Si avvicina la fatidica data del 9 maggio, il giorno in cui la Germania Nazista si arrese alle truppe dell’Unione Sovietica. Qualche giorno prima, il leader nazista Adolf Hitler si era sparato un colpo in testa nel suo bunker, seguito dai pochi ufficiali rimasti. 

Da allora, le celebrazioni della “Grande Guerra Patriottica”, nome assegnato alla Seconda Guerra Mondiale in Russia, avvengono ogni anno proprio il 9 maggio. Tale celebrazione avveniva in era sovietica ed è continuata con l’attuale Russia moderna. Ovviamente, quest’anno la parata avrà un significato simbolico

Come sapete, infatti, lo scorso 24 febbraio la Russia ha invaso l’Ucraina, dando inizio alla prima guerra sul suolo europeo da oltre 30 anni; nonché la prima guerra europea in cui sono coinvolte potenze nucleari. In molti, infatti, hanno temuto ed ancora temono l’arrivo di una guerra atomica. 

Uno degli aerei messi a disposizione per la parata del 9 maggio, infatti, è proprio un bombardiere nucleare. Come scrive questo articolo, infatti: 

In quello che appare un avvertimento dell’Occidente, «l’aereo dell’Apocalisse» ha sorvolato oggi il cielo di Mosca durante le prove della parata militare della Vittoria il 9 maggio, mentre continua la guerra in Ucraina. Si tratta, scrive Le Figaro, di un Ilyushin-80 modificato per permettere a Vladimir Putin di dirigere il paese in caso di attacco nucleare.

In ogni caso, si tratta probabilmente solo di una minaccia, come quelle che Putin ha fatto finora: can che abbaia non morde, e Putin ha abbaiato davvero tantissimo negli ultimi mesi. Il suo esercito, però, ha saputo mordere solamente sui civili innocenti, fallendo miseramente nelle operazioni militari. 

Al di là dei terribili crimini di guerra di cui, si spera, un giorno Putin verrà riconosciuto ufficialmente responsabile, l’esercito russo non ha ancora ottenuto una vittoria rilevante. Certo, ha conquistato (a malapena) la città di Kherson, ma tutti gli obiettivi strategici russi sono falliti. 

E per la grande parata del 9 maggio, Putin ha bisogno disperatamente di una vittoria significativa. Non l’ha avuta a Kharkov, non l’ha avuta a Kiev (dove anzi i russi si sono ritirati) e non l’ha avuta ad Odessa. La sua unica speranza al momento è di conquistare una volta per tutte Mariupol

La città, però, continua a resistere sebbene sia distrutta al 95%. Alcuni complessi industriali, come l’acciaieria Azovstal, sono ancora pieni di soldati ucraini decisi a non arrendersi fino all’ultimo. La bandiera russa non può ancora sventolare su Mariupol, e Putin non ha ancora vinto. 

Come sempre, il destino peggiore è riservato ai civili di Mariupol, come vedremo più avanti. In ogni caso, cerchiamo di capire ora perché Mariupol è una città così importante per lo sforzo bellico della Russia, e a che punto stanno le cose. 

Perché Mariupol è così importante: la sua posizione strategica

Nel 2014, quando la Russia occupò la penisola della Crimea, Putin strappò all’Ucraina il suo porto più importante: Sebastopoli. Al momento, Sebastopoli è l’unico “porto caldo” controllato dalla Russia, nel senso che non gela d’inverno. E’ una città talmente importante che è stata designata come “Città federale” insieme a Mosca e San Pietroburgo. 

In ogni caso, senza Sebastopoli la Crimea ha perso il suo accesso più importante al Mar Nero, il grande mare del sud che sfocia nel Mediterraneo. Il Mar Nero è pieno di giacimenti di gas e petrolio, il cui controllo è assoggettato al controllo della Crimea. 

Al momento, l’Ucraina è in grado di muoversi limitatamente nel Mar Nero solo grazie a due porti: Odessa, il più grande rimasto sotto il controllo di Kiev, e Mariupol. Quest’ultimo si trova nel Donbass, la regione contestata dalla Russia e teatro di una guerra a bassa intensità negli ultimi 8 anni. 

Ora che la Russia ha perso tutte le grandi battaglie, Putin ha probabilmente realizzato che non può portare a termine tutti gli obiettivi prefissati all’inizio della guerra (anche se lui stesso non lo ammetterà mai) e quindi ha deciso di limitare un minimo le sue ambizioni. 

La guerra, d’altronde, sarebbe vinta anche solo con limitate acquisizioni territoriali, e Putin probabilmente pensa proprio alla Crimea. La penisola, controllata dai russi da 8 anni, non è collegata al resto della Russia via terra, ma solo via mare. Per un controllo diretto, la Russia dovrebbe strappare all’Ucraina una striscia di terra che va da Rostov alla Crimea. 

E Mariupol siede proprio su questa striscia, che consiste nella parte sud del Donbass.

Per questo conquistare Mariupol è così importante, e per questo l’assedio della città è iniziato praticamente subito, non appena le truppe russe sono entrate nel paese. Dopo la sconfitta a Kiev, inoltre, Putin ha deciso di concentrare tutte le sue forze proprio nel Donbass. 

Mariupol, quindi, è anche diventata una questione di principio. 

Il prestigio di una vittoria a Mariupol: la parata del 9 maggio

Vale la pena ricordare ancora una volta che Vladimir Putin non ha in mano nessuna vittoria. Iniziando questa guerra, lo “Zar” russo era convinto di sbaragliare il nemico, inferiore numericamente e tecnologicamente. La resistenza ucraina, però, è stata molto superiore al previsto, e una volta arrivati gli aiuti militari dall’occidente c’è stato poco da fare per la Russia. 

Se Putin vuole presentarsi come un leader capace, ha bisogno urgentemente di una vittoria, ed il suo sogno sarebbe di far cadere Mariupol prima del 9 maggio. A quel punto, infatti, la parata sarebbe fatta con la consapevolezza di una possibile vittoria finale. 

Il discorso di Putin sarebbe probabilmente molto più enfatico, molto più sicuro della riuscita della sua “operazione speciale”. Il suo sogno, inoltre, è quello di fare la parata proprio a Mariupol, fra le macerie di una città distrutta ma conquistata. In molti, fra i russi, sono pessimisti che una cosa simile si potrà fare, ma non tutti. 

Come dice questo articolo del Giornale, infatti: 

A costo di organizzare una sfilata-farsa, con i prigionieri che marceranno tra le macerie, legati tra loro e «accompagnati» dai soldati russi, Mosca non sembra voler rinunciare alla parata del 9 maggio a Mariupol, nonostante le smentite del capo di gabinetto Peskov, che procrastina al 2023 le celebrazioni nella città portuale.

Mykhailo Podoliak, consigliere di Zelensky, sostiene di avere le prove della più crudele tra le umiliazioni, ma lo afferma anche il comandante in capo degli invasori, Aleksandr Dvornikov, che rivela senza mezzi termini: «Mariupol sarà il nostro regalo a Putin per il 9 maggio».

Ma anche se la parata non si dovesse fare a Mariupol, Putin sarebbe comunque soddisfatto di avere la città conquistata entro quella data. La cosa, però, è molto più difficile di quanto possa sembrare. 

La resistenza eroica di Mariupol: l’epopea dell’acciaieria Azovstal

Una battaglia urbana è una delle operazioni più difficili da realizzare per qualunque esercito, a prescindere da quanto preparato esso sia. Fu il punto debole di Hitler e di tanti strateghi: un assedio è operazione lenta e costosa. Sconfiggere il nemico quartiere per quartiere, casa per casa, è difficilissimo. 

Per questo Mariupol non si può ancora dire conquistata, sebbene sulla carta i russi controllano la maggioranza della città. Alcune sacche di resistenza ucraina sono ancora presenti nella città, proteggendo anche i pochi civili rimasti. La principale è la sacca dell’acciaieria Azovstal. 

Questo è uno dei complessi industriali più grandi d’Europa. E’ stato costruito in epoca sovietica ed è stato progettato per resistere ad un attacco nucleare. Con una battaglia convenzionale, quindi, è quasi impossibile prenderla con la forza. 

La speranza dei russi è che gli ucraini all’interno dell’acciaieria si arrendano per conto loro, stremati dai costanti bombardamenti e dalla fame: i russi circondano tutto il perimetro dell’acciaieria e non lasciano passare nessun rifornimento. L’assalto finale potrebbe essere vicino. 

Secondo la Repubblica, infatti, vi sarebbe stato un informatore ucraino che ha indicato tutte le vie verso cui raggiungere gli ultimi soldati ucraini: 

Anton Gerashchenko, consigliere per il ministero dell'Interno ucraino, rivela che un elettricista ucraino che ha lavorato dentro l'area industriale avrebbe consegnato ai russi la mappa dei tunnel che servono per arrivare fino agli assediati.

Non si sa se sia stato costretto oppure se invece abbia deciso di collaborare con i russi di sua volontà. Il piano non riesce, perché dopo combattimenti intensissimi - "è l'assalto finale", dicono gli assediati - i soldati russi che in teoria non avrebbero dovuto fare nulla per ordine di Putin si ritirano.

Potrebbero essere le ultime ore per questi soldati, anche se potrebbero ancora decidere di arrendersi. La vera questione è cosa ne sarà dei civili intrappolati nell’acciaieria. Fino a qualche settimana fa erano ancora un migliaio, ma da allora sono stati organizzati dei corridoi umanitari per evacuare. Vediamolo insieme. 

L’odissea dei civili di Mariupol: i corridoi umanitari falliti

Come riporta questo articolo di AdnKronos

Finora, nelle precedenti evacuazioni dell'acciaieria che da giorni è sotto l'attacco dei russi che vogliono conquistare l'ultimo baluardo della resistenza ucraina a Mariupol, sono usciti solo civili, in maggioranza donne, bambini ed anziani.

Ieri altri 50 civili, fra cui 11 bambini, sono riusciti a lasciare l'acciaieria assediata grazie a una operazione coordinata dalla Croce rossa e dalle Nazioni Unite. "Auspichiamo che presto possano essere in grado di arrivare in una zona sicura dopo due mesi, sottoterra, di bombardamenti", ha affermato. 

Al momento, il numero complessivo di civili evacuati dall’acciaieria Azovstal è di 176, e mentre scrivo questo articolo si sta organizzando l’evacuazione dei vecchi, donne e bambini rimasti ancora intrappolati nel complesso industriale. 

Zelensky, inoltre, sta anche negoziando per un’evacuazione dei militari, considerando disperata la sua situazione ed insalvabile la città di Mariupol. Le prossime ore saranno cruciali per Mariupol e per la guerra.