Si chiama Brrd ed è l'acronimo per Bank recovery and resolution directive. Detto così passa inosservato alla maggior parte delle persone così come anche il più comune suo sinonimo che è quello di Bail in, ma se si dicesse, invece che è la possibilità che ha la banca di mettere mano ai soldi dei conti correnti di ognuno di noi qualora fosse in pericolo di fallimento allora le cose cambiano e prima di tutto l'attenzione rivolta a quell'acronimo ormai non più anonimo.

Di cosa si tratta?

La decisione è stata presa ormai da tempo in sede europea ed è stata ratificata nel quasi silenzio generale dallo stato italiano per ovviare alle pratiche finora comuni che prevedevano il salvataggio da parte degli stati delle banche in fallimento, salvataggi che sono costati un +80% del debito/Pil in Europa. Quindi le strade percorribili sono 2: o pagano (anche) i correntisti oppure pagano tutti i cittadini. Evidentemente i vertici delle banche e chi ha preso le decisioni non pagano mai, verrebbe da pensare.

Chi è coinvolto?

La trafila dell'iter in caso di fallimento e potenzialmente tale è ben più lunga: a correggere le pratiche malsane e a metterci i soldi saranno prima di tutto gli azionisti. Da notare che in Italia il settore bancario è una delle colonne portanti a Piazza Affari, quindi facile dedurre che le azioni delle banche siano tra le più diffuse, spesso offerte proprio dai consulenti all'interno dell'istituto stesso ai propri correntisti. Solo in seconda istanza verranno chiamati a rispondere coloro che hanno in portafoglio i bond della banca in pericolo. All'ultimo i correntisti e solo quelli che hanno conti superiori ai 100 mila euro. E anche in questo caso è bene fare una distinzione: la parte aggredibile dei conti correnti è quella che supera la soglia dei 100mila euro, al di sotto, invece, vige la garanzia della Banca Centrale Europea (fondo di tutela dei depositi interbancari) una copertura che si applica per ogni singolo correntista.