Il semaforo resta acceso sul rosso per le Borse europee che perdono terreno per la terza seduta di fila, appesantite soprattutto dalle incertezze geopolitiche globali.

Borse frenate da tensioni geopolitiche. Focus su crisi Argentina

Alle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti si sono aggiunte le preoccupazioni per le proteste ad Hong Kong, dove si teme un intervento militare della Cina che accusa i manifestati di essere dei terroristi.

Ad impensierire gli investitori è anche la difficile situazione in Argentina, dove ieri la Borsa ha subito un pesante crollo, lasciando sul parterre quasi il 40% del suo valore.

Un rovinoso sell-off seguito agli ultimi sviluppi politici, dopo che il presidente liberale uscente, Mauricio Macri, a subito una dura sconfitta nelle elezioni primarie, in vista delle presidenziali del 27 ottobre prossimo.

Macri, considerato dagli investitori internazionali più "market friendly", è stato ampiamente superato dal candidato dell'opposizione peronista di centro-sinistra, Alberto Fernandez.

La coalizione di quest'ultimo e dell'ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha raccolto 10,6 milioni di voti, pari al 48,9%, mentre la coppia Macri-Miguel Angel Pichetto ha raccolto il 33,3% del consenso con 7,2 milioni di voti.

Un risultato che ha seminato il panico sui mercati finanziari, tanto che la Borsa argentina come detto prima ha perso quasi il 40% ieri, mentre il peso argentino si è svalutato del 15% contro il dollaro americano.

Argentina: i timori del mercato e i titoli più esposti a Piazza Affari

Gli investitori temono ora un ritorno delle politiche populiste che potrebbero mettere seriamente in pericolo il Paese, specie con riferimento alla solvibilità del suo debito, tanto che il rischio di default è arrivato a sfiorare l'80%.