Panico lockdown a Pechino! Cina soffoca i propri cittadini

La Cina ha imposto la sua politica "zero Covid" appena scoppiata la pandemia. Come sappiamo, non ha funzionato esattamente a meraviglia, in quanto controllare una malattia come il Covid fino ad avere esattamente zero casi è praticamente impossibile. Megalopoli come Shanghai e Pechino, però, stanno pagando la conseguenza di questa politica. Vediamolo insieme.

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A Pechino, capitale della Cina e megalopoli da 20 milioni di abitanti, il panico del Covid ha preso tutta la popolazione a seguito di 19.000 casi positivi e 51 morti. Più che la malattia, però, i residenti della città temono un lockdown come quello a Shanghai, massacrata da una quarantena di ormai quasi un mese. 

Tutto questo mentre in Italia le restrizioni contro il Covid si allentano sempre di più, tanto che il 1° Maggio, Giorno dei Lavoratori, verrà rimosso l’obbligo del Green Pass ovunque tranne che per gli ospedali. Non solo, ma anche la mascherina verrà rimossa praticamente ovunque tranne che in pochi luoghi chiusi. 

E nel frattempo anche Mario Draghi, il Primo Ministro italiano, torna a lavorare dopo dieci giorni di assenza per Covid. Il premier si era ritirato nella sua residenza in Umbria durante la malattia, continuando il suo lavoro da remoto. Oggi, a seguito di un tampone negativo, è rientrato a Palazzo Chigi.

Appena arrivato, si è immediatamente messo in moto nei riguardi della guerra in Ucraina, telefonando il presidente Volodymyr Zelensky e rinnovando l’amicizia fra Roma e Kiev. Dopodiché, Draghi sarà in volo verso Washington per parlare della guerra con il presidente USA Joe Biden. Come riportato da AGI, infatti: 

Draghi sarà a Washington il 10 maggio per incontrare il presidente americano Joe Biden. Al centro del faccia a faccia alla Casa Bianca, ha fatto sapere palazzo Chigi, ci sarà il coordinamento con gli Alleati sulle misure a sostegno del popolo ucraino e di contrasto all'aggressione ingiustificata della Russia.

Russia che in questa guerra è sempre più isolata. Il suo unico grande alleato, la Cina, sembra essere troppo occupata con i suoi affari interni per aiutare Putin in una guerra dall’altra parte del globo. Sto parlando, ovviamente, della rinnovata minaccia del Coronavirus che ha colpito la Cina. 

Il governo di Pechino, presieduto da Xi Jinping, ha deciso che il modo migliore per affrontare la pandemia è la cosiddetta strategia “zero covid”. Con questo si intende non avere assolutamente nessun caso positivo e tantomeno nessuna morte. Questa era la strategia iniziale, e non è mai cambiata da allora. 

Una strategia simile, però, porta a delle conseguenze economiche e sociali gravissime. La nazione, praticamente, si paralizza e la sua economia diventa stagnante se non proprio in crisi. La Cina, paese più popoloso del mondo, non ha esattamente la forza per permettersi una cosa simile. 

Eppure i singoli distretti e città cinesi, che ospitano ciascuno l’equivalente in popolazione di una nazione europea, possono decidere quando implementare lockdown, i quali spesso hanno conseguenze devastanti per la popolazione. Il caso più recente è il lockdown di Shanghai, di cui parleremo nel prossimo paragrafo. 

Il tremendo lockdown di Shanghai: cosa sta succedendo?

Shanghai, città che da sola ospita tante persone quanto l’intero sud Italia, è in un lockdown completo da quasi un mese. Inizialmente, doveva essere una quarantena di qualche giorno, e quindi la popolazione non si è sufficientemente preparata. Poi, il governo della città ha esteso il lockdown indefinitamente. 

Questa mossa ha causato disperazione nella popolazione della megalopoli, la quale non aveva abbastanza scorte per sopravvivere ad un lungo lockdown. Una quarantena “zero covid”, infatti, significa che non si esce mai, neanche per fare la spesa o andare in ospedale. Le persone sono letteralmente rinchiuse in casa. 

Si perché le case dei positivi vengono sigillate, ed anche se si è negativi non si può uscire dalla propria abitazione per più di un certo numero di volte al giorno. Quando lo si fa, inoltre, vi sono dei droni di sorveglianza che intimano a “Soffocare il proprio desiderio di libertà” e rientrare in casa.  

Insomma, un vero e proprio scenario distopico, tanto che a inizio mese si vedevano video dei cittadini rinchiusi in casa urlare a squarciagola per poter avere cibo ed acqua. Il sistema di consegna a casa, infatti, non può soddisfare facilmente 25 milioni di persone, soprattutto quando anche i corrieri sono in lockdown. 

Nell’ultimo mese, il lockdown di Shanghai non ha fatto che peggiorare. La radiologa Sara Laudani, operante al consolato italiano a Shanghai, ha descritto la situazione a RAI News

A Shanghai attualmente ci sono 3 diverse categorie di sorveglianza: il primo livello, la forma più restrittiva, riguarda l’isolamento nel proprio appartamento. I cittadini coinvolti hanno un sensore alla porta con il divieto assoluto di uscire di casa e possono aprire il portone per un numero di volte stabilito.

Il secondo livello prevede un’autorizzazione ad uscire negli spazi comuni del palazzo, naturalmente tutte le persone devono essere provviste di mascherina. Il terzo livello prevede l’apertura dei cancelli del compound (edificio o gruppo di edifici delimitati da una recinzione) e la possibilità di uscire a piedi nel proprio distretto.

E la paura delle altre città cinesi, chiaramente, è che si possa raggiungere questo livello anche altrove. In particolare, la nuova città nel mirino potrebbe essere proprio la capitale: Pechino. Vediamolo insieme. 

Un lockdown a Pechino? Il partito ci pensa

Qualche giorno fa, nella megalopoli di Pechino sono iniziati i test di massa sulla popolazione. Il distretto di Chaoyang, da solo con 3.5 milioni di abitanti, è stato quasi completamente passato in rassegna per controllare il numero di positivi. 

I risultati sono stati spaventosi per gli abitanti: oltre 19mila positivi. Fin troppi per un paese che persevera la politica del “zero Covid”, soprattutto perché le autorità hanno affermato che “la malattia è sfuggita ai controlli”. E infatti, ora si pensa che a Pechino verrà instaurato un lockdown simile a quello di Shanghai. 

La popolazione, nel panico più totale, ha assalito supermercati e negozi per comprare provviste. Si sono visti quasi subito scaffali vuoti, lunghe code davanti agli alimentari ed ingressi scaglionati. La città, inoltre, è stata chiusa: non si esce più, e chi vuole entrare deve sottoporsi ad un tampone. 

La perseveranza del governo cinese

Nonostante il chiaro malessere psicofisico degli abitanti di Shanghai ed il panico degli abitanti di Pechino, la Cina non ha intenzione di fermarsi con la sua politica di “zero Covid”. Tutt’altro, anzi, il governo si vanta apertamente dei risultati raggiunti. Come riporta questo articolo di Fanpage, infatti: 

Il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin, ha ribadito che si prosegue su questa linea anche con le varianti: "La Cina non cederà, ma avanzerà nella guerra per bloccare Omicron". Anche perché con la Delta il Paese ha ottenuto "risultati notevoli", secondo il governo.

Solo che ora non è Delta la variante incriminata, bensì Omicron. Anzi, neanche esattamente quella bensì una sua sotto-variante chiamata Omicron BA. Per il presidente Xi Jinping, in ogni caso, questa è la strategia migliore per mantenere la salute ed il benessere dei cittadini. 

Probabilmente, però, i cittadini di Shanghai rinchiusi nelle loro case da un mese avrebbero decisamente da ridire. In ogni caso, comunque, non si vuole di certo risultare positivi al Covid in Cina. 

Anche in questo caso, non è tanto la malattia a risultare spaventosa, bensì ciò che accade ai casi positivi a Shanghai. Vediamolo insieme. 

Essere positivi a Shanghai: un incubo orwelliano

Se la vita a Shanghai è già decisamente dura per i sani, chiunque risulti positivo al Covid passerà ben presto le due settimane peggiori della sua vita. 

Un positivo a Shanghai viene immediatamente separato dalla sua famiglia e portato in un centro di cura, dove gli verrà trattata la malattia. Questa operazione è obbligatoria, anche se i sintomi sono lievi o inesistenti. E soprattutto, questa opzione vale per tutti, anche per anziani e bambini. 

Vi sono state scene strazianti, quindi, in cui bambini positivi venivano strappati via dalle braccia di madri sane e viceversa. A seguito delle proteste, la grande clemenza del Partito Comunista Cinese ha lasciato che, se bambini e famiglia risultano positivi insieme, possono essere curati nella stessa struttura. 

In ogni caso, si viene separati dalla propria famiglia e rinchiusi in un centro di cura, mentre la famiglia stessa viene evacuata dalla casa d’appartenenza e portata in una sorta di hotel. Qui, viene lasciata per due settimane (anche se negativa) e costantemente controllata, sorvegliata e testata. 

La succitata dottoressa Laudani ha definito questa fase “molto delicata”. In molti, dice, hanno bisogno di supporto psicologico a seguito di questa esperienza. Solo dopo due settimane e solo dopo un tampone molecolare negativo la famiglia può essere riunita e può tornare a casa. 

Ma il trattamento dei cittadini non finisce qui. A Shanghai, anche se si è perfettamente negativi si potrebbe essere costretti a lasciare la propria casa. 

Sfollati a casa loro: l’epopea dei cittadini di Shanghai

Nel tentativo disperato di sanificare e disinfettare interi distretti, il governo cinese ha imposto ai loro abitanti di abbandonare le loro case e trasferirsi in hotel appositi fuori città. Si sono viste scene di autobus che portano migliaia di sfollati in altri, lontani distretti. 

Questo articolo di Tempi.it ha riportato che: 

Gli sfollati sono stati portati in centri per la quarantena, hotel adibiti all’isolamento oppure ospedali. Un uomo di 30 anni, Zhang Chen, si è sfogato così sui social: «La mia famiglia è stata trasferita in un centro per la quarantena sporco, polveroso, senza docce, con pochi bagni e dove il cibo è insufficiente. Siamo pazienti, non criminali. Ma qui ci trattano come criminali che devono soffrire».

La stessa misura è stata applicata ai residenti di Pingwang, molti dei quali sono stati portati nella vicina provincia del Zhejiang per un tempo indefinito. Le indicazioni fornite ai residenti spiegano di portare con sé soltanto il necessario, lasciando le porte di casa e degli armadi aperte. Chi ha animali deve lasciarli indietro: il Partito ha assicurato che si prenderà cura di loro.

E mentre il Partito Comunista continua a terrorizzare e rinchiudere i suoi cittadini, i casi nella città di Shanghai diminuiscono flebilmente, ma non abbastanza da far finire l’orrore.