifere, inoltre, vengono pericolosamente contaminate. L’Ucraina potrebbe rimanere dunque senza acqua potabile. È chiaro che l’acqua dovrebbe prima di tutto depurata dalle sostanze cancerogene, ma si tratta di un procedimento che ha un costo davvero elevato.

Per quale motivo? Perché le armi contengono dei metalli e delle sostanze rare che sono difficili da eliminare. Inoltre, non sono sostanze che si degradano con il tempo, ma sostanze nocive che si disperdono nell’aria e che continueranno a posarsi su animali, piante, acque, terre e anche sull’uomo.

Ma a non poter mancare è proprio l’inquinamento dell’aria da anidride carbonica. Le emissioni di CO2 in un mese di guerra, secondo alcune stime, sono pari alle emissioni di un anno di una metropoli come Roma. 

Il rischio di un attacco nucleare e gli effetti sull'ambiente

Ma i danni peggiori sono quelli che procurerebbero lo scoppio delle armi nucleari e radioattive. Sappiamo benissimo quanto è dannoso l’inquinamento da radiazioni. Ne abbiamo avuto esperienza diverse volte e Chernobyl è stato il caso più eclatante.

Una zona inquinata dalle radiazioni diventa completamente inabitabile. Ma i danni maggiori si riverseranno sulla natura e sul paesaggio, i quali diventerebbero completamente deformati.

Col tempo abbiamo imparato che l’inquinamento da radiazioni causa delle mutazioni genetiche in grado di procurare tumori, nel caso in cui colpiscano l’uomo, e mutazioni in grado di deformare la natura, le piante e gli animali.

I residui nucleari e radioattivi continuano a restare sul territorio per decenni.

I costi per riparare i danni della guerra sull'ambiente

Poco sopra abbiamo accennato ai possibili costi a cui l’Ucraina potrebbe andare incontro per riuscire a depurare le falde acquifere inquinate dai metalli e dalle sostanze tossiche. E’ chiaro che riportare la terra ucraina com’era in precedenza è impossibile.

Come abbiamo appena detto, gli effetti dell’inquinamento su quelle terre è irreversibile.

Il lavoro di bonifica, anche se fatto, non riuscirebbe certamente a riportare la situazione alla normalità. Inoltre, questo lavoro andrebbe fatto su larga scala, in quanto le particelle aeree continuerebbero a vagare ed a raggiungere anche le zone protette che sono fortunatamente lontane dai bombardamenti e, quindi, sono rimaste intatte, fino ad ora.

La guerra, in sostanza, intacca l’ambiente ma anche l’economia, la quale dovrà accollarsi la riparazione delle zone inquinate per un tempo indefinito. Come scrive anche https://www.thegoodintown.it/

“Il danno economico di una guerra è strettamente collegato all’inquinamento ambientale e ai cambiamenti climatici. Non solo le guerre, ma anche eserciti ed armamenti militari hanno un grosso costo economico ed ecologico.”

Per far fronte al problema, molte associazioni si stanno mobilitando per chiedere che le spese militari vengano classificate come “socially harmfull”, ossia socialmente dannosi. 

Concludendo, la guerra sta avendo un grandissimo impatto sull’ambiente, sul riscaldamento globale, ma anche sull’economia. Quando ce ne renderemo conto? I nostri governi hanno a cuore il destino del nostro pianeta?