A seguito delle ultime dichiarazioni di Putin, il premier Mario Draghi all’Onu ha voluto condannare duramente le nuove violazioni di Mosca. Proprio in queste ore, infatti, il leader russo aveva indetto una serie di referendum per annettere in maniera forzata i territori ucraini conquistati e ancora sotto il controllo russo: Kherson, Lugansk, Donetsk e perfino nella regione della centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Il motivo? Secondo il politologo russo Ivan Yakovina, Putin ha paura di perdere i territori conquistati:

Putin ha almeno tre buoni motivi per indire adesso i referendum. Primo: anche nel Donbass ha cominciato a perdere e teme di doversi ritirare, come da Kharkiv. La situazione militare dei russi è pessima e circola l’impressione che stiano perdendo. 

Secondo: l’arena internazionale s’è fatta più difficile e a Samarcanda, per la prima volta, c’era un Putin più debole. Non s’era mai visto che i cinesi o gl’indiani gli mancassero di rispetto: Modi gli ha detto chiaramente di non condividere la guerra, quella parte di mondo si sta spostando sulle posizioni occidentali. 

Terzo: Putin è in difficoltà anche all’interno, è criticato, i falchi lo vogliono più duro. E il referendum verrà venduto come un risultato

Dure le parole di Mario Draghi all’ONU

Il premier Mario Draghi invitato a partecipare all’Assemblea generale dell’ONU attacca duramente le ultime mosse del leader russo, Vladimir Putin, affermando che “I referendum per l’indipendenza del Donbass sono un’ulteriore violazione del diritto internazionale che condanniamo con fermezza”.

La paura dei leader mondiali è che Putin possa arrivare ad utilizzare le atomiche e mettere fine al conflitto. Ma secondo il politologo Yakovina, i referendum sarebbero un modo per dichiarare una volta per tutte la fine del conflitto:

Una volta dichiarata l’annessione a seguito del referendum, infatti, Putin “Dirà subito che l’operazione militare è finita, che ha “liberato” le terre che voleva, che c’è un nuovo confine e si può fare la pace. Ma naturalmente l’Ucraina dirà di no. Questi referendum sono inaccettabili. E la guerra si farà ancora più dura.

Ad ogni modo, non solo l’Ucraina, anche i leader mondiali non sarebbero inclini ad accettare l’esito del referendum, qualunque esso sia. Il discorso di Mario Draghi, inoltre, mira ad isolare Mosca finché non deciderà di tornare al “rispetto dei principi che la Russia scelse di sottoscrivere nel 1945”.

Un appello è arrivato ieri anche dal leader ucraino Zelensky, che al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto di istituire un tribunale simile a quello di Norimberga così da condannare Putin come criminale di guerra.

E, mentre, i leader mondiali chiedono l’isolamento di Putin, altri hanno cominciato già ad appoggiare i referendum, che potrebbero mettere fine una volta e per tutte alla guerra in Ucraina. 

Tuttavia, sempre secondo il politologo Yakovina, il rischio di una manipolazione dei referendum è alto, specialmente se il voto sarà elettronico:

Faranno vedere che qualcuno vota, ma i seggi saranno una farsa. E se sarà un voto elettronico, ancora peggio: uno scollamento totale dalla realtà, senza nessun controllo sulla regolarità e la trasparenza

Draghi: "Aiutare l'Ucraina è l'unica via!"

Non c’è, quindi, alcuna opzione possibile, se non quella di aiutare l’Ucraina a proteggersi, e il nostro paese sembrerebbe seguire questa via:

“Aiutare l’Ucraina a proteggersi è stata l’unica scelta coerente con gli ideali di giustizia e fratellanza che sono alla base della Carta delle Nazioni Unite”

Per il presidente Mario Draghi c’è solo una via da seguire che è quella di stabilire un “sistema internazionale basato sulle regole del multilateralismo”. Ogni altra collocazione geopolitica sarebbe un azzardo e non farebbe l’interesse degli italiani. 

Quindi, è ancora sì alle sanzioni, perché “hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa”. Sì anche alle armi, perché “hanno consentito l’eroica controffensiva del popolo di Zelensky."

Purtroppo, però, la pace è lontana anche se l’Italia è sempre aperta al dialogo alla cooperazione. Il nostro Paese, dice il premier, resta “in prima linea per provare a raggiungere un accordo” - e aggiunge – “non possiamo rischiare una catastrofe nucleare”.

In sostanza, multilateralismo, solidarietà e responsabilità. Queste sono le parole chiavi di Draghi per contrastare Mosca nella conquista dell’Ucraina: Putin ha attaccato la “coesistenza pacifica tra le nostre nazioni”.