La congiuntura economica e politica è poco favorevole al momento, con una costante tendenza al peggioramento. Benjamin Melman, Global CIO di Edmond de Rothschild Asset Management, non prevede una recessione nel prossimo futuro, ma non individuiamo nemmeno gli elementi che consentirebbero un'inversione del ciclo.

Dall'analisi delle statistiche economiche statunitensi precedenti emerge che l'inizio del rallentamento economico risale alla primavera 2018, prima dell'intensificazione della "guerra commerciale", probabilmente in seguito alla pressione ribassista sui margini. È tuttavia evidente che la guerra commerciale ha ampiamente contribuito al rallentamento dell'investimento delle imprese dovuto alla crescente incertezza, portando il settore manifatturiero verso la recessione. In realtà la prudenza riguardante le prospettive è piuttosto consensuale e la si ritrova nel posizionamento degli investitori. In tale contesto di rallentamento, la novità principale consiste nel fatto che questa volta le autorità hanno reagito in modo tempestivo. La Riserva Federale e la Banca Centrale Europea hanno allentato in maniera molto rapida la politica monetaria e la questione di un piano di rilancio è già in discussione sia in Europa che negli Stati Uniti, il che rappresenta una buona notizia, ma la situazione a questo stadio non permette ancora di prevedere un'inversione di tendenza.

L'accumulo di rischi politici in Europa aveva spinto a diminuire l'esposizione alle azioni a inizio agosto - spiega Benjamin Melman -. Da allora, la caduta del governo italiano sostenuto dalla Lega Nord e la moltiplicazione di insuccessi di Boris Johnson hanno allontanato il rischio di un autunno difficile in Europa e abbiamo riorganizzato le nostre posizioni per diminuire l'esposizione. Conserviamo pertanto un atteggiamento piuttosto prudente nel suo complesso.