TUNISIA – In Tunisia sta avvenendo l’ennesimo disastro ambientale. A 7 chilometri dalle coste del Golfo di Gabes una petroliera è affondata con a bordo 750 tonnellate di carburante. Questa sembra essere rimasta bloccata al largo della Tunisia a causa del mal tempo e poco dopo è affondata.

Fortunatamente l’equipaggio è riuscito ad evacuare la nave ancora prima che la petroliera affondasse completamente, ma il pericolo più grande adesso rimane uno: la fuoriuscita di greggio e carburante. Il disastro ambientale è proprio dietro l’angolo.

Tuttavia, il portavoce del tribunale locale ha rassicurato comunicando che al momento non ci sarebbero fuoriuscite di carburante, ma il rischio è grande. Ma vediamo di andare con ordine.

La petroliera, battente bandiera della Guinea Equatoriale, proveniva dall’Egitto ed era diretta a Malta. A causa del mal tempo e del mare grosso aveva chiesto alle autorità portuali tunisine di potersi riparare sotto le coste tunisine, ma il mare nel frattempo era riuscito ad entrare persino nella sala macchine.

L’equipaggio aveva chiesto il permesso alle autorità di poter sbarcare, ma non hanno fatto in tempo. L’acqua è riuscita a raggiungere l’altezza di due metri all’interno della nave, per cui è stato necessario evacuare.

Al momento dell’incidente, le autorità hanno prontamente avvisato il ministero dell’Ambiente tunisino che attraverso il suo profilo Facebook ha comunicato l’attivazione del piano nazionale di emergenza in coordinamento con tutti i ministeri interessati.

Non solo in Tunisia: ecco 12 principali disastri ambientali causati dall’uomo!

Ma questo è solo l’ennesimo disastro ambientale. Sebbene negli ultimi vent’anni, circa il 90% dei disastri ambientali è causato da disastri metereologici estremi, come terremoti, inondazioni, tempeste e ondate di calore, molti altri disastri sono causati dall’incuria dell’uomo.

Qui, analizzeremo a ritroso i principali disastri ambientali avvenuti negli ultimi undici anni.

Disastro ambientale del lago Victoria

Il più recente è il disastro che sta avendo luogo proprio adesso nel lago Victoria, in Africa. In particolare, il più grande lago dell’Africa è al centro di una catastrofe ambientale senza precedenti: inquinamento chimico causato dalle acque reflue grezze; inquinamento causato dalle piante di giacinto d’acqua e fioriture di alghe che soffocano la fauna e la flora del lago.

Ma non solo. Gli abitanti continuano, nonostante l’inquinamento, a praticare una pesca intensiva proprio perché tre paesi dipendono dal lago Victoria, ovvero l’Uganda, il Kenya e la Tanzania: il lago soddisfa il fabbisogno di 40 milioni di persone.

Rifiuti elettronici in Cina

Altro disastro ambientale attualmente in corso, dopo la Tunisia, è quello che riguarda il deposito di rifiuti elettronici a Guiyu, in Cina. Lo scarico dei componenti elettronici è un problema molto presente, soprattutto nei paesi del mondo tecnologicamente avanzati.

Questi, sono molto pericolosi per l’uomo, infatti, circa l’88% dei bambini nella provincia soffre di avvelenamento da piombo e il tasso di aborti spontanei è molto alto. 

Disastri metereologici in Germania e in Belgio

Ma la fiera dei disastri ambientali non finisce qui, perché nel luglio del 2021, quindi solamente lo scorso anno, la Germania ha assistito all’ondata di mal tempo più feroce mai avvenuta. Questa ha causato diverse alluvioni in Germania e in Belgio. I morti in quell’occasione sono stati tantissimi: ben 184 morti in Germania e 37 in Belgio.

Temperature da record in Canada

Altro disastro meteorologico, causato dal cambiamento climatico, è avvenuto anche l’anno scorso, in particolare a giugno 2021, in Canada. In quell’occasione la temperatura ha sfiorato i 50°C, un record insolito soprattutto per un paese del nord America.

In quella occasione, a causa del caldo anomalo, sono morte bel 200 persone.

Riversamento di combustibile e olio nelle Mauritius

Altro disastro ambientale, simile a quello che sta avendo luogo in Tunisia, si è verificato nel luglio del 2020 al largo delle Mauritius. Una nave cargo ha causato un riversamento di mille tonnellate di olio combustibile proprio nella laguna. 

Ancora adesso è difficile calcolare i danni causati alla vita marina di quelle zone, ricche di fauna, flora e di coralli che costituiscono le barriere.

Collasso di una centrale elettrica in Siberia

A maggio del 2020 un altro incidente simile al precedente ha avuto luogo in Siberia, nel fiume Ambarnaya. In quella occasione, il collasso di una centrale elettrica ha portato alla fuoriuscita di 20 mila tonnellate di combustibile diesel e di lubrificanti nel fiume.

Quel fiume riforniva d’acqua tutta la popolazione di Norilsk, senza contare le evidenti conseguenze sull’interna popolazione animale e vegetale del luogo. Non dobbiamo dimenticarci dell’enorme incendio che ha distrutto l’Australia nell’estate del 2019. Animali e foreste sono state letteralmente mangiate dal fuoco, con conseguenze incalcolabili.

Incendi nella foresta amazzonica

Anche la foresta amazzonica, in Amazzonia, durante il 2019, ha assistito a 72 mila incendi boschivi. Si trattavano di incendi dolosi causati dagli allevatori locali di bovini, per fare spazio e allargare così i pascoli per il bestiame. Secondo https://www.lenius.it/, inoltre:

Un ruolo importante è da attribuire anche al cambiamento climatico, che ha reso la foresta pluviale più suscettibile al fuoco a causa della maggiore siccità.

Acqua alta a Venezia

Anche in Italia in questi ultimi anni abbiamo assistito a diversi disastri naturali e metereologici: un super caldo durante la stagione estiva e alluvioni durante la stagione invernale. Nel 2019 abbiamo assistito ad un innalzamento anomalo dell’acqua a Venezia: l’acqua ha raggiuto il record di oltre 110 centimetri in 18 occasioni, di cui 12 solamente nel mese di novembre.

I danni causati dall’eccessiva marea sono stati calcolati in centinaia di milioni di euro.

Disastro della diga di Brumadinho

Sempre durante il 2019, a ritroso, abbiamo assistito al disastro della diga di Brumadinho, in Brasile. Le dighe sono sempre molto pericolose se subiscono dei guasti a causa della scarsa manutenzione, ed è proprio quello che è accaduto in Brasile.

La diga, posta vicino la miniera di ferro di Còrrego di Feijao, subì una rottura e questo causò la fuoriuscita di 12 milioni di metri cubi di materiali di fango misto a materiale ferroso. Secondo le autorità locali, i materiali ferrosi ed i metalli fuoriusciti potrebbero influenzare l’intero ecosistema del fiume.

Alluvione in Uruguay

Nel 2017, sempre a causa del cambiamento climatico, abbiamo assistito alle inondazioni causate dall’innalzamento del livello delle acque del fiume Uruguay. In quella occasione è stato necessario evacuare circa 3500 persone.

Morte della Grande Barriera Corallina in Australia

Ma i disastri non finiscono qui. Una delle grandi estinzioni di massa l’abbiamo avuto proprio sotto gli occhi tra il 2015 e il 2016, ovvero la fine della Grande Barriera Corallina dell’Australia

La Grande Barriera Corallina è stata intaccata dall’eccessivo sfruttamento del mare: la pesca intensiva, l’uccisione indiscriminata di squali e l’aumento delle temperature hanno favorito l’incremento del livello di anidride carbone che ha causato la morte dei coralli.

Qui, a causa dell’aumento della temperatura marina, il 90% dei coralli ha subito uno sbiancamento ed il 20% di questi è morto.

Disastro di Fukushima

Non dimentichiamoci del disastro di Fukushima nel 2011. Questo generò uno Tsunami di grandi dimensioni che si abbatté sulle coste nordorientali del Giappone.

Ancora oggi le spiagge e le falde acquifere rimangono inquinate di cesio-137, una sostanza radiottiva.