Dopo Alitalia, un'altra compagnia aerea del gruppo Etihad porta i libri in tribunale. Questa volta è toccato ad Air Berlin, che dopo anni spesi inutilmente cercando di fronteggiare la concorrenza dei colossi low-cost come Easyjet e Ryanair, e con le casse di nuovo vuote, ha dovuto definitivamente gettare la spugna annunciando di aver presentato istanza di amministrazione controllata.

Un passo inevitabile dopo che il secondo operatore tedesco si è visto negare dall'azionista di Abu Dhabi ulteriori finanziamenti per coprire i conti ancora una volta in profondo rosso: in sei anni, Airberlin ha archiviato perdite pari a 2,7 miliardi di euro e debiti per 1,2 miliardi, e nel solo 2016 ha registrato un passimo di 782 milioni.

Il fallimento

"Siamo vittime di questi continui rinvii", ha dichiarato l'amministratore delegato della società, Thomas Winkelmann, che in un’intervista alla stampa tedesca ha fatto risalire il fallimento dei ripetuti tentativi di rilancio soprattutto ai pesanti ritardi per i lavori del nuovo aeroporto di Berlino, che doveva essere pronto già nel 2011.

Il CEO ha adesso annunciato l'impegno del gruppo a lavorare a fianco del governo per salvaguardare una parte dei posti di lavoro, e su questo fronte l'esecutivo di Angela Merkel è già all'opera per trovare soluzioni.

Secondo quanto ha comunicato il ministro dell'economia tedesca, Brigitte Zypries, le casse della società saranno intanto rimpinguate in questa fase con un prestito ponte da 150 milioni di euro, per assicurare la continuità dei voli e garantire le "decine di migliaia di viaggiatori e turisti che si trovano i molteplici luoghi di vacanza in tutto il mondo".