Come già anticipato Apple abbandona i processori Intel che dal 2006 alimentavano i suoi Mac. Martedì Cupertino ha infatti presentato i primi modelli di MacBook Air, MacBook Pro e Mac mini dotati dei chip "autoprodotti" (in realtà "autoprogettati", la realizzazione viene lasciata ai colossi della produzione conto terzi come Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) chiamati M1. Nell'evento One More Thing (in italiano "un'ultima cosa") il chief executive Tim Cook ha decantato le lodi del nuovo processore che dovrebbe garantire migliori prestazioni e maggiore durata della batteria rispetto a quelli prodotti da Intel e dalle sue rivali. "Avremo bisogno di vedere test di terze parti per confermare se i nuovi Mac" hanno performance paragonabili o migliori rispetto a quelli “Intel Inside”, ha sottolineato Kevin Krewell, analista di Tirias Research citato da Market Watch. Per Krewell Apple ha la cattiva abitudine di comunicare numeri solo quando sono funzionali al veicolare la sua propaganda (pratica di cui certo non è l'unica esponente in ambito corporate e non solo).

Apple vuole sfruttare sui Mac gli sviluppatori dell'iPhone

Quel che è certo è che Apple sposa la tecnologia Arm (che è alla base dei processori dei terminali mobili) con l'obiettivo di sfruttare anche sui Mac l'esercito di sviluppatori che già crea software per iPhone e iPad. Obiettivo che punta a risolvere uno dei problemi che storicamente aveva afflitto i computer made in Cupertino: la limitata offerta di applicativi rispetto a quelli disponibili sulla piattaforma Windows di Microsoft. Per ora Apple ha promesso che Adobe Systems lancerà la versione di Photoshop ottimizzata per i processori M1 a inizio 2021. I dubbi, però, sono soprattutto sul periodo di transizione in cui le due tecnologie conviveranno. Fino a quando Apple darà assistenza ai processori Intel (ancora installati soprattutto nei Mac più potenti e nell'intera gamma di iMac)?

Rischio per i consumatori nel periodo di transizione tra i due chip

Fu proprio la convivenza dei due sistemi la nota dolente del passaggio tra il vecchio PowerPc e i processori Intel e oggi un consumatore può fidarsi di spendere 2.000 euro per un Mac ancora basato su Intel quando sa che più prima che poi Cupertino non lo supporterà più? In ogni caso Apple non poteva aspettare oltre per il lancio. Nell'ultimo trimestre i ricavi dai Mac sono cresciuti 6,99 a 9,03 miliardi di dollari (contro i 7,82 miliardi del consensus di FactSet) e le festività natalizie sono alle porte. I nuovi modelli arriveranno sul mercato settimana prossima, giusto in tempo per il 27 novembre, il Black Friday. Il giorno successivo al Thanksgiving Day che tradizionalmente in Usa (e ormai anche nel resto del mondo) dà il via alla stagione dello shopping di Natale.

(Raffaele Rovati)