Salario minimo, pro e contro della proposta delle opposizioni

Secondo Elly Schlein e le opposizioni il salario minimo è indispensabile, per la ministra del lavoro Calderone no: ecco tutti i pro e i contro.

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Di salario minimo si è iniziato a parlare in Italia da diverso tempo, ma una proposta di legge non sembra fra le priorità del governo, come ha ribadito anche la ministra del lavoro Marina Calderone.

Vediamo allora nel dettaglio tutti i pro e i contro del salario minimo, e che cosa c'è di vero (e cosa no) nelle parole della ministra e della segretaria del Pd.

Salario minimo, i pro e i contro di una legge ad hoc

Sui pro e i contro del salario minimo si sta discutendo ormai da paracchio tempo, senza che si possa trovare un accordo fra maggioranza e opposizione (ma nemmeno all'interno dell'opposizione, se si considera il dietrofront di Italia Viva).

Prima di analizzare i pro e i contro del salario minimo, è necessario però fare una serie di precisazioni, dato che il salario minimo non ha le stesse caratteristiche in tutti gli stati che lo adottano.

Il salario minimo a cui si riferisce la proposta delle opposizioni, infatti, è quello che appartiene al cosiddetto modello tedesco, dato che da 8 anni è ormai utilizzato nella repubblica federale.

In questo modo, il salario minimo è sì fissato a un tot all'ora (la proposta italiana è di 9 euro), ma ciò non vale per tutte le categorie.

Alcuni settori, infatti, godono di un contratto collettivo vincolante, contrattato con il governo: così, ad esempio, per il personale di assistenza negli ospizi è di 15 euro, nel settore della pulizia degli edifici è a 13 euro, per l'edilizia è di poco inferiore.

Sul sito del ministero del lavoro tedesco, dunque, è possibile leggere tutti i salari minimi per categoria, che però non possono scendere sotto la base inizialmente approvata per tutti i lavoratori. Non è però l'unica strategia adottata in Europa.

Dopo aver chiarito che cosa si intenda per salario minimo, passiamo ora ad illustrare i pro e i contro della legge, come è emerso dal confronto fra la ministra del lavoro e la segretaria del Pd.

Evasione e aumento dei licenziamenti? I contro del salario minimo

In parole semplici, è possibile fare un primo elenco di tutti i contro di una legge sul salario minimo:

  • Se le aziende e i privati fossero obbligati a pagare un salario minimo di 9 euro l'ora, è possibile che in molti preferirebbero redigere contratti in nero a un prezzo inferiore, aumentando evasione e precariato.

  • Aziende e privati potrebbero decidere di ridurre invece il personale all'osso per pagare di meno, aumentando la disoccupazione e rendendo meno probabile il rinnovo dei contratti.

  • In alcuni settori, il salario minimo è ritenuto impraticabile (assistenza domestica in primis, dove si lavorano molte ore al giorno e si è pagati da privati).

La ministra del lavoro Calderone insiste soprattutto sulla componente fiscale, e propone invece:

Agevolazioni fiscali e contributive. Voglio lavorare molto sulla contrattazione nazionale di secondo livello per cercare di dare un aiuto concreto al rinnovo dei contratti.

Sostegno ai giovani e meno povertà: i pro del salario minimo

D'altro canto, è anche vero che ricerche di economisti premi Nobel hanno provato come il salario minimo non incida affatto sull'occupazione dei lavoratori, ma al contrario favorisca un maggiore impegno da parte delle aziende e abbia portato maggior produttività.

Tra i vantaggi del salario minimo, sono inoltre citati:

  • Riduzione del gender gap nei pagamenti: le donne sono infatti coloro che maggiormente soffrono di salari bassi, per cui un salario minimo avrebbe effetti positivi sulla vita di una donna lavoratrice su quattro.

  • Aiuti ai giovani. In un paese che offre sempre meno garanzie ai giovani lavoratori (sfruttati fra stage e paghette), il salario minimo potrebbe migliorare le condizioni del 38% dei giovani (da notare come i bassi salari siano indubbiamente fra i maggiori fattori di bassa natalità del nostro paese, che il governo prende sempre più a cuore).

  • Aiuti ai lavoratori poveri, ovvero coloro che lavorano ma non hanno gli strumenti per una vita dignitosa.

Insomma, la maggiore sfida del salario minimo sembrerebbe essere l'evasione fiscale, ma dato che si tratta già di uno dei maggiori problemi del paese, forse potrebbe essere anche la migliore occasione per ripensare le politiche del costo del lavoro e rivedere le strategie di controllo.

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