Ieri si è puntualmente avverata la facile previsione del raggiungimento di quota 3.000 e della media mobile a 200 sedute da parte dell’indice USA SP500, che è il principale indice azionario mondiale e guida per tutti gli altri.

Fin dall’apertura del mercato USA, avvenuta con un forte gap rialzista, poiché lunedì Wall Street ha fatto vacanza, l’indice americano si è portato sopra i 3.000 punti e lì ha passato la seduta quasi per intero, sebbene nell’ultima mezz’ora siano scattate significative prese di beneficio, che hanno portato l’indice curiosamente a chiudere al di sotto del livello tondo sopra il quale era rimasto per tutta la seduta (a 2.992, +1,23%).

Cerchiamo di ipotizzare che cosa lo ha aiutato a raggiungere l’obiettivo che aveva nel mirino da settimane e che cosa potrebbe aver spaventato sul finale qualche investitore.

Da punto di vista tecnico l’area dei 3.000 punti rappresenta una importante resistenza. La cifra tonda e la media di lungo periodo sono evidenze che tutti osservano. La media a 200 sedute per molti osservatori è la porta che separa il paradiso rialzista dei verdi prati, su cui pascola il toro, dall’inferno ribassista che ospita l’orso cattivo. Quando la tendenza è positiva, come ad esempio nel corso del 2019, la media fu vista come il supporto a cui aggrapparsi nei momenti di incertezza del trend (capitò a fine maggio) e la sua tenuta stimolò la continuazione del rally. Quando invece  l’indice  attraversa una fase profondamente ribassista, come quella vissuta per colpa della recessione covid, la sua risurrezione trova in essa un ostacolo da superare e solo l’abbattimento di quella porta può riportare l’umore degli operatori nel paradiso rialzista.

I prudenti attendono il superamento prima di comprare, i coraggiosi anticipano l’evento dandolo per certo. Essendo il ring su cui si combatte il match di pugilato tra le due forze antitetiche che da sempre si confrontano sul mercato ogni giorno (gli ottimisti rialzisti ed i pessimisti ribassisti) è naturale che attiri i prezzi.

L’evoluzione tecnologica e le possibilità manipolative delle mani forti hanno però modificato negli ultimi anni la valenza di queste aree di prezzo. Sempre più diventano il terreno di uno scontro sporco, denso di insidie e di colpi bassi. Tante volte una battaglia, che sembrava vinta da una delle due forze in campo, ha visto un improvviso ribaltamento della situazione, generando un falso segnale. Un caso eclatante è stato proprio quello di fine maggio, quando la media fu infranta al ribasso per due sedute e poi avvenne la negazione del segnale, il ritorno al di sopra e l’impetuosa ripresa del rialzo. All’inizio del forte calo dovuto al virus invece, la battaglia sulla media venne combattuta per 6 sedute, dal 27 febbraio fino al 5 di marzo. In quelle 6 sedute la media venne attraversata al ribasso e al rialzo per ben 5 volte, evidenziando la forte emotività degli operatori che si univa ad una notevole incertezza sul futuro. Il risultato fu uno sfogo di volatilità errabonda per 6 giorni. Alla fine prevalse la negatività e la media venne profondamente abbandonata da un indice che divenne fortemente ribassista.

Ora siamo di nuovo lì. Man mano che si sono affermate le notizie sulla diminuzione dell’aggressività del virus in occidente, le norme severe di lockdown si sono allentate in parecchi stati e soprattutto si sono riversate sui mercati finanziari  (meno nell’economia reale, ma questa non è una novità) misure di sostegno fiscale e monetario da parte di governi e banche centrali mai viste prima e francamente esagerate (il triplo dei danni che si stima possa provocare la recessione), i pifferai magici del rialzo hanno pian piano riportato i topolini dell’investimento verso il paradiso e ieri è arrivato il primo contatto con la barriera che separa il bene dal male.

Ora comincia la vera battaglia. Se le mani forti hanno intenzione di forzare la mano e imprimere un impulso rialzista in grado di attirare la massa e gli algoritmi dei sistemi automatici, per ripristinare il trend rialzista di fondo, come se il virus non si fosse mai visto, bisognerà che si impegnino a fondo e tirino fuori parecchi soldi, poiché qui i ribassisti spunteranno come funghi, dato che i numeri dell’economia reale raccontano che il virus non solo si è visto, ma ha provocato danni che non possono essere ignorati.

Chi vincerà la battaglia? Probabilmente la risposta potremo tentarla non prima della fine della settimana.