Tra le misure a sostegno dei privati e delle famiglie contenute nel Decreto Cura Italia figura il Bonus affitti negozi.

Entrato in vigore in data 17 marzo, il Decreto Cura Italia ha la finalità di sostenere le famiglie e le imprese dal punto di vista economico, che devono fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Dato che la maggior parte delle attività commerciali sono serrate e non possono introitare entrate monetarie.

Visto che sono tanti i locali commerciali chiusi, il Decreto Cura Italia prevede un credito d’imposta del 60% dell’importo dell’affitto del mese di marzo 2020.

Decreto Cura Italia: in arrivo il bonus affitti per negozi

Per evitare il contagio Covid-19 le attività commerciali hanno dovuto chiudere le serrande: ciò ha cagionato una netta riduzione del fatturato, o meglio un azzeramento dei guadagni.

Sono milioni gli italiani messi in ginocchio dalla crisi sanitaria: la chiusura dei negozi comporta costi alti per tutti coloro che sono stati costretti a fermarsi.

Nonostante la chiusura delle serrande si è continuato a pagare l’affitto.

L’articolo 65 del Decreto Cura Italia prevede un credito d’imposta pari al 60% dell’ammontare del canone di locazione del mese di marzo 2020.

La finalità del bonus affitti è quella di contenere gli

“effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

L’agevolazione può essere richiesta solo per gli immobili che rientrano nella categoria catastale C/1.

Pertanto, coloro che possono beneficiare dell’agevolazione sugli affitti per l’emergenza coronavirus possono utilizzare la somma maturata con il credito di imposta solo in compensazione.

Bonus affitti Decreto Cura Italia: soggetti esclusi

Sono esclusi dal Bonus Affitti previsto per l’emergenza coronavirus tutti coloro che hanno continuato la propria attività:

  • Commercio al dettaglio di prodotti surgelati;
  • Ipermercati;
  • Supermercati;
  • Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari;
  • Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati;
  • Discount di alimentari;
  • Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati;
  • Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari;
  • Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico;
  • Farmacie;
  • Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati;
  • Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione;
  • Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale;
  • Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici;
  • Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici;
  • Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini;
  • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono;
  • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet;
  • Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia;
  • Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione;
  • Attività delle lavanderie industriali;
  • Servizi di pompe funebri e attività connesse.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pertanto, il credito d’imposta sugli affitti può essere richiesto solo da quei negozi costretti alla chiusura “forzata” per effetto del decreto dell’11 marzo.