Dopo il crollo avvenuto durante i primi giorni di conflitto russo-ucraino, il valore del rublo sta tornando misteriosamente ai livelli pre-guerra. Quali sarebbero le motivazioni che hanno provocato il rialzo del valore della moneta russa, dopo il crollo dei primi giorni di marzo?

Nel frattempo, il leader del Cremlino usa il rialzo del valore del rublo dopo il crollo iniziale per dire che l’economia russa regge bene alle sanzioni occidentali. Ma questa è l’ennesima propaganda russa. In realtà, le cose sono molto più complicate di così.

Giorno 9 maggio la Russia ha festeggiato la Giornata della Vittoria. Si tratta di una giornata commemorativa che serve a ricordare e ad onorare tutti i soldati e gli antenati che hanno sacrificato la loro vita nella lotta contro il nazismo.

Durante questa giornata particolare, il presidente russo, Vladimir Putin ha spiegato ed esposto le ragioni che hanno spinto la Russia ad invadere l’Ucraina, mai citata, e a liberare la regione del Donbass dai neonazisti.

Successivamente, nel corso di questa settimana, Putin ha detto che la nazione ha resistito “all’assalto economico” dell’Occidente. Secondo il capo del Cremlino, le furiose sanzioni inviate dall’Occidente non stanno avendo alcun effetto, anzi. A rafforzare la sua ipotesi c’è l’innalzamento del valore del rublo.

La moneta russa, durante i primi giorni di invasione, aveva perso tutto il valore a causa di una iniziale perdita di fiducia. Tuttavia, nelle ultime settimane il rublo sta cominciando a recuperare tutto il suo valore iniziale tanto da raggiungere i livelli pre-guerra.

Ma quale sarebbe la spiegazione che potrebbe esserci dietro a questo strano fenomeno? È vero quello che dice il presidente Putin?

Il valore del rublo aumenta...e le sanzioni?

Le sanzioni hanno davvero perso la loro efficacia? Attualmente, il dibattito sull’efficacia delle sanzioni è ancora molto acceso, tanto da spaccare letteralmente in due fazioni politiche ed opinione pubblica. Una cosa però è certa: molti paesi dipendono dalla Russia, Italia compresa.

Tuttavia, è innegabile che queste stiano avendo un impatto disastroso sull’economia russa. Persino il presidente Putin ha avvisato i cittadini a tenersi pronti ad una nuova ondata di inflazione e disoccupazione. Ma allora perché adesso si dice che l’economia russa sta sopportando bene le sanzioni dell’Occidente?

Il presidente russo ha per caso cambiato opinione? Secondo le stime del governo americano, il PIL russo dovrebbe ridursi del 10 o del 15 per cento, per cui l’esempio di Putin non corrisponde proprio alla realtà. Ma allora perché il valore del rublo è così alto?

In realtà, il rialzo del valore del rublo è artificiale. Cosa vuol dire? A spiegare questo fenomeno è il Wall Street Journal. Secondo il quotidiano, il rialzo del valore della moneta russa è opera di Elvira Nabiullina, economista e banchiera russa, che proprio in questi mesi è stata una valida alleata di Putin.

Durante tutta questa seconda delicata fase economica russa, coinvolta anche nel conflitto contro l’Ucraina, l’economista Nabiullina ha rinnegato e distrutto tutto ciò che aveva fatto quando nel 2013 era diventata governatrice della Banca centrale russa.

Se fino a pochi mesi fa, l’economista aveva lavorato per riuscire a risollevare ed integrare il più possibile l’economia russa a quella mondiale, in questa seconda fase ha fatto tutto il contrario, ossia proteggerla ed isolarla dal resto del mondo.

Quindi, in sostanza, il compito dell’economista russa è quello di isolare l’economia russa, un comportamento cha ha attirato diverse critiche. I colleghi economisti consideravano la figura del governatore della Banca centrale russa come indipendente rispetto alle questioni politiche.

Tuttavia, le sue ultime azioni hanno portato a pensare il contrario. Si pensava anche ad una sua possibile dimissione dal ruolo di governatore della Banca centrale russa, ma in realtà si sono trattate solamente di voci senza alcun fondamento: proprio in questi giorni, Nabiullina ha rinnovato il suo mandato.

Secondo gli esperti economisti, il lavoro di Nabiullina avrebbe come obiettivo quello di cercare di proteggere ed isolare il valore del rublo dal resto del mondo, ma come? Attraverso una serie di interventi, quali:

  • l’innalzamento dei tassi di interesse al 20%;
  • attraverso un controllo serrato sui capitali.

I tassi di interesse sono stati innalzati del 20% rispetto al resto del mondo. Ad esempio, i tassi di interesse della Banca centrale europea sono allo 0%, mentre i tassi di interesse della Federal Reserve degli Stati Uniti sono allo 0,5%.

Successivamente, il secondo step è stato quello di controllare tutti i capitali attraverso una serie di misure che impediscono di fatto gli stranieri, ma anche i russi, di vendere rubli all’estero, effettuando cambi di valuta.

Altro passaggio chiave è stato quello di obbligare le aziende e gli imprenditori di convertire tutte le riserve di denaro in rubli. Secondo https://www.ilpost.it/

l’esempio più notevole sono le società del gas, che di recente sono state obbligate a convertire in rubli il 100 per cento dei pagamenti che ricevono dai paesi europei per le forniture.

Verso una politica isolazionista?

Che si stia andando incontro verso una politica economica isolazionista? Le premesse di una politica isolazionista sembrano proprio queste. Tant’è che la risposta immediata a questo intervento è stato il blocco immediato delle transazioni in rubli.

Secondo likka Korhonen, politico ed analista della Banca centrale finlandese, 

“Il rublo non è più una valuta che si può convertire liberamente”

Perciò, per rispondere alla domanda che ci siamo posti inizialmente, l’innalzamento del valore del rublo è artificiale per intervento diretto della Banca centrale russa sulle transazioni che avrebbero potuto mettere in pericolo la valuta.

Tuttavia, per altri economisti la questione è un’altra. 

Sono diversi i fattori che le danno una mano, primi fra tutti le esportazioni di petrolio e gas, che continuano ad arrivare dalla Russia verso l’Europa, oltre che in direzione della Cina e l’India. 

Infatti, le banche pubbliche russe Gazprombank e Sberbank - i due istituti esentati dall’ “espulsione" dal sistema internazionale SWIFT perché gestiscono la maggior parte dei pagamenti relativi proprio alle esportazioni di gas e petrolio - commerciano nelle valute occidentali questi combustibili fossili e poi le reinvestono per rafforzare il cambio con la loro moneta nazionale. 

Si parla di almeno dieci miliardi di euro solo nel mese scorso provenienti dai paesi europei nelle casse di Mosca. Questo fattore, unito all’intervento della Banca Centrale russa, costituiscono le operazioni più importanti che hanno portato ad isolare e a proteggere l’economia russa e il valore della sua moneta.

Se le barriere fossero rimosse, la valuta si troverebbe a un livello molto differente”, ha scritto Bloomberg.

Mosse sicuramente efficaci in questo momento ma non per forza risolutive. L’impatto delle sanzioni sul rublo potrebbe sembrare debole nella fotografia attuale ma non è detto che rimanga così anche nel prossimo, anche solo per il fatto che ormai - anche se con “passo lento” - sembra chiara la volontà dei paesi occidentali di volersi slegare dalla dipendenza del gas di Mosca.

Sicuramente, sono degli interventi degni di una economista importante, governatore della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina.