Anche ieri i mercati hanno tentato la difficile impresa di salire senza motivi oltre la loro incrollabile fiducia nel futuro.

E’ l’esperienza di un passato che ormai dura da oltre 10 anni a fornire questa cieca convinzione che il destino dei mercati sia inevitabilmente votato al rialzo perenne.

Innumerevoli volte in questo decennio l’indice SP500, che è il capo del branco dei listini azionari mondiali, ha guidato verso l’infinito (…e oltre, direbbe Buzz Lightyear, il celebre astronauta del cartoon Toy Story) le borse mondiali, riprendendo a partire dall’aprile 2013 l’abitudine a battere record storici, che aveva abbandonato ad ottobre del 2007 e quasi scordato durante la grande crisi del 2008 e 2009. 

La frequentazione dello spazio, oltre l’atmosfera dell’economia reale e contro la forza di gravità del buon senso, lo ha indotto più volte ad accelerare euforicamente, allontanandosi dalla sua direzionalità di lungo periodo, che potremmo identificare con la media mobile a 200 sedute. Le esagerazioni più forti, ma anche quelle meno immotivate, poiché segnavano la forte ripresa dopo il crollo dei mercati del 2008, furono realizzate nei primi 3 anni di rimbalzo. Dopo il ritorno al record del 2014, cioè negli ultimi 5 anni di salita, l’indice ha trovato una sorta di ostacolo a continuare i suoi rally quando arrivava ad allontanarsi del 7% dalla media a 200 periodi. Solo due volte, in febbraio-marzo del 2017 e nel dicembre 2017-gennaio 2018 è ad allontanarsi significativamente e per un periodo abbastanza lungo dalla sua media a 200 sedute oltre il 7%. Dopo la sua ultima performance, a cavallo tra il 2017 e 2018, non è mai più riuscito ad allontanarsi oltre il 7% dalla sua media. Anzi, tutte le volte che è arrivato nei pressi di questa barriera, sono partite correzioni anche significative.