L'Italia ha un piano adattamento ai cambiamenti climatici. Ma non basta

Sono passati sei anni dalla prima bozza, ma il Governo ha finalmente approvato il Pnacc (Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici). Ma basterà a fermare le conseguenze devastanti del cambiamento climatico sul nostro Paese?

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Sono tanti gli eventi naturali di natura catastrofica che si sono abbattuti sul nostro Paese nel corso del 2023 e tanti altri se ne prevedono nel 2024 appena iniziato. L'Italia, per contrastare tutti i sopracitati fenomeni, ha approvato (dopo ben sei anni) il proprio Pnacc. Ma tale piano non sembra accontentare nessuno. Vediamo perché

Cos'è il Pnacc

Anzitutto, cosa rappresenta questo documento del Ministero dell'Ambiente? I suoi obiettivi principali sono due, prontamente enucleati nelle premesse normative:

"L’obiettivo principale del PNACC è fornire un quadro di indirizzo nazionale per l'implementazione di azioni finalizzate a ridurre al minimo possibile i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, a migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali, nonché a trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche."

Seguono, a suddette premesse, una serie di misure volte ad attivare delle procedure che, in base alla gravità e come vedremo più avanti, vengono denominate in modo differente.

Le misure "soft" e non solo

Le 361 azioni proposte dal governo sono suddivise in categorie "soft," "green," e "grey." La maggior parte (76%) sono azioni "soft," non richiedenti interventi strutturali diretti. Tuttavia, solo cinque delle 361 azioni indicano chiaramente i costi associati. Le associazioni ambientaliste esprimono delusione, sottolineando la mancanza di chiarezza e la carenza di risorse finanziarie specifiche. In particolare, le azioni contro il dissesto idrogeologico, vitale in un paese con il 94% dei comuni a rischio, sono tutte classificate come "soft," suscitando preoccupazioni sulla reale efficacia del piano.

Le critiche delle associazioni, a partire dal WWF all'Asvis

Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici ha ricevuto una ricezione tiepida dalle principali associazioni ambientaliste. Il WWF accusa il governo di mancanza di decisioni chiare e di una scarsa individuazione delle azioni e dei relativi finanziamenti. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Asvis, focalizza l'attenzione sulle risorse finanziarie, sottolineando la necessità di valutare come gli investimenti previsti dal Pnrr possano contribuire. Legambiente va oltre, chiedendo al governo di stanziare immediatamente le risorse necessarie, soprattutto alla luce dell'aumento degli eventi meteorologici estremi registrato nel 2023.

 

Il Pnacc rappresenta un importante passo avanti per l'Italia nell'affrontare la crisi climatica. Tuttavia, la mancanza di dettagli sui costi e le critiche delle associazioni ambientaliste evidenziano la necessità di un impegno più chiaro e risorse finanziarie specifiche. In un periodo in cui gli eventi climatici estremi stanno aumentando, è essenziale che il governo agisca con prontezza. L'adozione di politiche concrete e l'allocazione di risorse adeguate sono fondamentali per garantire che il Pnacc non rimanga solo una strategia sulla carta, ma si traduca in azioni tangibili per la salvaguardia del nostro ambiente e delle generazioni future.