Putin minaccia l'uso di bombe a grappolo in risposta a Kiev, peccato che le sta già usando

Parte l'ennesima minaccia da parte di Putin: la Russia userà le bombe a grappolo in risposta a Kiev. Peccato che le stia già usando da inizio guerra.

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Parte l'ennesima minaccia da parte di Putin: la Russia userà le bombe a grappolo in risposta a Kiev. Peccato che le stia già usando da inizio guerra.

È forse una delle poche minacce di Putin diventate realtà, ma in questo caso forse l'unica realizzatasi ancora prima di essere pronunciata.

Già noto in un report di Human Rights Watch, la Federazione Russa ha iniziato fin dagli inizi del conflitto russo-ucraino ad utilizzare le bombe a grappolo sul territorio ucraino.

E il motivo dietro questo uso indiscriminato, nonché in merito a questa ennesima minaccia priva di fondamento, non è così scontato come possa sembrare.

Putin minaccia l'uso di bombe a grappolo in risposta a Kiev. Peccato che le sta già usando

Vladimir avverte: la Russia si riserva il diritto di utilizzare le bombe a grappolo, se Kiev comincerà ad usarle. Questo è quanto riferisce al popolo il premier Vladimir Putin, intervistato dal canale Russia 1.

Stando alle sue dichiarazione, Mosca non ha mai utilizzato questo genere di arma, nonostante non sia tra i 123 paesi firmatari della Convenzione sulle Munizioni a Grappolo, presente nel Trattato di Dublino del 2008. Convenzione che responsabilizza lo Stato firmatario a rifiutare la fabbricazione e l’utilizzo delle munizioni a grappolo.

Proprio per questo Putin accusa gli altri due paesi non firmatari di volerle utilizzare durante il conflitto: Ucraina e Stati Uniti.

In effetti l'amministrazione Biden, seppur all'inizio riluttante, ha concesso l'invio di armi a grappolo a Kiev per aiutarli nella controffensiva, essendo il paese ormai privo di munizioni, anche di quelle bombe a grappolo da lei detenute.

E anche la Russia sta cominciando a subire gli effetti a lungo termine di questa guerra, tra defezioni, scorte sempre più esigue, e addirittura un mancato golpe da uno dei fedelissimi di Putin, Evgeny Prigohzin.

E questo nonostante stia già usando le bombe a grappolo fin dall'inizio del conflitto, dal 24 febbraio 2022, come asserisce l'ultimo report di Human Rights Watch, un'organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani.

E non solo sul campo di battaglia, ma anche contro i centri abitati, uccidendo migliaia di civili ucraini. Si stima che siano state impiegate in maniera massiccia contro i civili a Kramatorsk, Mykolaiv, Kharkiv, Novorontsovka. E con un tasso di fallimento tra il 30% e il 40%. Proprio questo tasso di fallimento rende la bomba a grappolo altamente pericolosa.

La pericolosità delle bombe a grappolo

Fin dal loro impiego bellico, le bombe a grappolo erano considerate la munizione standard in uso dalle forze aeree di molti paesi del mondo tra il 1970 e il 1990. Solo dopo la fine della Guerra Fredda molti paesi si sono ritirati dalla produzione, fino ad arrivare al 2008, con la firma del Trattato di Dublino, e della Convenzione sulle munizioni a grappolo.

Tanti paesi hanno firmato l'accordo, ma non per motivi umanitari. Le bombe a grappolo sono letali, ma non perché efficienti, ma per la loro imprevedibilità.

Ordigno composto da sub munizioni esplosive (da minimo di 2 fino a un massimo di oltre 2.000 sub munizioni) sono altamente perforanti e perfette per creare il massimo danno possibile in un ampio raggio. Sono perfette addirittura nella distruzione delle linee elettriche.

E anche nel rendere il terreno inospitale. I principali difetti delle bombe a grappolo sono l'enorme difficoltà di controllare il raggio d'azione entro cui vengono lanciate, nonché  gli alti livelli di malfunzionamento delle sub munizioni.

Non a caso, la stessa Convenzione segnala come la pericolosità delle bombe sia proprio nel loro tasso di fallimento, compreso tra il 2% e il 40%. Potrebbero non esplodere e restare a terra anche dopo la fine dei conflitti. E chiunque le calpesti potrebbe facilmente riattivarle: bambini, donne o anziani che siano.

Il rischio di una nuova escalation, e dell'uso di nuove armi

Il premier russo Vladimir Putin ha avvertito i suoi avversari di campo della presenza di "uno stock sufficiente di vari tipi di bombe i a grappolo, di vario genere". Una quantità tale di bombe a grappolo che "[...] se verranno usate contro la Russia [si riserva] il diritto di rispecchiare le azioni".

Come minaccia non è tanto diversa da quelle riguardante il possibile utilizzo delle armi nucleari su Kiev, una minaccia che più volte è stata espressa da Putin e dai suoi ministri (Lavrov, Medvedev...), per far intendere una specie di punto di non ritorno nel conflitto russo-ucraino.

In effetti, non sarebbe il primo conflitto in cui si usino bombe a grappolo, ma potrebbe essere il primo in cui vengano usate le armi nucleari, dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.

Ma in questo caso sarebbe una mossa troppo avventata, rispetto a quella delle "semplici" bombe a grappolo.

Per Putin l'utilizzo delle bombe nucleari sarebbe controproducente, visto il rischio di fallout sul territorio russo-ucraino, nonché l'immediata risposta della NATO, che passerebbe da una posizione "neutrale" ad una "attiva".

Al momento non può farlo: l'Ucraina non è ancora un Paese NATO, non può "difenderla" secondo quanto previsto dagli artt. 4 e 5. e così non l'ha fatto anche durante le varie offensive o le stragi avvenute già a inizio conflitto, come quello presso la città di Bucha.

Ma con le armi nucleari, e il rischio di un danno su tutto il territorio europeo, la NATO sarebbe obbligata a entrare in gioco.