La guerra in Ucraina preoccupa molto anche il pontefice, Papa Francesco, il quale ha espresso la forte volontà di voler intervenire direttamente come mediatore e poter ottenere almeno un cessate il fuoco. Nel corso di questi ultimi giorni, durante le sue omelie, ha più volte raccomandato i capi di Stato di fare il possibile per evitare un’escalation di armi e di parole.

Mi chiedo se ci sia davvero una volontà da parte dei capi di Stato di fermare la guerra in Ucraina

Purtroppo, però, il Santo Padre dovrà fare oggi un intervento al ginocchio, a causa di un dolore che non gli ha consentito di partecipare attivamente alle udienze e agli incontri con i fedeli. Ma non è questo il problema principale di Papa Francesco, al momento.

Il pontefice, da sempre molto attento a quello che accade adesso in Ucraina, è molto tormentato al pensiero delle innumerevoli morti di interi villaggi, di intere famiglie e di bambini. Il 24 febbraio scorso lanciò proprio un appello, quando le armate russe entrarono nel territorio ucraino – “Fermatevi!” – gridò alla pizza.

E continua a gridarlo tutt’oggi. Tuttavia, gli sforzi fatti fino ad oggi, secondo Papa Francesco, non sono stati abbastanza. Decine di migliaia sono rifugiati, sballottati in giro per l’Europa, e moltissimi sono i morti. Dopo il Covid, anche parlare della guerra in Ucraina è diventata ormai la normalità.

Di questo ne è consapevole anche il pontefice, Papa Francesco, che parla al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, con tono preoccupato ma allo stesso tempo anche demoralizzato. Nella stessa intervista ha espresso più volte la volontà di voler andare a Mosca ad incontrare Putin:

Il primo giorno di guerra ho chiamato il presidente ucraino Zelensky al telefono — dice Papa Francesco — Putin invece non l’ho chiamato. L’avevo sentito a dicembre per il mio compleanno ma questa volta no, non ho chiamato.

Ho voluto fare un gesto chiaro che tutto il mondo vedesse e per questo sono andato dall’ambasciatore russo. Ho chiesto che mi spiegassero, gli ho detto “per favore fermatevi”.”

Ricordiamo tutto quando il pontefice andò personalmente all’ambasciata russa insieme al segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin. Il pontefice confida molto nel segretario, in quanto lo ritiene “davvero un grande diplomatico, nella tradizione di Agostino Casaroli”.

Il pontefice avrebbe voluto almeno un cessate il fuoco da parte della Russia, per riuscire a fare evacuare almeno i superstiti, ma purtroppo fino ad ora la guerra non si è fermata nemmeno una volta. Neanche durante la Pasqua ortodossa Putin ha concesso il cessate il fuoco.

La frustrazione di Papa Francesco emerge dalle sue parole, nonostante i suoi interventi, le sue azioni sembrano essere state ignorate dal capo di Stato russo, Putin:

“ho chiesto al cardinale Parolin, dopo venti giorni di guerra, di fare arrivare a Putin il messaggio che io ero disposto ad andare a Mosca. Certo, era necessario che il leader del Cremlino concedesse qualche finestrina.

Non abbiamo ancora avuto risposta e stiamo ancora insistendo, anche se temo che Putin non possa e voglia fare questo incontro in questo momento. Ma tanta brutalità come si fa a non fermarla? Venticinque anni fa con il Ruanda abbiamo vissuto la stessa cosa.”

La paura del pontefice è, quindi, che Putin si rifiuti di riceverlo. Una minaccia da parte dello zar russo è arrivata quando il pontefice aveva solamente accennato alla possibilità di voler andare a Kiev. Al momento non si prospetta una visita al presidente ucraino, Zelensky. Anche se non sembra una possibilità da scartare totalmente.

Il pontefice sembra essere determinato a tentare il tutto per tutto pur di ottenere almeno un cessate il fuoco, o nelle migliori delle ipotesi la fine della guerra.

La Nato secondo il papa

Successivamente, l’attenzione del pontefice si sposta sulla Nato e sul peso che ha avuto fino a questo momento. Papa Francesco, ad un certo punto dell’intervista rilasciata al Corriere, ragiona per cercare di venire alla radice del problema, le ragioni e le motivazioni che hanno spinto le autorità russe ad iniziare questa guerra sanguinosa nei confronti dell’Ucraina:

Forse l’abbaiare della Nato alla porta della Russia» ha indotto il capo del Cremlino a reagire male e a scatenare il conflitto. Un’ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata forse sì.

Anche l’invio delle armi da parte delle forze occidentali, secondo Papa Francesco, spacca il mondo in due, tra chi vuole la pace e chi invece per ragioni politiche non riesce a non prendere una decisione diversa. Il pontefice non si trova d’accordo con la scelta del nostro governo di inviare le armi nel territorio ucraino, anche perché la sua dottrina non ammette l’uso delle armi nella risoluzione delle controversie.

Alla domanda del direttore del Corriere, Luciano Fontana, in merito all’invio delle armi, Papa Francesco risponde:

Non so rispondere, sono troppo lontano, all’interrogativo se sia giusto rifornire gli ucraini. La cosa chiara è che in quella terra si stanno provando le armi. I russi adesso sanno che i carri armati servono a poco e stanno pensando ad altre cose. Le guerre si fanno per questo: per provare le armi che abbiamo prodotto.

Un ragionamento simile lo aveva fatto il professor Orsini, direttore e fondatore dell’Osservatorio sulla sicurezza Internazionale della LUISS e del quotidiano Sicurezza Internazionale. Secondo il professore, in particolare, il protrarsi del conflitto in Ucraina converrebbe agli Stati Uniti poiché questo gli consentirebbe di esaminare e studiare meglio le tattiche di guerra adottate dalla Russia.

Fatto sta che, secondo il pontefice, la stessa cosa fu fatta durante la guerra civile spagnole e durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Pochi contrastano il commercio di armi, anche il nostro paese non sembra farlo.

Proprio pochi giorni fa, racconta il Santo Padre, a Genova arrivò una nave carica di armi che dovevano essere trasferite su un grande cargo e trasferite nello Yemen. A fermare il carico di armi sono stati i lavoratori del porto, gli addetti allo scarico e al carico delle merci. Questi si sono rifiutati categoricamente di imbarcare le armi all’interno della nave cargo.

Loro sono stati gli unici, secondo Papa Francesco, a pensare ai bambini dello Yemen. Si tratta di un piccolo gesto, ma grande! Conclude dicendo, “Ce ne dovrebbero essere tanti così!”

Papa Francesco parla con il patriarca Kirill

Successivamente l’attenzione del pontefice si sposta sul patriarca della Chiesa ortodossa russa, Kirill. Secondo lui, il capo della Chiesa ortodossa russa potrebbe essere l’unico ad avere il potere di aprire una piccola finestra su Putin.

Ho parlato con Kirill 40 minuti via zoom. I primi venti con una carta in mano mi ha letto tutte le giustificazioni alla guerra. Ho ascoltato e gli ho detto: di questo non capisco nulla – continua il pontefice – Fratello, noi non siamo chierici di Stato, non possiamo utilizzare il linguaggio della politica, ma quello di Gesù. Siamo pastori dello stesso santo popolo di Dio.

Per questo dobbiamo cercare vie di pace, far cessare il fuoco delle armi. Il Patriarca non può trasformarsi nel chierichetto di Putin. Io avevo un incontro fissato con lui a Gerusalemme il 14 giugno. Sarebbe stato il nostro secondo faccia a faccia, niente a che vedere con la guerra. Ma adesso anche lui è d’accordo: fermiamoci, potrebbe essere un segnale ambiguo.

Papa Francesco, quindi, spera che grazie alla collaborazione del patriarca della Chiesa ortodossa, Putin possa finalmente riceverlo per parlare di pace e di riconciliazione con il popolo ucraino. Tutte le guerre devono cessare perché potremmo andare incontro davvero ad una guerra mondiale e non possiamo permettercelo.

Al momento l’Italia sta agendo bene, secondo il pontefice, e anche i rapporti con il premier Draghi sono molto buoni. Ci si aspetta maggiore collaborazione anche da questo punto di vista. Inoltre, conclude raccomandando a tutti serietà e capacità di gestire i successi del momento, in sostanza dice di non abbassare la guardia.