Il fiume Po è in secca e la Lombardia chiede lo stato d’emergenza. Il livello dell’acqua è così basso che in alcuni punti sono emersi degli isolotti fioriti, tanto da costringere alcuni comuni a razionare l’acqua, sospendendo la fornitura nelle ore notturne. Nel comune di Tradate, ad esempio, è diventato vietato annaffiare orti e giardini, lavare la macchina o riempire le piscine, dalle ore 6 a mezzanotte fino al 31 agosto.

Il sindaco di Tradate, Giuseppe Bascialla – attraverso un’ordinanza – ha previsto multe da 25 a 500 euro per i trasgressori perché è necessario evitare gli sprechi, razionare la fornitura, garantendola comunque per le necessità primarie.

Non si vedeva una siccità così importante da ben settant’anni, un problema destinato ad intensificarsi in futuro, considerati i pochi interventi per ridurre le emissioni di CO2 nell’aria. Il meteo non sembra portare belle notizie per gli agricoltori. Saranno previste ancora tante giornate di sole e caldo. Nessuna nube all’orizzonte, o meglio, una nube c’è ed è quella del cambiamento climatico.

La neve sulle Alpi è totalmente esaurita in Piemonte e Lombardia” – dicono gli esperti.

Le precipitazioni hanno subito un crollo del 59% rispetto al 2021, perciò, Attilio Fontana, presidente della regione Lombardia chiede lo stato d’emergenza. 

Chiederemo sicuramente lo stato di emergenza” – e aggiunge – “C’è già stata una richiesta a livello parlamentare della Lombardia. Penso sia una proposta che andrà fatta congiuntamente — aggiunge il governatore Fontana — perché è una situazione drammatica per la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia-Romagna ma anche il Veneto

Un problema che, giustamente, coinvolge tutta la pianura padana e “se non cambiano le condizioni meteo, la situazione rischia di essere veramente grave”.

Il problema della risalita del mare nel Delta del Po

Altro problema che preoccupa sicuramente molti agricoltori è il livello di salinità delle acque.

Il cuneo salino sta toccando dei livelli preoccupanti a causa della risalita del mare nel Delta del Po fino a 15 – 20 chilometri. Il sale nelle acque del Po costituisce un problema per le coltivazioni e per la contaminazione delle falde. 

Per questo motivo, conclude Fontana, “i cittadini dovranno cercare di darci una mano a non sprecare acqua. Dovranno ritrovare quelle abitudini che già in passato ci sono state nel prestare attenzione allo spreco”.

A pagare le conseguenze di una situazione così grave sono gli agricoltori e le loro coltivazioni, come ricorda anche il presidente del Cer-canale emiliano-romagnolo, Nicola Dalmonte. In questa fase, dice Dalmonte, nelle coltivazioni sono presenti “piante particolarmente sensibili a stress idrici e termici causate dalle ondate di calore”.

Anche Confagricoltura si è adoperata a fornire i dati dei fabbisogni idrici che consentirebbero di portare a termine la campagna frutticola 2022:

“per le drupacee (albicocche, ciliegie, pesche e susine), bisogna erogare ancora il 70% dei volumi d’acqua richiesti; per le pomacee (pere e mele), l’88%.”

Ad esporsi in merito al problema, Paolo Carrara, vicepresidente della Coldiretti Lombardia, che commenta positivamente la decisione dei produttori idroelettrici di rilasciare 5 milioni di metricubi di acqua al giorno:

“In uno scenario di profonda crisi idrica come quello che stiamo vivendo è importante agire subito per cercare di salvare per quanto possibile le coltivazioni in campo – e aggiunge - Nelle campagne è emergenza siccità e c’è grande preoccupazione per il calo delle rese delle coltivazioni, dall’orzo al frumento, dai foraggi al mais. Accogliamo quindi con soddisfazione questa decisione che sblocca almeno in parte il rilascio dell’acqua dagli invasi idroelettrici così come avevamo richiesto”

Coltivazioni a rischio

Ma la situazione è tutt’altro che positiva. Secondo Marco Piccinini, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Emilia, non basta salvare il salvabile. Ci sono ancora delle coltivazioni che necessito di un alto fabbisogno idrico:

“siamo appena all’inizio della stagione, con il livello del Po al minimo storico (quindi senza scorte), con il 25% di precipitazioni estive in meno rispetto alla media dell’ultimo ventennio e con un tasso di evaporazione alle stelle, che si traduce di fatto in una perdita d’acqua fino a otto litri per ogni metro quadro”

Ad esempio, dice Piccinini, “al mais serve ancora il 74% del volume annuo richiesto; alla soia, l’84%. Ma se la crisi idrica persisterà i risvolti saranno anche economici: dare acqua ai frutteti costerà in media 430 euro a ettaro soltanto di energia elettrica. Nel 2020 la stessa voce di spesa si attestava a 92 euro a ettaro”.

Insomma, questa siccità avrà inevitabilmente anche un impatto sull’economia. Ma quali potrebbero essere gli interventi atti a continuare a garantire il fabbisogno idrico alle coltivazioni? Di fronte ad un problema climatico, la semplice razionalizzazione delle acque non basta, perché come ha anche detto Fontana, il presidente della regione Lombardia, la mancanza d’acqua è solo uno dei problemi che la siccità ha portato con sé.

La presenza di acqua salata, risalita dal mare, nel fiume Po è un problema ancora maggiore. Irrigare le coltivazioni con dell’acqua salata porterebbe alla morte decine di migliaia di coltivazioni, con conseguenze nel mercato ortofrutticolo che possiamo solo immaginare.

Convocato vertice dalla regione Lombardia

Nel frattempo, giovedì 16 giugno si è riunito il vertice convocato dalla regione Lombardia con i regolatori dei laghi di Iseo, Terna, Como e Maggiore, i rappresentanti di Enel, A2a e Edison:

“Ringrazio per l’impegno assunto da tutte le parti — spiega l’assessore regionale alla Montagna, Massimo Sertori — in particolare dai produttori idroelettrici nell’incrementare la produzione che permetterà di rilasciare un totale di quattro milioni di metri cubi di acqua al giorno per il bacino dell’Adda, e quasi un milione per il bacino dell’Oglio”

Lo stesso assessore precisa che prenderà contatti anche con le autorità Svizzere per valutare il rilascio dai produttori idroelettrici della Confederazione” 

La siccità a Tradate

Come abbiamo accennato in apertura, alcuni comuni sono stati costretti ad adottare delle misure drastiche come la riduzione della fornitura d’acqua. Tradate è un piccolo comune della provincia di Varese che conta poco più di 18.635 abitanti, ma che, nonostante il numero esiguo di cittadini, ha deciso di razionare le poche scorte d’acqua rimaste.

A causa delle poche piogge – commenta il sindaco, Bascialla – c’è stata una sensibile scarsità delle portate d’acqua, rispetto agli anni precedenti, che ha ridotto la pressione nelle tubature. Perciò il sindaco ha deciso di emanare un’ordinanza che vieta i cittadini di utilizzare l’acqua potabile per lavare piazzette, vialetti, auto, irrigare giardini e prati o di riempire piscine dalle ore 6 fino alla mezzanotte. Questa ordinanza resterà in vigore fino al 31 agosto 2022.

Tutti i trasgressori, trovati a eludere la suddetta, saranno puniti con una sanzione pecuniaria, ossia una multa, che va dai 25 ai 500 euro, in base alla gravità. Si consiglia, dunque, di utilizzare l’acqua solamente per il soddisfacimento delle esigenze domestiche e igieniche.