A partire da martedì 8 settembre 2020, i principali esponenti dei Sindacati dei lavoratori e i rappresentanti del Ministero del Lavoro inizieranno a riunirsi al fine di discutere delle novità da introdurre con la nuova riforma pensioni 2021 che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2021 con la nuova Legge di Bilancio.

Tra i punti più importanti su cui si concentrerà la discussione tra gli esponenti politici del Governo Italiano emerge una probabile uscita della formula previdenziale della Quota 100, un possibile aumento degli assegni previdenziali e delle pensioni di invalidità e la previsione di nuove misure di flessibilità, tra cui l’Opzione Donna, Ape Sociale e Ape Volontario. 

Inoltre un aspetto da non sottovalutare riguarda il Recovery Fund, che porterà un maggiore controllo da parte dell’Unione Europea verso l’Italia e le nuove riforme che saranno attuate a partire da settembre.

Ecco tutte le novità che potrebbero essere confermate con la nuova riforma pensioni che potrebbe entrare in vigore a partire dal 1° gennaio dell’anno prossimo. 

Aumento dell’importo delle pensioni

Tra i punti principali della discussione, quello centrale riguarderà proprio il possibile aumento degli importi relativi agli assegni previdenziali. In effetti, mentre si attende ancora il via libera da parte dell’Inps per l’aumento delle pensioni di invalidità, sarebbe plausibile che i Sindacati si batteranno per ottenere anche degli importi più alti degli assegni previdenziali.

infatti, tra le richieste dei Sindacati spiccano l’aumento dei potenziali beneficiare della quattordicesima e il taglio dell’imposizione fiscale con una riforma relativa alle aliquote IRPEF

Dunque, con la nuova riforma pensioni del 2021 potrebbe essere introdotta anche una nuova pensione di garanzia che porterebbe ad un aumento della pensione fino ad un massimo di 780 euro. 

Le nuove misure di flessibilità per le pensioni

Le misure di flessibilità che consentono un’uscita anticipata dal mondo del lavoro per i contribuenti italiani rappresentano un altro nodo cruciale per la nuova riforma pensioni che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2021. 

A questo proposito, potrebbe essere plausibile che per il 1° gennaio 2021 non potranno essere introdotte grandi novità, in quanto la validità della formula della Quota 100, secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio del 2019, terminerà soltanto il 31 dicembre 2021.

Per questo motivo, si potrebbe pensare per rivoluzionare il sistema delle misure di flessibilità di uscita anticipata per le pensioni bisognerà attendere il 2022. 

A tal proposito, potrebbero arrivare proroghe per l’Opzione Donna e per l’Ape Sociale.

Addio alla Quota 100

La Quota 100 rappresenta uno degli aspetti maggiormente criticati della riforma pensioni attuale. È per questo motivo che tra le indiscrezioni in merito alle novità che potrebbero interessare il nuovo modello della riforma in merito al pensionamento, ci potrebbe essere un possibile addio definitivo alla formula della Quota 100.

La formula della Quota 100, approvata con il decreto-legge n.4 del 28 gennaio 2019, introdotta in via sperimentale in seguito all’approvazione della Legge di Bilancio 2019, secondo quanto stabilito dalla Legge dovrebbe in realtà vedere la sua fine il 31 dicembre 2021. 

In particolare, la formula prevista dal sistema della Quota 100 prevede la possibilità di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, per tutti quei contribuenti italiani che rispondevano a due requisiti essenziali: età anagrafica minima di 62 anni e con un’età contributiva di almeno 38 anni.

Inoltre era stata disposta un’unica eccezione per l’uscita anticipata con il meccanismo della finestra di uscita pari a tre mesi usufruibile esclusivamente da quei lavoratori italiani appartenenti al settore privato e pari a sei mesi per gli appartenenti al settore pubblico. 

Sono in molti a pensare che la fine della Quota 100 potrebbe portare all’introduzione di una nuova formula, quella della Quota 41. La peculiarità del sistema previsto dalla Quota 41 sta nel fatto che l’uscita anticipata potrà essere disponibile indipendentemente dall’età anagrafica di coloro che intendono richiederla. A tal proposito sarebbe possibile andare in pensione anticipatamente per tutti quei lavoratori italiani che godono di almeno 41 anni di contributi.

Opzione Donna: arriva la proroga

La formula dell’Opzione donna, introdotta per la prima volta dalla Legge Maroni n.243 del 2004, e successivamente prorogata con la pubblicazione della Legge di Bilancio 2020, permette alle lavoratrici italiane dei settori sia pubblico che privato di richiedere la pensione anticipata, attraverso un assegno calcolato esclusivamente sulla base dell’età contributiva.

Grazie al meccanismo dell’Opzione Donna, le donne italiane potranno uscire anticipatamente dal mondo del lavoro se nel 2020, a 58 anni o nel caso delle lavoratrici autonome a 59 anni, hanno raggiunto 35 anni di contributi entro e non oltre il 31 dicembre 2019.

Nel caso di un’ulteriore proroga della formula opzione donna, si permetterà alle lavoratrici italiane nate entro il 31 dicembre 1962 e le lavoratrici autonome nate entro il 31 dicembre 1961 con almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2020, di accedere alla pensione anticipata.

Nuova proroga anche per l’Ape Sociale

Come l’Opzione Donna, anche l’Ape Sociale rappresenta una tipologia di pensione anticipata che permetterebbe a migliaia di lavoratori italiani di uscire prima dal mondo del lavoro. 

In particolare, il meccanismo dell’Ape Social, introdotto dalla Legge di Bilancio 2017 e successivamente prorogata con la Legge di Bilancio 2018, permette a  lavoratori in difficoltà (in cassa integrazione o in stato di disoccupazione) e i lavoratori che svolgono lavori gravosi, nati tra il 1951 e il 1953 e con che contributi tra i 30 e i 36 anni di andare in pensione 3 anni e 7 mesi prima rispetto l’età pensionabile definita dalla Legge Fornero.

Come si richiedere la pensione 

A prescindere da quelle che saranno le novità che saranno introdotte con la nuova riforma pensioni per l’anno 2021, le modalità e i tempi richiesti al fine dell’invio e della successiva approvazione della pensione rimarranno quasi sicuramente invariate a quelli già in vigore per quest’anno. 

A tal proposito, tutti i cittadini italiani che rispondono ai requisiti contributi e anagrafici richiesti per l’ottenimento della pensione e che intendono dunque inviare la domanda per usufruire degli assegni pensionistici, potranno effettuarne richiesta attraverso tre modalità alternative. 

Una prima possibilità per coloro che intendono abbandonare definitivamente il mondo del lavoro e ottenere la pensione, è quella di effettuare la richiesta direttamente seguendo le indicazioni previste sul portale online dell’Inps. I cittadini che decidono di inviare la domanda per la pensione tramite la modalità telematica, dovranno semplicemente accedere al sito utilizzando le proprie credenziali. 

L’alternativa al portale telematico potrebbe essere quella del numero verde reso disponibile dall’Inps, attraverso cui gli operatori dell’Istituto potranno procedere con l’invio della richiesta della pensione. Infine, una terza possibilità può essere quella di fare riferimento ad alcuni intermediari autorizzati, tra cui CAF, Patronati o Commercialisti. 

È bene sapere che affinché la domanda relativa alla richiesta di pensionamento vada a buon fine, è opportuno che il cittadino italiano alleghi una serie di documenti fondamentali. 

A tal proposito si segnalano: copia del documento d’identità, autocertificazione dello stato del nucleo familiare, copia dei documenti del coniuge (se il richiedente risulta essere sposato), autocertificazione del proprio stato civile, certificazione relativa alla propria situazione assicurativa, certificazione relativa alla situazione lavorativa personale.