Studente fuori sede ed affitto della casa: cosa accade in questi giorni in cui tutto è bloccato per colpa del coronavirus? In questo periodo, benché uno sia uno studente fuori sede, non può, comunque, recarsi all'Università per affrontare gli esami o seguire le lezioni. Se l'Università che si frequenta è abbastanza all'avanguardia può capitare di poter sopperire telematicamente a quanto non si può seguire fisicamente. Ovviamente dove questo è possibile, e dove non ci siano dei laboratori in cui la presenza fisica è indispensabile. Ok, va bene tutto. Una cosa accomuna i due casi: gli studenti se ne devono stare a casa e non si possono recare all'Università.

In estrema sintesi, un po' come tutti gli altri contratti d'affitto, anche nel caso di studenti fuori sede ci si ritrova a dover pagare l'affitto per un immobile, ma a non aver la necessità di usufruirne. Proprio perché non si tengono le lezioni. Si aprono, quindi, tutti i problemi connessi ai contratti di locazione in essere, e gli alloggi per i quali si paga o si riceve l'affitto che magari sono vuoti. Ma cosa dobbiamo fare?

Studenti fuori sede: l'affitto si deve pagare?

Iniziamo con lo spiegare che l'affitto è necessario pagarlo. In questo caso il mancato utilizzo dell'alloggio non dipende da nessuna delle parti. Nel senso che non si è rotto un tubo, non c'è una porta rotta: non è accaduto alcunché che abbia reso l'alloggio inutilizzabile. Per assurdo lo studente potrebbe anche decidere di passare la quarantena all'interno dell'alloggio. Ne paga l'affitto e quindi rimane correttamente nella sua disponibilità. L'emergenza coronavirus, che ha bloccato le lezioni, non è diretta responsabilità del locatore. E ovviamente non lo è nemmeno dello studente.

Il provvedimento del Governo ha introdotto un limite straordinario alla circolazione e non permette di partecipare alle lezioni live universitarie. Questo è sicuramente un caso di forza maggiore che non dipende dalle parti che hanno stipulato il contratto d'affitto. E' proprio qui, il nodo del contendere. Sul piano contrattuale nulla è cambiato: il contratto d'affitto continua a rimanere valido. Ma soprattutto l'immobile continua a rimanere agibile ed utilizzabile.

Affitto e studenti fuori sede: cosa cambia?

In effetti a ben guardare nulla cambia per gli studenti fuori sede, nei confronti dell'alloggio che hanno affittato. Nulla e niente vieta di poterlo utilizzare e di continuare a vivere all'interno dell'alloggio. Anche se logicamente molti studenti hanno preferito tornare a casa. C'è stata un'ordinanza che vieta la libera circolazione, ma nulla di fatto ha reso inutilizzabile l'immobile.

L'eventuale scelta dello studente, benché abbia una sua logicità, è in tutto e per tutto una scelta personale. Effettivamente le lezioni sono sospese e per lo studente non c'è alcun motivo nel continuare a stare nella città sede dell'università scelta. Ma se volesse continuare ad utilizzare l'alloggio affittatto nulla glielo vieterebbe, perché quanto sta accadendo non dipende da un vizio dell'immobile. Per di più il Governo non ha reso inagibile l'immobile. Ha vietato la circolazione e le lezioni. A questo punto l'unico modo per riuscire a venire a capo di questa situazione un po' estrema è che le parti si mettano d'accordo: solo una nuova contrattazione potrà portare alla sospensione dell'affitto. Solo e soltando se anche il proprietario lo vuole. Ma nessuno lo può obbligare.

Nel caso in cui el parti non trovassero un accordo, l'unica strada percorribile sarebbe quella di recedere dal contratto d'affitto con decorrenza immediata, facendo rilevare la sussistenza dei gravi motivi ovvero, nel dubbio, attenendosi a quanto prevede l’articolo 3 del Dm 16 gennaio 2017, che ha introdotto un termine breve per il recesso.

Studenti fuori sede: è possibile un accordo per l'affitto?

Ovviamente se le parti sono d'accordo si possono trovare vari compromessi. Quello a cui lo studente non ha diritto è di prendere la decisione di sospendere o ridurre il canone d'affitto in via unilaterale. Al massimo potrà proporre al proprietario un revisione del prezzo in via momentanea, che comunque rimane solo e soltanto una proposta finché non verrà accettata. Nel caso in cui si arrivi ad un nuovo accordo dalle parti, essendo un accordo in riduzione, non è necessaria né l’imposta di registro né di bollo.