Cosa sta succedendo nel mondo?

In questi ultimi due mesi quello che ci preoccupa non è solo la guerra tra la Russia e l'Ucraina. L'esercito russo di Putin ha difatti invaso barbaramente il territorio ucraino ma tutto ciò non consiste "solamente" in distruzione e morte.

Tutto questo porta con sè anche delle ripercussioni sull'intera economia mondiale e sui rapporti commerciali tra i Paesi.

La situazione è in continuo divenire e le prossime settimane saranno davvero cruciali. Mario Draghi vuole riqualificare le centrali a carbone in Italia: potrebbe essere questa la soluzione?

Carbone: scopriamo di più

Il carbone è un combustibile fossile che può essere estratto sia da miniere sotterranee ma anche a cielo aperto. In realtà c'è anche una terza ipotesi, ovvero, può essere realizzato e prodotto artificialmente.

L'utilizzo del carbone per la produzione di energia non è molto salutare per il Pianeta: infatti, quest'ultimo emette, in grandi quantità, anidride carbonica nell'atmosfera terrestre causando di conseguenza il tanto temuto effetto serra ed il surriscaldamento globale.

Dai dati in nostro possesso possiamo facilmente apprendere che, nel 2010, circa il 40% dell'energia elettrica è stata prodotta proprio mediante la combustione del carbone.

La produzione di carbone in Italia

Mario Draghi ha recentemente dichiarato che, in caso di necessità energetica, l'Italia potrà puntare sulle sue centrali a carbone per far fronte ad eventuali carenze di gas.

In realtà, in Italia non si ha mai smesso di produrre carbone.

Sul suolo italiano sono presenti sette impianti, e si trovano a:

  • Monfalcone (Friuli Venezia Giulia)
  • Fusina (Veneto)
  • La Spezia (Liguria)
  • Torrevaldaliga (Lazio)
  • Brindisi (Puglia)
  • Portoscuso (Sardegna)
  • Fiume Santo (Sardegna)

Qualche anno fa, nel 2019, l'Italia "aveva promesso" di smettere di usare centrali a carbone - o quanto meno convertire queste strutture in centrali di gas naturale - entro il 2025.

Infatti, alcune di esse sono attualmente in fase di ricoversione (da carbone a gas) in altre la produzione è stata drasticamente ridotta. Mentre, qualcun'altra dovrebbe essere totalmente chiusa.

Lo scorso dicembre 2021 però, è stata riaccesa la centrale Enel che si trova a La Spezia per la quale venne avviata la conversione dal carbone al gas naturale. Quest'ultimo, è difatti, molto meno inquinante rispetto appunto al carbone.

Gli ultimi mesi però hanno rivoluzionato tutto: il prezzo del gas è schizzato alle stelle a causa del conflitto tra Russia ed Ucraina e dunque, il progetto è stato annullato. Tuttavia, la centrale ha ripreso a funzionare.

Guerra in Ucraina e transizione ecologica: conseguenze?

Nonostante si potrebbe pensare che siano due mondi distinti ed opposti, - guerra e transizione ecologica -, non è affatto così! Una guerra comporta molti epiloghi in svariati fronti anche molto diversi tra loro. Un esempio tangibile è sicuramente la transizione ecologica. Tematica attualissima e necesseria se vogliamo impattare meno su di un Pianeta già malato e sfruttato dall'essere umano.

La transizione ecologica sta quindi rallentando molto per via del conflitto bellico non solo nel nostro Paese, bensì in tutta l'Europa.

Ne ha parlato a lungo anche il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, durante un'intervista. Lo ha fatto proprio per voler spiegare ampiamente, e bene, il concetto che, di base, è molto semplice.

Riportiamo testuali parole:

Le centrali a carbone sono una possibile soluzione nel momento del bisogno!

Quindi, se l'Italia dovesse trovarsi in una situazione complessa e difficile da gestire, è possibile incrementare la produzione di energia temporaneamente. Tuttavia l'intenzione rimane la medesima, ovvero: a lungo termine, l'obbiettivo è quello di azzerare la produzione di carbone.

Quantità annuali: quanto carbone prodotto viene poi utilizzato?

La domanda sorge, inevitabilmente, spontanea: ma quanta, dell'energia elettrica che utilizziamo in Italia nell'arco di un anno, è prodotta da queste centrali? E' molto importante capirlo se si vuole ragionare su dei dati concreti e non astratti.

Ma soprattutto, vi siete mai chiesti come funziona una centrale a carbone?

Come funziona una centrale a carbone?

Quando si parla di centrale termoelettrica a carbone ci si riferisce ad un impianto dove, l'energia elettrica, viene prodotta mediante la combustione.

Il carbone viene bruciato per riscaldare l'acqua contenuta all'interno di un serbatoio, infine, quest'ultima, genera il vapore che fa girare le pale di una turbina. Quest'ultima, a sua volta, è collegata ad un generatore di energia elettrica che viene chiamato alternatore.

Ma quanta energia elettrica produce l'Italia?

Stando ai dati in nostro possesso e relativi allo scorso gennaio 2021, vi diciamo che l'Italia, dal carbone, ha generato il 4,3% di energia elettrica. E giusto per fornirvi un altro dato a confronto, vi diciamo che, la vicina Germania, ha prodotto ben il 30% di energia elettrica. Ovviamente prodotta dal carbone.

Il 90% del carbone lavorato in Italia arriva via mare e proviene dalla Russia, dall'Africa, dagli Stati Uniti, dall'Indonesia, dalla Colombia, dal Canada e, infine, dalla Cina.

Storicamente, la Sardegna, da sempre, è stata terra italiana delle miniere del carbone. Durante la Prima Guerra Mondiale e durante il periodo fascista, queste miniere, furono sfruttate dall'Italia nel tentativo di avviare una sorta di indipendenza energetica.

Nel 1937 fu addirittura fondato un comune dal nome alquanto esplicativo, ovvero, Carbonia. Questa cittadina aveva la funzione di accogliere i minatori addetti all'estrazione del carbone che arrivavano praticamente da ogni parte del Paese.

Fino al 1960 il carbone è stata la risorsa fossile più sfruttata al mondo. Con la concorrenza del petrolio però, molte abitudini cambieranno. Quest'ultimo era infatti molto più semplice da estrarre ma anche altrettanto più facile da trasportare in giro per il mondo.

Abbiamo smesso quindi di usare il carbone non solo per il suo gravissimo impatto ambientale ma anche, e soprattutto, per un fatto puramente economico.

Confronto tra: produzione del carbone e del gas naturale

Valutiamo tutte le differenze prima di trarre delle conclusioni. L'impatto ambientale lo abbiamo già ampiamente citato: è innegabile le sue conseguenze sul Pianeta e sull'aria che poi il nostro corpo respira ed inala sono terribili. Gli impianti a carbone infatti, inquinano tantissimo. Vi basti solamente pensare che emettono il triplo di Co2 rispetto alle altre fonti energetiche fossili.

C'è però anche da tenere conto di un ulteriore confronto ed è quello relativo al costo di produzione. Conviene produrre carbone o gas naturale? Ve lo diciamo subito!

La prima grande differenza economica che salta immediatamente all'occhio è che, le centrali che producono gas naturale, richiedono molta meno manodopera se paragonate a quelle a carbone. Prima di generare energia infatti, il carbone deve essere trasportato via nave, poi scaricato a terra e, di conseguenza, portato negli spazi appositi delle centrali.

Queste attività comportano un costo non indifferente dal momento che, servirà della manodopera perché esse vengano svolte. Queste necessità non servono nelle centrali che producono gas naturale e di conseguenza, solo per questo si hanno dei costi minori di produzione. Queste funzioni infatti, vengono svolte dai gasdotti.

Avendo molti meno operai, si ha già un risparmio significativo. Imparagonabile.

Nonostante il carbone sul mercato energetico detiene un prezzo più basso rispetto al gas e alle fonti rinnovabili, realizzare un impianto può arrivare a costare anche il doppio.

Ma allora perché continuiamo ad usare questo carbone?

Va da sè quindi pensare: "ma allora, se ci sono tutte queste conseguenze, perché l'Italia continua a produrre carbone?" Domanda corretta!

Nel mondo esistono all'incirca 891 miliardi di tonnellate di carbone, quasi il triplo rispetto al petrolio stesso. Il carbone è ancora rilevante proprio per il suo ruolo di "scelta economica alternativa al petrolio".

Nel 2021 poi, la produzione globale di carbone ha addirittura raggiunto il suo massimo storico. Una cosa davvero sorprendente! Ciò è dovuto non solo alla ripresa economica post pandemia ma anche dalla risalita del costo del gas naturale e del suo difficile approvvigionamento.

Tutto ciò ha reso il carbone molto più competitivo sul mercato!

L'Italia, assieme ad altri Paesi nella Conferenza di Glasgow nel 2021, si era impegnata a non far più ricorso al carbone. Le buone intenzioni e le convinzioni c'erano tutte. Oggi però purtroppo, lo scenario mondiale geopolitico è drasticamente cambiato un po' per tutti i Paes, europei e non. Per cui in qualche modo ci si vede costretti a ritornare sui propri passi al fine di garantire al proprio Stato tutte le esigenze per una buona condizione di vita.

Sicuramente, gran parte dei piani stabiliti l'anno precedente, potrebbero non decollare o, al limite, essere rimandati in un futuro prossimo.

Abbiamo faticato tanto nel trasformare la nostra mentalità, abbiamo faticato a concepire uno stile di vita decisamente più green ed al passo con la contemporaneità e con i bisogni del Pianeta. A causa di questo ingiustificato conflitto verranno sacrificati tanti, tantissimi, progetti.

Ogni capo di Stato deve in qualche modo cercare di mettere in totale sicurezza il proprio Paese e questo, potrebbe anche voler dire, fare scelte non propriamente ecologiche.

Utilizzare il carbone, seppur per un periodo circoscritto e limitato, significa in qualche modo giustificare l'uso di una fonte energetica che, almeno in Italia, credevamo appartenesse a secoli e secoli fa. E' una situazione di totale emergenza per cui, da un lato, è una scelta anche comprensibile quando si sta facendo una corsa contro il tempo. Tuttavia, è normale mettere sul piatto della bilancia anche i contro.

E proprio i contro vanno sempre ponderati bene e con estrema lucidità.

E, tra l'altro, già prima che scoppiasse tale guerra in Ucraina, la Russia aveva iniziato ad esportare molto meno gas. Questo già nel corso dell'anno scorso.

Ovviamente, tutti noi speriamo che questo delicato momento politico si risolvi il prima possibile e che si ritorni ad una vita il più normale possibile.