Sanremo, Jannacci e Massini portano "L'uomo nel lampo": testo e significato

Paolo Jannacci e Stefano Massini all'Ariston portano un testo, cantato, "L'uomo nel lampo", un brano inedito di denuncia sociale.

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Morire lavorando è ancora oggi un argomento molto delicato dove molte sono le persone che ci lasciano ogni anno. Solo nel 2023, secondo i dati Inail, sono morte più di mille persone. Paolo Jannacci e Stefano Massini all'Ariston portano un testo, cantato, "L'uomo nel lampo", un brano inedito di denuncia sociale.

Le parole di Jannacci e Massini

Jannacci e Massini sul palco dell'Ariston parlano delle morti sul lavoro attraverso un testo commovente. Le persone che muoiono sul lavoro molto spesso vengono raccontate solo come numeri e statistiche dimenticandosi che sono delle vere e proprie vite morte improvvisamente sul luogo di lavoro e dimenticate già il giorno dopo l'accaduto.

Le parole di Paolo Jannacci:

Riuscire a tutelare e tutelarsi nel mondo del lavoro ci sottrae dalla meschinità che spesso ci domina. “L’uomo nel lampo” è un piccolo contributo in chiave poetica, per non dimenticare chi è morto sul lavoro e per mantenersi sempre in guardia, perché ne va della nostra vita. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma spesso ce ne dimentichiamo. Altro non posso dire perché sono solo un saltimbanco… Ma si sa: i saltimbanchi, da sempre, raccontano amare verità

Le parole di Stefano Massini:

“L’uomo nel lampo” è un dialogo in musica. C’è un padre morto giovanissimo in un incidente sul lavoro, uno di quelli che funestano le nostre cronache, senza far notizia al punto tale che neppure destano più scandalo perché il lavoro è diventato un far west e i diritti sono un lusso. L’assuefazione alle cosiddette morte bianche è ormai un dato di fatto, e con questo brano di teatro-canzone tentiamo di sollevare il velo della narcosi. La canzone è un piccolo ritratto di vita, drammatica perché cristallizza un dialogo impossibile: da quella fotografia appesa in salotto, il padre non smette mai di parlare al figlio, che nel frattempo cresce nella leggenda di quel papà “morto dentro un lampo”. È un nuovo capitolo della collaborazione che da anni mi lega a Paolo Jannacci, e che dal 2020 ci ha visti nei teatri di tutta Italia con le repliche di “Storie” del Piccolo Teatro di Milano. Questa collaborazione mi rende ancora più fiero dal momento che si inscrive nella scia di un impegno civile, quello sulle morti cosiddette “bianche”, che tante volte ho denunciato anche per ragioni familiari.

Il testo completo

Bassi Maurizio/ Jannacci Paolo/ Massini Stefano

Ala Bianca Group Srl

Ehi, ehi Michè,

Sono io Michè, questa voce lontana

Dicono, sai la vita è strana

Ma più che strana è proprio bastarda

Ed io lo so perché mi riguarda

Da quando il mio filo si è rotto

Sono una foto appesa in salotto

E in quella foto oltretutto...

Ma dai Michè son così brutto

Occhi chiusi, viso scuro...

Che se mi avessero detto giuro

Questa foto resterà di te

Accidenti Michè, mi sarei messo in posa

1,2,3, flash, perfetto

Sono io, sì, sono l'uomo di cui ti hanno detto

Che un lampo mi portò via

E di me non resta, che una fotografia

C'era una volta un uomo che vide come un lampo

sorrise e alzò le mani come per abbracciarlo

L'uomo nel lampo che non è più tornato

Lo videro in quel lampo e lì si è addormentato

Proprio quel lampo che portò via mio padre

e che da quel momento è musica nel vento

Sai Michè,

non è che sono solo in questo posto

C'è più folla che a Rimini ad agosto

Tutti come me finiti fuori pista

Tutti fuori dalla lista

Tutti con il marchio addosso di questo paradosso

Che il lavoro porta sotto terra

e l'operaio muore come in guerra

Ma io Michè, io che ridevo anche dei guai

io, che la battuta non mi mancava mai,

Quando mi dicono: "la fabbrica è una miniera"

No, piuttosto è una galera

Perché loro si fanno l'ora d'aria

e pure noi, nel senso che saltiamo in aria...

E nelle fiamme di 6 metri e via..

Passi da uomo a fotografia.

C'era una volta un uomo che vide come un lampo

sorrise e alzò le mani come per fermarlo

L'uomo nel lampo che non è più tornato

Lo videro in quel lampo

Questo lampo non ha odore ne colore

Il lampo uccide ma senza far rumore

Poi ti guardi ad uno specchio

E lì vorresti perdonare

E vabè, basta dai...

Da questa foto mi guardo intorno

E non ho smesso un solo giorno

in silenzio fotografato e muto di dirti:

"ciao Michè, sono il padre che non hai conosciuto"