Amazon è una delle aziende che ha avuto una maggiore crescita negli ultimi anni, nel mondo e anche nel nostro paese. Ha introdotto un nuovo modo di fare commercio online, diventando in poco tempo una delle piattaforme più utilizzate per la compravendita. Amazon ha portato, anche da noi in Italia, nuovi posti di lavoro, anche se le condizioni dei dipendenti e il rapporto con il sindacato ha dato da discutere.

Quanto sappiamo del colosso Amazon? 

Secondo alcune ricerche, Amazon è tutt’oggi la più grande Internet Company al mondo. Il suo fondatore, l’imprenditore Jeff Bezos, è diventato quest’anno, l’uomo più ricco al mondo. Non è da stupirsi, visti i mesi appena trascorsi, che proprio questa azienda abbia avuto un fatturato in crescita e chiuda il 2020 in positivo. 

Sappiamo che la piattaforma web di scambio commerciale è nata nel 1995, inizialmente all’interno di un garage. Nel giro di qualche anno un’attività che era così piccola ha conquistato il mondo diventando famosa e conosciuta da compratori e venditori, fino ad oggi.


La piattaforma è appetibile anche per altri servizi che mette a disposizione a tutti: basta pensare ad Amazon Prime Video, per guardare film e serie TV, e Kindle Direct Publishing per leggere o pubblicare libri in formato e-book. I servizi offerti dall’azienda sono sempre maggiori e specifici, e soprattutto molto competitivi rispetto alla concorrenza. 

Quanto ha influito il periodo Covid-19 nelle vendite Amazon?

La risposta è: molto. Anche agli italiani piace spendere online, e forse, proprio durante questo anno nefasto, in via eccezionale la compravendita sul web è aumentata. Su Amazon si risparmia e i prodotti arrivano velocemente a casa, nell’arco di uno o due giorni, e questo piace ai consumatori. 

Sicuramente gli italiani si sono concessi qualche acquisto durante i mesi di lockdown, o hanno utilizzato Amazon per ordinare i regali di Natale scegliendo tra i diversi prodotti proposti dalla piattaforma.  L’arrivo della pandemia ha costretto in casa le persone, che hanno potuto collegarsi maggiormente al web e passare più tempo a sfogliare il catalogo di prodotti proposti dal colosso. 

Amazon lavora con noi: non solo vendite

L’azienda, in Italia, ha fatto scalpore non solo per le vendite, ma soprattutto per l’aumento dei posti di lavoro disponibili, per le controversie e le voci che ormai da mesi girano intorno alle condizioni di lavoro dei dipendenti Amazon. 


Alcuni sostengono che la paga di un lavoratore Amazon sia adeguata, altri invece sottolineano come i turni di lavoro siano sfinenti, dato che gli operai sono messi continuamente a dura prova dalle pressioni di rendimento e velocità di lavoro. 


Un altro fattore che fa discutere è la precarietà dei contratti: molti dipendenti accettano di lavorare per uno o due mesi, talvolta tre, il cui rinnovo non è sempre garantito. 
Sul web in questo periodo si discute molto delle condizioni di lavoro dei dipendenti Amazon, parlando di sfruttamento e talvolta di politica del terrore, alcuni hanno proposto in questi giorni il concetto di “schiavi di babbo natale” paragonando i dipendenti ai folletti di babbo natale, che devono lavorare a ritmi serrati per stare al passo con le consegne.

Le indignazioni per le condizioni di lavoro degli operai che movimentano i pacchi hanno fatto scalpore non solo nel nostro paese, ma anche all’estero, dove talvolta si raggiungono le dieci ore di lavoro per turno. 

Amazon lavora con noi: la sfida

Amazon propone posti di lavoro sul proprio sito web, e molte agenzie interinali italiane, per esempio Gi-Group, offrono contratti temporanei e opportunità a chi vuole iniziare a lavorare in uno stabilimento, principalmente con mansioni di magazziniere e operaio, tecnico per la movimentazione della merce e per l’imballaggio, addetto allo smistamento e alle spedizioni. Non si escludono posti di lavoro da ufficio, per impiegati, giovani tirocinanti e responsabili, in questi mesi anche in smart-working.


Dato il boom di utilizzo della piattaforma web, si prevedono per il 2021 nuove aperture, di conseguenza nuovi posti di lavoro in diverse città. 


Ma andiamo a capire più da vicino cosa ne pensa chi ha lavorato o sta lavorando per l’azienda, in Italia. Su una pagina di recensioni messa a disposizione dalla piattaforma Indeed si possono leggere i pareri di chi ha avuto esperienze lavorative, positive o negative, con questa azienda: 

“La giornata inizia dal momento in cui timbri il badge, parte subito la "sfida" con te stesso e ovviamente con gli altri... La parte più difficile è ambientarsi, dopodiché ogni cosa verrà da se. La parte più piacevole è sicuramente vincere il tempo, cosa che in Amazon Prime Now è fondamentale : la velocità.”

Qui si risalta la competitività come incentivo stimolante al lavoro, ma in altri casi il commento è molto più negativo: 

“Turni molto pesanti causati dall’elevatissimo numero di pacchi che un operatore deve gestire, con conseguenze fisiche notevoli, soprattutto per la schiena. Bisogna rimanere sempre concentrati sul nastro e correre il più possibile per non far accumulare i pacchi sul proprio scaffale o farseli scappare… In poche parole rassegnatevi a essere trattati come robot.”

Alcuni sottolineano un’alta frequenza di ricambio del personale, dovuta ai contratti molto brevi, altri invece ammettono di essersi trovati a proprio agio, e di aver trovato una mansione remunerativa durante un periodo in cui la carenza di lavoro è un problema da non sottovalutare. 

Ma il sindacato dov’è?

Alla luce delle numerose proteste durante le quali i dipendenti del colosso delle consegne sono scesi in piazza, anche la Cgil si è espressa, chiedendo maggiori diritti per tutti i dipendenti anche in questo periodo buio in cui la pandemia ha colpito duramente tutti i settori. 


Amazon ha prontamente risposto, dichiarando di aver fatto quello che era possibile per tutelare i propri lavoratori e garantire le misure di sicurezza necessarie ad evitare la diffusione del virus Covid-19 all’interno degli stabilimenti. 

Ad ottobre anche Amnesty International è intervenuta, chiedendo ad Amazon di rispettare il diritto dei lavoratori di riunirsi in sindacati, e accusando l’azienda di aver promosso strategie per controllare la “minaccia sindacale”, soprattutto nel Regno Unito e negli USA. Un episodio che ha fatto scalpore in America ha visto alcuni responsabili delle risorse umane Amazon strappare i volantini diffusi dal sindacato per protesta per le condizioni di lavoro dei dipendenti.

I dibattiti restano accesi, e la speranza di molti dipendenti, che si appoggiano ai sindacati anche in Italia, è di vedere nell’azienda un impegno maggiore nel garantire i diritti dei lavoratori di ogni stabilimento, oltre alla corretta applicazione delle misure di sicurezza e distanziamento che il periodo impone.