Stato di emergenza per siccità in 5 Regioni, cosa comporta e che significa

Le estati sono sempre più torride, e la secca del Po di quest'anno è un tremendo esempio della siccità sempre peggiore. Mario Draghi ha deciso di mettere 5 Regioni in stato di emergenza, questo cosa comporta?

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Ogni anno la siccità in Italia si fa sempre più dura, e vanno presi sempre più provvedimenti straordinari. Ogni anno c’è sempre un avvenimento record che preoccupa tutti, come in questo caso la micidiale secca del Po. Il governo, perciò, ha deciso di prendere provvedimenti. 

Il governo di Mario Draghi ha approvato lo stato di emergenza per siccità in Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia e Piemonte. L’espressione “stato di emergenza” a molti fa venire i brividi sulla schiena, come reminiscenza del terribile periodo del Covid. Questa volta, però, è stato accolto con gioia dalle Regioni, in primis gioisce il governatore del Veneto Luca Zaia:

"Noi siamo stati i primi in Italia, precisamente il 21 aprile, a chiedere lo stato di emergenza per la siccità perché già due mesi fa gli indicatori erano evidenti. Ben venga dunque la scelta del governo di concederci lo stato di emergenza.

Ora attendiamo di capire i dettagli e aspettiamo la nomina del commissario e degli eventuali sub commissari affinché si possa essere operativi con interventi veloci. C'è poi un aspetto, quello finanziario, che riteniamo fondamentale per dare ristori a chi ha subito danni."

Cosa comporta lo stato di emergenza per siccità

Cosa comporta, quindi, lo stato di emergenza per queste cinque regioni? Innanzitutto, verranno istituiti un totale di 36,5 milioni di euro per far fronte alla crisi immediata, così ripartiti: 

  • 4,2 milioni di euro al Friuli Venezia-Giulia,
  • 4,8 milioni di euro al Veneto
  • 7,6 milioni di euro al Piemonte,
  • 9 milioni di euro alla Lombardia,
  • 10,9 milioni di euro all’Emilia-Romagna.

Come possiamo vedere, la fetta più grande dei fondi è andata all’Emilia-Romagna. Nonostante la violenta ma breve pioggia di ieri a Bologna, infatti, il resto della regione ha sofferto gravemente la scarisità di piogge. Ne è molto grato il governatore Stefano Bonaccini

"Ringrazio il Governo e il presidente Draghi per l'accoglimento e il varo dello stato di emergenza per l'Emilia-Romagna che avevamo richiesto, con subito lo stanziamento dei primi 10,9 milioni di euro per gli interventi più urgenti contro la grave siccità che stiamo vivendo.                       

Un ottimo segnale di attenzione in tempi brevi al quale, sono certo, seguirà successivamente lo stanziamento degli altri fondi necessari. Serve l'impegno del Paese, anche per un piano nazionale e misure strutturali, e l'Emilia-Romagna è pronta a fare come sempre la sua parte."

Nel mirino di questi fondi è l’immediata riparazione degli acquedotti, spesso vecchi e malridotti. Questo causa tantissime perdite di acqua che si potrebbero evitare con un semplice ammodernamento. 

Al di là del vil denaro, lo stato di emergenza in queste regioni comporta anche la nomina di un commissario straordinario. Questa figura avrà a disposizione 30 unità per supervisionare la riparazione degli acquedotti, oltre a gestire i razionamenti dell’acqua nella regione. 

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Lo stanziamento dei fondi PNRR per l’ammodernamento a lungo termine

Mettere una pezza, comunque, non aiuterà per molto a lungo. Secondo molti, serve una riforma sistematica che metta fine al problema una volta per tutte. 

Si parla, per questo, di Decreti Siccità. Il governo, in concerto con il Ministero delle Infrastrutture ed il Ministero della Transizione Ecologica, ha intenzione di sviluppare un piano per contrastare sistematicamente la siccità. 

Per questo motivo, l’intenzione è di stanziare questi 2,8 miliardi nel breve-medio termine. Entro il 2024 verranno redatti i piani per la costruzione di nuovi sistemi idrici e verranno inseriti nelle leggi di bilancio. 

L’idea è anche quella di puntare a soluzioni sostenibili, anche per essere in linea con le direttive europee del PNRR. Se dobbiamo ammodernare, tanto vale farlo in modo che ci possa servire anche a lungo termine. 

Abbiamo tante possibilità per migliorare la situazione della siccità in Italia, specialmente con il riscaldamento globale che si fa sempre più pressante. Non dobbiamo bruciare questa opportunità.