Astaldi affonda ancora. A quando le news su Progetto Italia?

Astaldi ancora in rosso a Piazza Affari: pesano le incertezze su tempistica e modalità del piano di salvataggio e polemiche su Progetto Italia.

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A Piazza Affari non si arresta dopo i ribassi delle ultime sedute la discesa di Astaldi, oggi nuovamente nel mirino dei venditori in attesa di novità sulla nascita del Progetto Italia, l'operazione di sistema con cui si sta preparando, proprio a partire dalla messa in sicurezza del general contractor romano, la nascita di un nuovo soggetto di riferimento per stabilizzare il settore delle costruzioni sotto la regia di Salini Impregilo, Cassa Depositi e Prestiti e con il sostegno di un pool di istituti creditori.

Astaldi ancora in calo

Il titolo, dopo aver terminato in calo le ultime tre sedute della scorsa settimana, ha accelerato al ribasso oggi scivolando a quota 0,6545 euro, con un affondo del 3,11% e circa 669 mila azioni transitate sul mercato fino ad ora, contro la media degli ultimi 30 giorni pari a poco più di 760 mila azioni. 

Astaldi in attesa di novità su progetto Italia

A tenere sotto pressione Astaldi sono state in questi giorni le incertezze su tempistica e modalità del piano di salvataggio da una parte, e dall'altra i dubbi espressi dalle associazioni di categoria, che hanno manifestato preoccupazione rispetto alla possibilità che il coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti nell'operazione possa provocare effetti distorsivi sulla concorrenza nel settore.

Salini-Astaldi e Progetto Italia: la polemica dell'Ance

“Il settore è in crisi da dieci anni nel corso dei quali hanno perso il lavoro oltre 600mila addetti e sono scomparse circa 130mila imprese. Nessuno si è accorto di questa ecatombe che ha riguardato soprattutto le piccole e medie imprese. Ora che la questione riguarda anche le società più grandi, allora arriva un intervento pubblico che è distorsivo della concorrenza", ha lamentato la scorsa settimana Gabriele Buia, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE), puntando inoltre il dito contro il ruolo delle banche, che convertiranno parte dei loro debiti in azioni, e prospettando il rischio che queste ultime possano agevolare il gruppo di cui sono azioniste.