Chi è Unabomber, il terrorista di cui si parla tanto: ecco perché si chiama così

Chi è Unabomber, il terrorista dal doppio volto? Un ex genio della matematica americano, o un sociopatico italiano privo ancora oggi di alcuna identità? Vediamo insieme la storia di uno dei criminali più famosi di sempre, e l'origine del suo nome.

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Torna alla ribalta il nome di uno dei terroristi più famosi della storia americana e italiana: Unabomber.

Ed è famoso proprio perché questo terrorista è in realtà due persone. Due persone con lo stesso nome inconfondibile, ma solo uno di questi ha una vita vera e propria.

Per il resto, sono uguali: lo stesso modus operandi, la stessa crudeltà e freddezza, e quella specie di "fil rouge" noto solo a lui, a Unabomber. Addirittura, proprio per il suo stile è stato considerato un terrorista "geniale", anche se ovviamente pericoloso per l'incolumità della popolazione.

O meglio, due terroristi "geniali". Due vite pressoché uguali nel terrorismo, ma completamente differenti per il resto. 

Chi è Unabomber, il terrorista di cui si parla tanto: ecco perché si chiama così

Partiamo con il primo, a livello cronologico. Si chiama Theodore Kaczynski, nato a Chicago il 22 maggio 1942 da Theodore Richard Kaczynski e Wanda Dombek, entrambi figli di immigrati polacchi.

Theodore non cambierà mai nome, e non ha mai avuto intenzione di cambiarlo.

Sarà l'FBI a farlo, e più in avanti i media.

All'inizio non sapevo chi fosse, e per identificare quella serie di lettere e pacchi bomba che dal 1978 al 1995 colpivano uffici, università, negozi e addirittura aerei di linea, utilizzarono un nome in codice: UNABOMB, acronimo per UNiversity and Airline BOMB.

I media daranno un'ulteriore personalizzazione, e nascerà Unabomber, letteralmente "il dinamitardo di università e linee aeree".

Ma questo è quello americano, quello che, dopo quasi vent'anni di indagini, venne identificato nella persona di Theodore Kaczynski.

Quello italiano è ancora tutto da scoprire. Chiamato così per la contemporaneità delle sue azioni durante gli ultimi anni di caccia a quello americano, con l'archiviazione nel 2009 del processo contro Zornitta, ritenuto l'ultimo sospettato dietro alla figura dell'Unabomber italiano, non si ha più alcuna pista. 

E l'identità è probabilmente persa per sempre.

L'Unabomber americano: Theodore Kaczynski

Prima di diventare Unabomber, Theodore era un genio della matematica. Già a 10 anni ha un quoziente intellettivo pari a 170, ed è talmente brillante nella matematica, e nello studio in generale, da riuscire a immatricolarsi ad Harward a soli 16 anni.

Consegue la laurea a 20 anni, il dottorato di ricerca a 24 anni, e nello stesso anno diventa assistant professor alla Berkeley. Da laureato scrive in pochi anni ben 6 articoli scientifici, addirittura la sua stessa tesi ottenne il premio Sumner B. Myers, e un commento da parte del suo ex professore di matematica, Maxwell Reade, alquanto insolito:

"Credo che forse 10 o 12 persone nel paese la capirebbero e la potrebbero apprezzare"

E poi nulla.

Si dimette dopo due anni dall'inizio del suo incarico, a soli 26 anni. Nel 1969 si trasferisce in casa dei suoi, a Lombard, e poi nel 1971 in una baracca, senza acqua né corrente. Vive con lavori occasionali e col supporto economico dei suoi, di tanto in tanto lavora con suo padre e suo fratello in fabbrica.

Nessuno capisce perché quest'involuzione. Forse gli esperimenti a cui era stato sottoposto, come il famigerato MKULTRA, soponsorizzato dalla CIA stessa. Oppure la sua indole schiva, il suo comportamento atipico (da piccolo aveva una grave fobia per persone ed edifici), l'essere stato vittima di bullismo, o del suo cervello geniale.

Fatto sta che dal 1978 comincia a inviare lettere e pacchi un po' ovunque. Tutte bombe.

Il primo era per il professor Buckley Crist della Northwestern University. Ad aprire il pacco sarà l'agente di polizia Terry Marker. Mentre l'anno dopo tenta con un pacco bomba sul volo 444 dell'American Airlines, un Boeing 727 Chicago-Washington D.C. Non esplode a causa del timer difettoso.

Dopo l'attentato aereo partiranno le indagini dell'FBI, ma ha davanti solo bombe rudimentali, falsi indizi, e nessun profilo criminale valido. Solo un allarme terrorismo, che durerà quasi 20 anni.

Si dovrà aspettare il 1995, quando Theodore deciderà di "lasciarsi prendere", diffondendo tramite lettere alle sue vittime il Manifesto La Società Industriale ed il Suo Futuro.

Si tratta di un compendio di riflessioni e pensieri di stampo anti-tecnologico e anarcoidi, talmente complesse però da stimolare la curiosità di studiosi e filosofi, come Kevin Kelly, che lo cita espressamente nel suo libro Quello che vuole la tecnologia (2010).

Sarà però il suo stile di scrittura a incastrarlo, perché da lì l'agente dell'FBI Jim Fitzgerald dedurrà che Unabomber è Theodore Kaczynski.

Theodore Kaczynski viene arrestato il 3 aprile 1996, nella sua baracca. Viene accusato di trasporto illegale, spedizione e uso di esplosivi, oltre che di aver ucciso 3 persone e feritone 23 coi suoi 16 ordigni.

A nulla è valsa la richiesta di sostenere l'incapacità di intendere di volere. E il 22 gennaio 1998, per evitare la pena di morte, Kaczynski si dichiara colpevole di tutti i reati imputatigli, e viene condannato all'ergastolo.

L'Unabomber italiano: l'anonimo attentatore del Nordest

"Geniale" è anche il terrorista che si cela dietro la figua dell'Unabomber italiano, o meglio conosciuto come l'attentatore del Nordest.

A giudicare dalla sua attività, quello italiano ha poco a che vedere con Theodore Kaczynski, specie per quanto riguarda il retroterra culturale e gli obiettivi. Se Theodore colpisce ambienti e uffici coinvolti in quella società industriale e tecnologica che tanto odiava, quello italiano lascia bombe un po' ovunque, solo per il gusto di creare caos, paura e morte.

Ed è questa la sua "genialità", ovviamente criminale: senza rivendicazioni, senza una ragione concreta, e senza un disegno dietro a questi attentati, è stato praticamente impossibile creare un profilo psicologico su cui incentrare le ricerche.

Tra il 1994 e il 2006 l'Unabomber italiano fabbrica ben 30 ordigini esplosivi, il doppio di Theodore, e molto più sofisticati dell'originale americano. Non più pacchi o lettere bomba, ma tubi-bomba, pieni di polvere da sparo e biglie di acciaio. Invece di colpire università, uffici o negozi, semina terrore nelle sagre di paese, sulle spiagge dell'adriatico, nei supermercati, nei cimiteri, nelle chiese.

Inizia il 21 agosto 1994, alla Sagra degli Osei, a Sacile (Pordenone), e finisce il 6 maggio 2006, a Caorle (Venezia), quando uno raccoglie una bottiglia con un biglietto all'interno, dal fiume Livenza. 

E da allora non fa più esplodere nulla. Nel frattempo gli inquirenti hanno provato a cercarlo, forse in Andrea Agostinis, insegnante di Tolmezzo, o in un giovane di Aviano, o in un uomo di Salcile. O addirittura nell’ingegnere Elvo Zornitta, accusato di essere l'attentatore del Nordest per via delle sue competenze tecniche e dell'area dei suoi spostamenti lavorativi.

Nonostante gli alibi di ferro, viene "incastrato" per le lame di un paio di forbici sequestrate, il cui taglio è simile a quelli sul lamierino dell'ordigno rinvenuto nella chiesa di Sant'Agnese a Portogruaro, nel 2004.

Una prova falsa, al punto che nel 2009 il processo contro Zornitta viene archiviato, e cinque anni dopo viene condannato il poliziotto Zernar con l'accusa di aver truccato la prova.

E ad oggi solo l'Unabomber italiano è ancora in circolazione, forse in attesa di ricominciare il suo gioco perverso.

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