Jeffrey Schulze, director e investment strategist di ClearBridge Investments (affiliata Legg Mason), spiega che mentre nel secondo trimestre di quest’anno veniva meno l’euforia legata alla riforma fiscale, contemporaneamente il muro di preoccupazioni del mercato continuava a crescere, mattoncino dopo mattoncino: dal possibile raggiungimento del picco degli utili alla guerra commerciale, dall’inflazione in aumento all’appiattimento della curva dei rendimenti, passando per le politiche più restrittive di Fed e BCE, un dollaro più forte, una potenziale crisi delle valute emergenti, l’Italexit e l’aumento dei deficit federali USA.

Tutta quest’ansia è ben lontana dall’entusiasmo di fine gennaio, quando i mercati sono decollati dopo l’approvazione della riforma fiscale. Le crescenti preoccupazioni degli investitori hanno spostato il sentiment del mercato dall’ottimismo al pessimismo.

In realtà questa situazione, negli anni in cui si tengono le elezioni di midterm, è tutt’altro che anormale, anzi: storicamente durante l’anno elettorale i mercati si mostrano sempre titubanti, per poi sperimentare un rialzo con l’avvicinarsi delle elezioni e l’affievolirsi delle incertezze politiche (grafico).

Performance media del S&P 500 negli anni delle elezioni di midterm

Fonte: Strategas. Media basata sui ritorni dello S&P 500 nei seguenti anni: 1950, 1954, 1958, 1962, 1966, 1970, 1974, 1978, 1982, 1986, 1990, 1994, 1998, 2002, 2006, 2010, 2014.