Dopo i forti guadagni messi a segno dalle Borse europee tutti attendevano un gran rimbalzo per Wall Street, ed invece è arrivata l’ennesima delusione, Il Nasdaq ha confermato di essere l’indice americano più in salute, lo S&P500 ha concluso le contrattazioni mantenendo un leggero guadagno, ma ancora una volta il Dow Jones ha dovuto soccombere.

Partiamo dai dati macro. Molto atteso, come sempre, il dato ADP sull’occupazione, ebbene sono stati creati soltanto 185.000 posti di lavoro dal settore privato nel mese di luglio, se ne attendevano 35.000 in più.

In compenso l’indice ISM non manifatturiero è salito a 60,3 punti, ossia il valore più altro da dieci anni a questa parte.

Il deficit commerciale è cresciuto più di quanto era stato previsto dagli economisti, ed ovviamente il cambio ha certamente giocato un ruolo preminente.

Ma la notizia che nella realtà interessava di più era relativa alle scorte di petrolio calate (-4,4 milioni di barili) molto più delle stime (-1,5 milioni di barili). Il dato avrebbe dovuto far salire le quotazioni dell’oro nero che invece sono crollate a 45 dollari per barile portando così i titoli del settore sempre più giù in un baratro che pare non abbia fondo.

Solo per fare un esempio Chevron è arrivato oggi sulla soglia degli 84 dollari, quanti ne valeva nel 2010 cioè in piena crisi economica. Il calo rispetto ai massimi fatti segnare un anno or sono supera il 36%!!!

Personalmente continuo a sottolineare questo fatto che a mio avviso è il vero market mover, per quanto tempo alcuni Paesi petroliferi saranno in grado di reggere a prezzi così bassi? E dopo cosa accadrà? Gli scenari non sono per nulla rassicuranti.