Marmolada, la conta delle vittime sale a 7: ecco chi sono

Ora il numero delle vittime sale a 7. Siamo a 48 ore dal crollo del serracco sul ghiacciaio della Marmolada, e il numero di vittime e dispersi è ancora incerto, e probabilmente potrebbe salire nelle prossime ore. Ecco chi sono

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Ora il numero delle vittime sale a 7. 

Siamo a 48 ore dal crollo del seracco sul ghiacciaio della Marmolada, e il numero di vittime e dispersi è ancora incerto.

Mancano ancora all'appello ben 5 persone, e forse non tutte rimaste sotto i cumuli di ghiaccio. Si parla di persone che ancora non si sono fatte vive davanti alle autorità, e che ancora sono reclamate dalle famiglie.

Le ricerche della Protezione Civile sono ripartite dopo l'interruzione di ieri, ma a causa dell'instabilità del ghiacciaio potrebbero di nuovo interrompersi, nonostante l'uso di droni per sondare il terreno. E il tempo stringe per tutti coloro che potrebbero essere ancora sotto quella tomba di ghiaccio.

Delle 7 vittime tutt'ora accertate, solo 4 di loro sono state identificate dalle rispettive famiglie, mentre per le altre non è stato rilasciato alcun nome.

Marmolada, ecco chi sono le vittime accertate

Solo 4 delle 7 vittime della tragedia della Marmolada sono state identificate dalle famiglie. Oltre a loro si aggiungono un uomo ed una donna, ancora in fase di riconoscimento, e uno non ancora identificato.

L'ultima vittima accertata, secondo il Corsera, è Davide Miotti, cinquantunenne del Vicentino, guida alpina di Tezze sul Brenta.

Dal 1998 era titolare del negozio "Su e giù Sport", sempre presso Tezze sul Brenta. Con lui, riporta Open, c'era anche la moglie Erica Campagnano, al momento ancora dispersa, madre di due figli, di 15 e 25 anni.

Una delle prime vittime accertate è invece Filippo Bari, ventisettenne di Malo (Vicenza). Era uno degli alpinisti del Cai della sezione di Malo.

Buon conoscitore e amante della montagna, era titolare di un negozio di ferramenta di Isola Vicentina. Poco prima della rottura del seracco aveva pubblicato un selfie sui propri social, e inviato al suo fratello. A identificarlo sono stati i genitori e la compagna, madre di un bambino di 4 anni. 

Un'altra vittima è Paolo Dani, cinquantaduenne di Valdagno. Esperta guida alpina, si trovava a capo di una delle due cordate che erano dirette verso Punta Penia, quando, dopo le 13,30 di domenica, il costone s'è staccato.

Oltre ad essere guida alpina, era stato dal 2012 al 2020 a capo del Soccorso Alpino di Valdagno, tecnico di elisoccorso presso la base di Verona nel 2003, nonché istruttore regionale dal 2006.

La quarta vittima è Tommaso Carollo, manager originario di Thiene ma facente parte della comitiva di Malo a cui partecipava Filippo Bari. Era in compagnia della sua fidanzata, attualmente ricoverata presso l'ospedale di Trento.

Delle restanti quattro delle otto accertate al momento non si ha alcun nominativo.

Marmolada, ecco chi sono gli attuali dispersi

Fino a poche ore fa la conta dei dispersi era intorno a 13, ma con il rintracciamento da parte della compagnia dei carabinieri di Cavalese, in collaborazione con le autorità della Provincia autonoma di Trento e della Regione Veneto, la conta scende a 5

Attualmente mancano all'appello 5 italiani. Oltre alla citata Erica Campagnaro, moglie di Davide Miotti, mancano al momento all'appello:

  • Niccolò Zavatta, ventiduenne di Ponte di Mossano. 
  • Gianfranco Gallina, trentaseienne di Montebelluna,
  • Emanuela Piran, trentatreenne di Bassano del Grappa.

Precedentemente erano stati dati per dispersi Liliana Bertoldi, residente a Levico Terme, e Davide Carnielli, residente di Fornace. Attualmente si trovano all'ospedale di Treviso.

Probabilmente la conta dei dispersi comincerà ad affievolirsi, ma questo dipenderà dalle ricerche della Protezione Civile. Intanto la conta dei feriti sale a 8.

Marmolada, ecco chi sono i feriti

La maggior parte dei feriti alla tragedia della Marmolada si trova ricoverata nei vari ospedali della Regione, tra il Santa Chiara di Trento e l'ospedale Ca’ Foncello di Treviso.

Tra i feriti ci sono un ventisettenne di Barbarano Mossano, che è stato prontamente recuperato dai soccorritori. Non ha riportato gravi ferite: al momento della tragedia, prima di venire travolto, si era messo a correre dalla parte opposta.

Risulta anche la compagna di Tommaso Carollo, ma ancora non sono chiare le sue condizioni mediche. 

Diversamente, uno dei feriti, un trentenne trentino, si trova ancora in prognosi riservata: ha un importante edema cerebrale, e lesioni agli organi interni. E' stato possibile identificarlo solo di recente, dal momento che era stato ricoverato in codice rosso primo di qualsiasi documento di identità.

Mentre al momento due feriti sono ricoverati negli ospedali bellunesi dell'USL Dolomini. Entrati in codice giallo, sono ora in condizioni stabili.

Altri quattro feriti risultato al momento ricoverato all'ospedale Santa Chiara di Trento. Due di loro sono attualmente in rianimazione:

  • una ventinovenne di Pergine Valsugana;
  • un ventisettenne di Barbarano Mossano.

Mentre sono in reparto, con ferite meno gravi una cinquantunenne e un trentenne di Como, quest'ultimo ancora in prognosi riservata.

Risulterebbero ancora segnalati tra i feriti due tedeschi: si trattano di un sessantasettenne, attualmente ricoverato in terapia intensiva, e un cinquantottenne, suo connazionale. Secondo il Corsera, sono ancora entrambi in prognosi riservata.

Marmolada, ricostruzione della tragedia

Fatta eccezione della slavina staccatasi da Punta Penia del 1916, che causò la morte di 272 soldati austriaci, ad oggi la tragedia della Marmolada è forse la più grave tragedia della montagna italiana.

Erano le 13:45 di domenica quando un enorme blocco di ghiaccio si è staccato da una parte della vetta di Punta Rocca. Con una velocità di 300 chilometri orari, il distacco del seracco ha travolto in pochi minuti tutte le persone che si trovavano nei pressi della "via normale", l'itinerario previsto per gli alpinisti.

Causa di questo distacco è probabilmente l'alta temperatura registrata negli ultimi giorni, con punte di ben 10 gradi a 3.000 metri già da Sabato.

Mentre si cercano gli ultimi dispersi, nella speranza che non siano passati a miglior vita, la Procura di Trento ha avviato un'inchiesta per disastro colposo. Quell'itinerario, a causa delle alte temperature, doveva essere interdetto agli alpinisti.

Forse, così facendo, la tragedia della Marmolada non ci sarebbe stata, e non ci sarebbero state tutte queste vittime.

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