Salario minimo, depositato emendamento soppressivo: salta l'aumento dello stipendio

Arrivato il no del centro destra al salario minimo: è stato depositato un emendamento soppressivo alla proposta di legge presentata da quasi tutti i partiti di opposizione.

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I partiti di opposizione, tranne Italia Viva, il 9 luglio 2023, hanno presentato alla Camera una proposta di legge sull’introduzione del salario minimo Italia, al fine di garantire una retribuzione minima oraria pari a 9 euro.

Lo scopo della proposta era quello di andare a tutelare quella parte dei lavoratori che, attualmente, hanno una retribuzione minima inferiore e che non sono coperti dalla contrattazione collettiva nazionale.

La proposta, però, salta a causa di un emendamento soppressivo depositato in commissione Lavoro alla Camera della maggioranza di governo. Quali sono le ragioni del no dei partiti di centrodestra? Per quanti lavoratori salta l’aumento dello stipendio?

No del centro destra al salario minimo: quali sono le motivazioni

Un argomento molto discusso, soprattutto durante le ultime settimane, ora diventato vero e proprio terreno di scontro tra la maggioranza di governo e quasi tutti i parti all’opposizione: il salario minimo sta accendendo gli animi, tra il rifiuto della maggioranza di Governo e la richiesta a gran voce della sua introduzione, soprattutto da parte del PD e del Movimento 5 stelle.

I partiti di opposizione, tranne Italia Viva, il 4 luglio 2023 hanno depositato alla Camera una proposta di legge unitaria sull’introduzione del salario minimo in Italia, con l’obiettivo di tutelare i settori più fragili, meno retribuiti e non coperti dalla contrattazione collettiva.

I partiti di centro destra hanno depositato alla Camera un emendamento soppressivo della proposta di legge sul salario minimo. Secondo la maggioranza di governo il salario minino non serve in Italia. Concetto che è stato ribadito anche dalla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Elvira Calderone, e sottolineato dai partiti di maggioranza di governo, proprio attraverso la presentazione dell’emendamento soppressivo della proposta di legge.

A tutela dei lavoratori ci sarebbero già la contrattazione collettiva nazionale e, al contempo, gli stessi sindacati. In Italia, i Contratti collettivi nazionali di lavoro hanno un alto tasso di copertura, che va a registrare un valore maggiore dell’80%. Sono comunque tagliati fuori molti lavoratori che percepiscono una paga oraria inferiore rispetto ai 9 euro del minimo salariale proposto dalle opposizioni.

Per quanti lavoratori salta l’aumento dello stipendio

Con il no secco dei partiti di maggioranza, per molti lavoratori dipendenti delle fasce più fragili non coperti dai CCNL, salta l’aumento dello stipendio.

Cosa significherebbe, per questi lavoratori, aumentare il salario minimo a 9 euro l’ora? Secondo i calcoli Istat, l’introduzione di questo minimo salariale porterebbe un aumento per 3,6 milioni di rapporti di lavoro che riguardano, circa, 3 milioni di lavoratori. L’aumento medio sarebbe di circa 804 euro a rapporto di lavoro. Il monte salariale crescerebbe di quasi 2,9 miliardi di euro.

L’aumento degli stipendi di circa 3 milioni di lavoratori fragili contribuirebbe anche ad aumentare il potere d’acquisto. Il minimo salariale non riguarda solo i lavoratori dipendenti, ma anche tutti gli altri rapporti di lavoro che presentino simili necessità di tutela, sia nell’ambito del lavoro autonomo che per quanto riguarda di lavoro parasubordinato.

Governo e opposizioni: proposte a confronto

Durante le ultime settimane e soprattutto in questi giorni, il salario minimo è un argomento molto caldo che ha fatto accendere gli animi di tutti, sia dei partiti di maggioranza che, soprattutto, dei partiti all’opposizione. Ma il tema è stato già bloccato sulla prima fase, ovvero sul confronto. Conviene? Non conviene? È utile oppure no?

Da una parte c’è la maggioranza di governo che predilige i CCNL, che offrono copertura e tutela a circa l’80% dei rapporti di lavoro. Dall’altra parte, quasi tutti i partiti di opposizione promuovono a gran voce l’introduzione del salario minimo a 9 euro lordi l’ora, in quanto sono molti i lavoratori che guadagnano al di sotto di questa soglia.

Infatti, secondo la proposta presentata dalle opposizioni, i lavoratori di tuti i settori economici avrebbero un trattamento economico non inferiore a quello previsto dai CCNL di riferimento stipulati tra i sindacati e le organizzazioni datoriali, salvo i trattamenti di miglior favore. Abbiamo anche anticipato che la giusta retribuzione sarebbe in favore non solo dei lavoratori dipendenti, ma anche dei rapporti di lavoro nell’ambito della parasubordinazione.

La stessa Costituzione prevede che i lavoratori siano pagati sufficientemente per avere una vita dignitosa per se stessi e per la propria famiglia.

Dall’altra parte, però, la maggioranza di governo continua dritta per la sua strada difendendo i provvedimenti intrapresi e già in corso d’opera: il taglio del cuneo fiscale e le novità introdotte nel Decreto Lavoro. Il taglio del cuneo fiscale, per ora temporaneo solo fino al 31 dicembre 2023, si punta a farlo diventare strutturale a partire dal 2024.

Per i partiti di centro destra, introdurre il salario minimo significherebbe fare addirittura un passo indietro rispetto a quanto previsto dalla contrattazione collettiva in vigore.