La guerra in Ucraina sta portando l’Unione Europea a prendere delle decisioni sempre più drastiche. Proprio nella giornata di ieri abbiamo scritto in merito alla proposta di sanzionare il patriarca della chiesa ortodossa russa, Kirill, ed oggi è stato inviato un altro pacchetto di sanzioni contro la Russia.

Questa volta, però, il pacchetto contiene delle sanzioni ancora più dure, come il divieto totale alle importazioni di petrolio, un pacchetto di sanzioni alle banche e a tutte le persone sospettate di aver commesso dei crimini di guerra.

Tuttavia, quello che l’Ucraina chiede all’Unione Europea è l’embargo al petrolio russo, che potrebbe davvero infliggere un duro colpo all’economica russa. A questo proposito si sono espresse la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, e la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola.

"Oggi affrontiamo la nostra dipendenza dal petrolio russo. E siamo chiari, non sarà facile perché alcuni Stati membri dipendono fortemente dal petrolio russo. Ma dobbiamo semplicemente farlo"

Dire semplicemente che “non sarà facile, ma che è necessario” è riduttivo. Come anche detto dalla stessa presidente, molti Stati europei dipendono fortemente dal gas russo, quindi, un embargo non danneggerebbe solamente l’economia russa, ma anche la nostra.

Il ministro degli Esteri Ungherese, Peter Szijjarto, ha, per questo, bloccato l’approvazione dicendo che

"In questa forma, questo pacchetto di sanzioni di Bruxelles non può essere sostenuto in modo responsabile, non possiamo votarlo. L'Ungheria può essere d'accordo con queste sanzioni solo se le consegne di petrolio greggio tramite oleodotti fossero esentate dalle restrizioni"

Le decisioni in Commissione vengono prese all’unanimità, quindi, anche un solo voto contrario blocca l’approvazione della proposta. Ad ogni modo, l’Ungheria è sempre stata ai ferri corti con l’Unione Europea per violazione di alcuni diritti fondamentali. Per questo, è stata più volte sanzionata dall’UE. 

Ma se l’Ungheria non rispetta gli standard dell’Unione Europea, allora perché non viene cacciata? Perché semplicemente non può farlo, a meno che non sia lei ad andarsene, come fece l’Inghilterra con la Brexit. Ad ogni modo, la posizione dell’Ungheria potrebbe non cambiare col tempo.

Questa decisione è stata espressa più volte dallo stesso capo di Stato nel corso di questi mesi e ribadito dal proprio portavoce, Zoltan Kovacs, il quale ha scritto attraverso il suo profilo Twitter quanto segue:

La posizione ungherese riguardo a qualsiasi embargo su petrolio e gas non è cambiata: non li sosteniamo

La situazione in Ucraina secondo David Miliband

Intanto la situazione in Ucraina non sembra migliorare. A oltre due mesi dai primi bombardamenti, le Nazioni Unite hanno aiutato tantissimi rifugiati a scappare dal paese, soprattutto da Mariupol e dalle acciaierie Azovstal.

Attraverso il coordinamento tra le Nazioni Unite e la Croce Rossa, sono stati salvati diverse centinaia di sfollati attraverso due operazioni di evacuazioni che hanno permesso agli stessi di arrivare ai confini incolumi.

Tuttavia, il numero delle persone ancora intrappolate a Mariupol è incalcolabile. Queste sono ormai rimaste con viveri appena sufficienti per sopravvivere, sempre grazie ai canali e i corridoi organizzati dalle organizzazioni no-profit che continuano a spedire viveri e medicamenti.

Euronews ha intervistato il presidente e CEO dell'International Rescue Committee ed ex ministro degli esteri britannico, David Miliband, per riuscire a capire meglio la situazione e sembra non essere affatto facile, sia per gli attivisti che per i cittadini ucraini:

Sono appena tornato da una visita in Moldova e Ucraina centrale, dove ero all'inizio di questa settimana. Penso che i suoi telespettatori sanno che c'è paura in Ucraina. È la paura delle persone che sono state cacciate dalle loro case a milioni. 5 milioni che attraversano le frontiere verso l'Europa, altri probabilmente da 5 a 7 milioni sono sfollati interni. 

Le persone che ho incontrato avevano lasciato padri, fratelli, mariti a combattere e stavano fuggendo perché temevano per la loro vita con pochi beni e con enormi bisogni di assistenza sanitaria, di sostegno economico e di sostegno reale nell'affrontare il trauma che stanno tutti vivendo.

David Miliband descrive anche con estrema accuratezza quello che è costretto a vedere ogni giorno in Ucraina, immagini che purtroppo arrivano indirettamente anche a noi, ma che soltanto vedendole in prima persona riescono a colpire veramente, perché accompagnate anche da odori e rumori.

Secondo l’ex ministro inglese “E il bisogno umanitario che c'è di mantenere in vita le persone, mantenere in funzione le forniture d'acqua, mantenere in funzione l'assistenza sanitaria, avere scorte di cibo.

Il resto del paese è relativamente sicuro, relativamente sicuro, sottolineo. In realtà c'è bisogno di sostegno economico per il sostentamento che l'International Rescue Committee fa attraverso la distribuzione di aitui, attraverso il supporto sanitario, attraverso il sostegno al governo dell'Ucraina, nel sostenere il sistema sanitario che è stato sottoposto a una costrizione estrema.”

Il futuro del conflitto, non facile da prevedere!

Alla domanda in merito al futuro del conflitto, Milliband risponde che non è facile prevedere chi vincerà. La guerra in Ucraina – dice – è molto diversa dagli altri conflitti perché rientra nella categoria dei conflitti della nuova era: conflitti senza punizioni.

Tutto è stato concesso fino ad ora e nessuno ha mosso un dito per punire chi sbagliava. Ad ogni modo, dice anche che la guerra, o le guerre in generale, finiscono solamente quando una delle due parti perde o quando entrambe esauriscono le proprie risorse.

Fino ad allora, la guerra potrebbe andare all’infinito. Questa, secondo Milliband, è una guerra tra Stati, non solo una guerra tra Russia e Ucraina. 

Le guerre finiscono anche per la vittoria di una parte o per l'esaurimento di entrambe le parti. Quello che penso che abbiamo visto negli ultimi due mesi è che non ci sarà una chiara vittoria per il tentativo russo di conquistare l'intera Ucraina, che era l'obiettivo originale della guerra. 

Ma ciò da cui siamo lontani, al momento, è l'esaurimento di una delle parti. Questo pone le basi per una sfida molto lunga per il popolo ucraino soprattutto, ma anche per i vicini europei che stanno affrontando le conseguenze del conflitto. Penso che nessuno possa sapere cosa dirà il presidente Putin nel suo discorso di lunedì 9 maggio, lunedì prossimo, giorno della vittoria per la fine della Seconda guerra mondiale. 

Ma penso che sia molto, molto importante, sperando nel meglio in termini di una soluzione diplomatica per pianificare il peggio. Ed è certamente quello che stiamo facendo come agenzia umanitaria.

L’unica cosa che al momento può fornire realmente un aiuto all’Ucraina non è l’embargo al gas russo e nemmeno l’invio delle armi in Ucraina. Secondo Milliband il solo aiuto che possiamo fornire è umanitario e già la Croce Rossa e l’IRC stanno facendo davvero un lavoro eccezionale per riuscire a far evacuare il maggior numero di persone dall’Ucraina.

Al momento, l’unico vero ostacolo all’embargo è l’Ungheria e sembra non avere alcuna minima intenzione a cambiare idea. Ma cosa ne pensa la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola? Secondo la presidente, questo è il momento giusto per creare un’unione energetica:

Dobbiamo usare questa crisi, per creare finalmente l’Unione dell’energia di cui parliamo da anni: connettere i Paesi oggi staccati dal punto di vista energetico, trovare Paesi terzi affidabili e non ultimo, come ha suggerito il presidente Draghi, stipulare contratti d’acquisto e avere riserve comuni