Siamo preoccupati, poiché il rallentamento economico ha ridisegnato le stime di crescita del prossimo triennio e ha costretto il Governo a rivedere e rallentare la messa in opera di misure che da subito avrebbero potuto dare slancio alla nostra economia. È quanto dichiara Confapi, l’associazione che raccoglie oltre 83 mila Pmi private italiane, intervenuta oggi in audizione presso le commissioni bilancio di Camera e Senato per esprimere le proprie valutazioni sul Documento di Economia e Finanza 2019.

Entrando nel merito del “Decreto crescita” e del decreto “Sblocca cantieri”, “cominciamo con il dire che non vogliamo pensare neanche per l’anno a venire ad aumenti IVA.  Superfluo sottolineare che un aumento dell’imposta “minerebbe” ulteriormente la competitività delle imprese, determinando una contrazione dei consumi e una diminuzione importante della domanda interna, con conseguenze altrettanto negative sull’intero sistema economico produttivo”.

Come rileva l’associazione, la pressione fiscale in Italia si attesta oggi al 42,1% del Pil, il cuneo fiscale è 10 punti oltre la media europea e il tax burden totale di quasi 25 punti superiore. “È evidente che questo divario, oltre ad ingessare la nostra economia, ci penalizza in termini di competitività. È importante virare verso una fiscalità che tenga conto delle caratteristiche dimensionali delle imprese e che consenta una riduzione del cuneo fiscale. L’introduzione della cosiddetta Mini-Ires, contenuta nel Decreto Crescita, è una misura a nostro avviso condivisibile in quanto introduce un meccanismo semplice e immediato e, come tale, utile anche alle Pmi. Così come abbiamo apprezzato la riforma delle tariffe dei premi di assicurazione Inail che prevedono una riduzione dei tassi medi pagati dalle imprese”.