Putin, ecco cosa ha detto durante la parata del Giorno della Vittoria

Le parole di Vladimir Putin durante il Giorno della Vittoria suonano come una presa di posizione più netta che mai contro l'occidente: ecco che cosa ha detto.

putin-cosa-ha-detto-parata-giorno-vittoria

Il Giorno della Vittoria è uno dei momenti più importanti nel calendario russo: il 9 maggio, infatti, si celebra la sconfitta sul nazifascismo da parte dei russi, a sancire la vittoria nella Grande Guerra Patriottica.

Nel corso delle celebrazioni sulla Piazza Rossa di Mosca, il discorso del Presidente è da sempre un'occasione per fare il punto della situazione russa, e dei suoi rapporto con il resto del mondo.

Come lo scorso anno, anche oggi gli occhi e le orecchie di tutti gli stati sono particolarmente attenti alle parole di Vladimir Putin. Ecco allora che cosa ha detto il presidente nel corso della cerimonia, e che cosa significa per il mondo occidentale.

Cosa ha detto Putin alla parata del Giorno della Vittoria

Cosa ha detto Vladimir Putin durante la parata per il Giorno della Vittoria, in realtà, non è stata una sorpresa per molti, e ha anzi confermato la linea di attacco ad ogni costo che la Russia sta mantenendo sul fronte ucraino.

Allo stesso tempo, Putin ha parlato di Pace, e del ruolo della Russia nella sconfitta del fascismo. Tutto ciò assume un valore ancora più pregnante, se si ricorda come la narrazione ufficiale scelta dai russi per la guerra in Ucraina sia quella di una lotta contro i nazisti.

Il presidente Putin ha dunque affermato che "Contro la Russia è stata scatenata una vera e propria guerra, ma abbiamo sconfitto il terrorismo".

Seduto fra due veterani ricoperti di medaglie, Putin, ha poi continuato attaccando verbalmente l'Occidente, accusandolo di provocare "conflitti sanguinosi" (dunque spostando ad ovest la responsabilità delle perdite sul fronte ucraino) e di fomentare episodi di "russofobia", pretendendo di "dettare le sue regole a tutte le nazioni" .

Le parole per l'Ucraina sono di nuovo in direzione occidentale, dato che Putin ha descritto la nazione assediata "un ostaggio nelle mani dell'Occidente", accusando poi "le élite occidentali" di aver "dimenticato quelle che furono le conseguenze delle pretese naziste di dominare il mondo".

Di nuovo, dunque, è estremamente interessante osservare come la retorica antinazista sia ugualmente utilizzata da entrambe le parti in gioco; retorica pericolosa, se si considera l'epilogo della vicenda storica.

Leggi anche: Cosa può succedere dopo l'attentato a Putin: tra le ipotesi una possibile guerra nucleare 

"Niente è più forte della nostra unità": le parole sull'ex Urss

Putin ha proseguito affermando che "Il futuro della sovranità russa dipende dai partecipanti all'operazione militare speciale", continuando a definire criminale il regime ucraino.

Infine, Putin ha concluso incitando il paese alla vittoria, ribadendo che "Niente è più forte della nostra unità". Proprio in merito a questa unità ha poi proposto un minuto di silenzio per i caduti di guerra, e osservando l'importanza della presenza alla cerimonia di diversi vertici di paesi ex- Urss.

Fra i primi a congratularsi con Putin, c'è stato il dittatore nordcoreano Kim Jong-un, che si sarebbe detto certo che "la Russia supererà tutte le sfide e le minacce delle forze ostili", e contro tutte le "pratiche arbitrarie degli imperialisti".

Leggi anche: Un anno di guerra in Ucraina: quanti sono morti e feriti militari e civili