Ocse e Fmi uniti per riportare l'Italia sulla retta via nel tentativo di limare uno dei tanti gap che allontana il Bel Paese dal resto delle nazioni. In particolare, questa volta si tratta dell'evasione fiscale sull'Iva il cui apice è stato raggiunto con il 30% registrato sui consumi. Una situazione che va al di là della semplice questione legale e che coinvolge, in ultima analisi, la pressione fiscale presente sul territorio italiano e che lascia ampi spazi di insofferenza, insofferenza che sfocia nell'evasione. Ma non è il solo problema che la Penisola (e il mondo intero) si troveranno presto a dover affrontare. 

Il report del Fmi

La tempesta Brexit non è passata: questo in sintesi in responso dell'analisi del Fmi il quale, conscio delle possibili conseguenze in arrivo, ha deciso di tagliare le stime sull'economia globale. Troppe le incertezze, in primis quelle sul piano politico, incertezze che non possono essere regolate con l'arma della politica monetaria. Da qui la previsione di una diminuzione degli investimenti e soprattutto dell'assunzione di rischi. Tradotto in numeri si parla di un taglio, l'ennesimo, dello 0,1% sulle previsioni per il 2016 e il 2017, i primi due muri che la tempesta della Brexit dovrebbe incontrare sul suo cammino. Il mondo, perciò, a fine anno, non andrà oltre il 3,1% di Pil e il 3,4% per l'anno prossimo. Il taglio più drastico, quasi come una sorta di vendetta, arriva per Londra: -0,2% rispetto a quanto pronosticato ad aprile sulla ricchezza prodotta dal paese, il che porterà la crescita dell'Isola a +1,7% alla fine di quest'anno e, all'1% nel 2017 con un crollo dello 0,9% sulla precedente stima. Guardando al panorama italiano, arriva un taglio che per il 2016 farà fermare il Pil allo 0,9% mentre non lo spingerà oltre l'1% nel 2017.