Secondo uno studio su The Lancet, una rivista scientifica inglese, il 68% dei pazienti che hanno contratto il covid e sono poi guariti, dopo sei mesi presentano ancora dei sintomi di long covid. Nei casi più gravi, il long covid si trascina anche dopo due anni dalla guarigione.

I sintomi più comuni sono debolezza muscolare e stanchezza. Secondo lo studio, pubblicato in particolare su The Lancet Respiratory Medicine, più della metà dei pazienti che durante le prime due ondate sono state ricoverate in ospedale, a due anni di distanza presentano almeno un sintomo di long covid.

La ricerca è stata condotta su 1.192 pazienti in Cina che presentavano un’infezione da SARS-CoV-2 durante la prima fase della pandemia, in particolare nel 2020, e che furono ricoverati all’ospedale di Wuhan tra il 7 gennaio e il 29 maggio 2020.

I pazienti, successivamente, sono stati visitati a sei mesi, un anno o due di distanza dalla guarigione e tutti loro hanno presentato almeno un sintono di long covid.

Nonostante la salute fisica e mentale sia col tempo migliorata, lo studio ha fatto presente che i pazienti che hanno avuto il covid tendono comunque ad avere dei problemi di salute.

Molti fanno fatica anche a fare sport a causa dell’affaticamento, del fiato corto e a causa della difficoltà a prendere sonno.

Ma lo studio ha presentato anche un dettaglio positivo, perché se il 68% dei pazienti che hanno contratto la malattia durante la prima fase di pandemia hanno manifestato dei sintomi di long covid più duraturi, adesso la percentuale è più bassa: 55% dei pazienti che hanno contratto il covid successivamente e sono poi guarite hanno presentato dei sintomi di long covid un po’ più brevi.

Secondo lo studioso che ha partecipato allo studio, il professor Bin Cao, medico del China Friendship Hospital, in merito ha detto che:

I nostri risultati indicano che per una certa percentuale di sopravvissuti al Covid-19 ricoverati in ospedale, sono necessari più di due anni per riprendersi completamente.

Il follow-up continuo dei sopravvissuti al Covid-19, in particolare di quelli con sintomi di long Covid, è essenziale per comprendere il decorso a lungo termine della malattia, così come per analizzare meglio i benefici dei programmi di riabilitazione.

C’è una chiara necessità di fornire supporto continuo a una percentuale significativa di persone che hanno avuto il Covid-19 e di capire come i vaccini, i trattamenti emergenti e le varianti influenzino i risultati sanitari a lungo termine

Si tratta, dunque, di uno studio con un follow up notevole. Tuttavia, studi del genere presentano dei rischi. Certamente, attraverso questi studi è stato possibile individuare il long covid dai sintomi rilevati nei pazienti guariti. Tuttavia, l’errore più problematico è non tenere conto dello stato di salute del paziente pre-Covid-19.

Inoltre, dallo studio non emergono delle comparazioni con il resto della popolazione o con chi, invece, è guarito bene dal Covid 19. Gli studiosi hanno solamente esaminato gli effetti a lungo termine del covid, una cosa non da poco, ma ci sono specifici dettagli che mancano e che avrebbero potuto rendere la ricerca più completa.

Ad ogni modo, i risultati che sono emersi dallo studio inizialmente erano solamente delle ipotesi. In Italia il dibattito sul Covid e sul long covid è ad oggi molto accesso, ma molti medici concordano con lo studio. Uno tra questi è l’infettivologo Matteo Bassetti, il quale attraverso il suo profilo Twitter ha commentato dicendo:



Quali sono stati i test effettuati sui pazienti?

Secondo lo studio, i pazienti sono stati sottoposti a test si sforzo fisico come una camminata di sei minuti, che permette di rilevare il livello di affaticamento, il battito cardiaco e il fiato. Inoltre, sono stati effettuati altri test di laboratorio, questionari nel quale si chiedeva di determinare i sintomi, ma non solo.

Oltre ai test per determinare dei sintomi fisici, sono stati effettuati anche dei test per determinare la qualità della salute mentale, delle qualità della vita correlata alla salute, il ritorno a lavoro e l’uso di assistenza sanitaria dopo le dimissioni dall’ospedale.

Questi test sono stati condotti non solo sui pazienti che presentavano dei sintomi di long covid, ma anche sui pazienti che non presentavano alcun sintomo. Ma quali sarebbero i sintomi del long covid? Lo vedremo ora.

Long covid, quali sono i sintomi?

Lo studio, come abbiamo detto, è stato condotto su 1.192 pazienti cinesi con un’età media di 57 anni. Di questi, il 54% era di sesso maschile. I risultati hanno dimostrato che il 68% dei pazienti, sei mesi dopo essersi ammalati, presentavano ancora dei sintomi.

Entro due anni, i pazienti che dopo la guarigione presentavano dei sintomi erano il 55%.

Ma quali sintomi avevano dichiarato? I sintomi più comuni di long covi sono debolezza muscolare e stanchezza. Questi sintomi, sono stati manifestati da almeno il 55% dei pazienti, ma dopo due anni gli stessi erano presenti nel 52% dei pazienti a sei mesi di distanza dalla guarigione.

Ed ancora, dopo due anni gli stessi sintomi venivano manifestati nel 30% dei casi. Inoltre, tutti i pazienti, indipendentemente dalla gravità della malattia, sono tornati al lavoro dopo due anni.

Potrebbe sembrare un periodo di ripresa lungo, ma lo studio ancora una volta ha dimostrato che i pazienti che hanno contratto il covid 19 presentano una salute peggiore di prima: rimangono molto più affaticati e molto più stanchi rispetto al periodo pre-covid.

Inoltre, i sintomi presentati erano sempre gli stessi. Questo dato non è scontato, poiché i pazienti che hanno contratto il covid avrebbero avuto molte più probabilità di manifestare anche altri sintomi come dolori muscolari, articolari, mal di testa e vertigini.

Oltre la manifestazione dei sintomi fisici, dai questionari psicologici è emerso che i soggetti presentavano anche disagio e dolore (35%) e depressione ed ansia (19%). 

I rischi ed i limiti della ricerca sul long covid

Purtroppo, la ricerca presenta dei limiti e ad ammetterlo sono gli stessi studiosi che hanno partecipato allo studio. Come scrive anche il Corriere della Sera, infatti, in merito allo studio:

Senza un gruppo di controllo di sopravvissuti in ospedale non correlato all’infezione da Covid-19, è difficile determinare se le anomalie osservate siano specifiche della malattia.”

Alcune misurazioni sono state rilevate a distanza e non attraverso delle visite mediche, per cui è difficile determinare con certezza la veridicità delle affermazioni, come quelle relative al lavoro e all’assistenza sanitaria.

Tuttavia, lo studio ha pur sempre una sua validità, se pensiamo che ancora oggi i pazienti presentano ancora dei sintomi da covid, dopo due anni dalla guarigione. Ci permette di capire che il Covid 19 non è un virus da sottovalutare, che riesce ad infiltrarsi nel profondo fino a causare dei problemi di salute anche a due anni di distanza dalla guarigione. 

Inoltre, ricordiamo che tutti i pazienti presi in esame erano stati contagiati dal ceppo originale di Wuhan, un virus molto più pericoloso e letale delle nuove varianti presenti in circolazione. Se pensiamo che molti di noi siano riusciti a superare quella fase della pandemia, possiamo dire di essere stati non solo fortunati, ma che dietro questo risultato c’è la ricerca e lo studio di milioni di medici.

La ricerca scientifica ci ha permesso di sopravvivere alla pandemia più grave degli ultimi 100 anni.