Dopo un mese di agosto che, seppur partito piuttosto male, si è poi accomodato in laterale ed ha chiuso poco distante dai valori di fine luglio e, per le borse americane, dai massimi assoluti, settembre è partito con un deciso ottimismo, che ha consentito ai tre indici principali (SP500, Dow Jones e Nasdaq100) di uscire al rialzo dal trading range che li ha ingabbiati in agosto e puntare ora a tornare ai massimi assoluti, magari anche oltre.

Le paure di recessione imminente, che in estate hanno spinto al rialzo il mercato obbligazionario, portandolo a valorizzare un crollo dei rendimenti a scadenza, e che hanno fermato la spinta rialzista del mercato azionario, rendendolo molto incerto e laterale, sembrano essere almeno in parte evaporate dopo che i politici americani e cinesi hanno comunicato la loro intenzione di riprendere le trattative di pace in ottobre e le banche centrali hanno sussurrato la disponibilità ad assecondare con politiche nuovamente molto accomodanti le ansie dei mercati azionari e l’euforia di quelli obbligazionari.

Stiamo vivendo nel pieno dell’era della manipolazione dei mercati. Quella, per intenderci, in cui la condizione dell’economia mondiale fotografata dalle statistiche dei vari indicatori macroeconomici non rappresenta più, come un tempo, la realtà a cui i mercati debbono adeguare le loro valutazioni, ma semplicemente un dato di fatto di scarsa importanza. Quel che conta è ciò che faranno i manipolatori dell’economia con le loro decisioni politiche o monetarie.

L’interventismo delle banche centrali è sempre più pervasivo ed anticipato. L’evoluzione dello scacchiere geopolitico e l’arrivo ai vertici del potere di personaggi sempre più stravaganti ed imprevedibili, spinge le grandi potenze a combattere sempre meno guerre convenzionali, ma sempre più guerre commerciali, in grado di condizionare le decisioni di investimento e gli equilibri delle bilance dei pagamenti e delle valute.