Dove sarebbe preferibile investire, secondo voi, in un mercato maturo, con limitate possibilità di rialzo, o in un mercato ancora in fase di sviluppo, con ben più ampie possibilità di veder salire i propri corsi? Ovviamente nel secondo, vero? E no, non stiamo parlando della differenza tra mercati sviluppati e mercati emergenti, a cui però la definizione che abbiamo appena dato calza a pennello, ma di un fenomeno che si evidenzia anche all'interno degli stessi mercati sviluppati.

Come è evidente, nessuna economia al mondo cresce alla stessa velocità. Questo in virtù del fatto che le scelte di politica economica di ogni nazione sono indipendenti dalle altre, o quantomeno possono esserlo in buona parte, quand'anche esse facessero parte di particolari situazioni commerciali, come nel caso dell'Unione Europea, per esempio.

Queste differenze di crescita economica si riflettono, come è ovvio, anche nei mercati finanziari, perché tra i due c'è una stretta, strettissima correlazione. Se infatti un'economia va bene, è praticamente impossibile che un mercato azionario vada nella direzione opposta. Allo stesso modo, se un'economia fatica, sarà molto difficile che il mercato azionario di quella data nazione vada decisamente bene anche se, mediamente, i vicini geografici fanno meglio.

E' il caso dell'Italia, la cui economia in questo 2020 sui generis sta soffrendo terribilmente a causa del lockdown primaverile dovuto alla pandemia ed alle susseguenti chiusure parziali, anche natalizie, e che fatica oltremodo a rialzarsi. Di conseguenza, il mercato italiano ha fatto peggio soprattutto nei confronti del mercato di riferimento europeo, cioè quello tedesco, ed è alla pari con quello francese. Non parliamo poi di quello americano, il primo a rialzarsi insieme all'economia a stelle e strisce.

Le attrattive del mercato italiano

Per capire come mai il mercato italiano possa essere attraente ci viene in aiuto un report di Equita SIM, nel quale vengono delineate le motivazioni per le quali il mercato delle azioni italiano possa risultare più attraente dei competitors continentali e internazionali.

Una motivazione, ovviamente, prima di iniziare e commentare questa elencazione, sarà già stata colta dai più attenti, ed è chiaramente la sottovalutazione dei mercati italiani e delle azioni in essa contenute rispetto a molti altri mercati azionari dei mercati sviluppati.

E quali sono le altre?

Prima di tutto, il rapporto tra prezzi ed utili per il biennio 2021-2022. Poi ci sono l'azione (obbligata) di banche centrali e governi, il Recovery Fund europeo, la monetizzazione del debito americano, le valutazioni più attraenti delle azioni rispetto alle obbligazioni, gli utili che catturano l'inflazione, l'inizio della distribuzione dei vaccini e la conseguente campagna (finalmente!) di vaccinazione, la potenziale sorpresa di utili più in rialzo delle previsioni nel 2021, e l'esito delle elezioni USA, con un bilanciato esercizio del potere.

Sottolineiamo con forza due punti. Primo, un mercato unidirezionale, con aiuti obbligati sarà pure noioso, ma è un mercato remunerativo come mai lo sarà uno lasciato a se stesso, come è normale che sia. Secondo, non bisogna stupirsi che si sia parlato del mercato USA in relazione a quello italiano. Se l'America starnutisce, tutti gli altri prendono il raffreddore, e ciò significa che, in un mercato globalizzato, quello che accade nella nazione più importante influenza tutti.

Il P/E del 2021-2022

In termini di P/E la piazza italiana resta estremamente attraente. Il rapporto P/E (prezzo/utili) è una delle metriche più usate, se non la più utilizzata, per determinare quanto sia redditizia un'azione, un indice o un mercato rispetto alla media. Normalmente, la regola dice che se questo valore è inferiore a 15 si sia in presenza di sottovalutazione, mentre sopra 15 si sia invece di fronte ad una sopravvalutazione

Il rapporto P/E per il prossimo anno è infatti atteso a 15,5, mentre per il 2022 addirittura a 12,6. La crescita degli utili sarà del 59% nel 2021 rispetto a quest'anno deficitario, in cui si prospetta un calo del 49%. La crescita degli utili proseguirà poi nel 2022 (+23%) anche se, in accordo con quanto appena detto, sarà probabilmente inferiore ad un 2021 che vedrà l'accelerazione improvvisa post crisi. 

L'azione delle banche centrali e dei governi

Sia le prime che le seconde sono fondamentali per la politica monetaria, le prime perché la attuano di concerto con le seconde in base alle loro decisioni, pur mantenendo la loro indipendenza. Le conseguenze? Le politiche monetarie e fiscali rimarranno largamente accomodanti nei mesi a venire. Sarà da ritenere molto improbabile un rialzo dei tassi nell'anno che verrà da parte delle banche centrali.

Come conseguenza, non ci si attende un de-rating dei multipli. La ragione è che i rendimenti obbligazionari non dovrebbero muoversi in maniera importante verso l’alto anche in un eventuale (auspicabile e previsto) scenario di forte ripresa economica post pandemica.

Il Recovery Fund europeo

Considerato materia normale in tutte le altre nazioni e da noi, vista l'entità della cifra prevista (209 miliardi, con un terzo circa a fondo perduto), considerato l'ancora di salvezza nazionale, su cui si regge il futuro del Paese, il Next Generation EU è un argomento di primaria importanza nel Bel paese. 

Attenzione, in questo ambito: il denaro del Recovery Fund è discrezionale, ossia

l'Europa lo fornirà agli stati in tranche, ed ogni tranche è condizionata al rispetto di impegni precisi presi in precedenza. In particolare, questi impegni dicono di stabilire una lista di progetti e riforme che devono incidere positivamente sul PIL, e non farlo solo nel breve e medio periodo, ma soprattutto nel lungo, cioè devono essere strutturali.

Che cosa ci consentirà di fare il Recovery Fund? Porrà le basi per uno stimolo fiscale ed economico senza precedenti, come non si vedeva almeno dalla ricostruzione post bellica grazie al Piano Marshall, e permetterà di finanziare a costi decisamente molto bassi la ripresa post Covid-19.

Un'altra cosa è da puntualizzare, e cioè che il Recovery Fund inizierà a produrre i primi impatti positivi sull’economia reale solo in un secondo tempo. Ovviamente questo fatto è dato dalla natura strutturale che le riforme chieste dall'Europa a chi ne abbia particolare bisogno (leggi Italia) non potranno dispiegare i loro risultati ed effetti positivi che dopo un certo lasso di tempo, come ogni riforma strutturale che si rispetti.

La monetizzazione del debito della FED

La monetizzazione di un qualcosa è un concetto piuttosto semplice. Si tratta di trasformare in denaro sonante un valore economico. Per esempio, vendendo dei titoli che si posseggano, qualora questi fossero in guadagno rispetto al momento dell'acquisto, che poi è quello che si cerca sempre di fare quando si acquistano delle azioni.

Per ciò che concerne il debito la cosa è simile, ma al contempo un po' diversa. La monetizzazione del debito è quindi l'atto di convertire in denaro il debito di uno Stato. Sembra particolarmente chiaro che questa sia l'unica carta che la FED americana possa mettere in campo. 

La ragione è fondamentalmente triplice. In primis, il governo americano si trova nella necessità di dover emettere un’enorme quantità di debito per finanziarie la politica fiscale. In secundis, i tassi nominali non potranno salire in maniera notevole; questo per evitare di mettere a rischio la ripresa, che seppur presente è lontana da avere la forza necessaria per camminare da sola. In terzis, contrariamente al solito, il settore estero sta contribuendo sempre meno al finanziamento del debito pubblico USA; in termini pratici, in America arrivano meno soldi dall'estero di prima.

Le migliori valutazioni delle azioni rispetto alle obbligazioni

Quest'anno le azioni hanno corso parecchio dopo il crollo di febbraio-marzo, ma nel caso del mercato italiano non hanno ancora recuperato i top di febbraio. Siamo ancora sotto di quasi l'8% rispetto ad allora. Al contrario, le obbligazioni hanno guadagnato grandemente rispetto alle azioni, con i BTP che risultano tra gli investimenti a reddito fisso migliori dell'annata.

Il rapporto tra il rendimento delle obbligazioni decennali e quello atteso sulle azioni è molto vicino ai minimi, al momento. Il dividendo sul mercato italiano è oltre 5 volte il rendimento del BTP a 10 anni. E' quindi evidente che, in ottica di una serie storica, tale rapporto è destinato a ridursi e, quindi, le azioni dovranno sovraperformare rispetto alle obbligazioni.

Inoltre, a differenza dalle obbligazioni, gli utili catturano l’inflazione. E si sa bene, perché è stato detto ed esemplificato più volte, che l'inflazione erode il rendimento delle obbligazioni. L'inflazione è vista globalmente in rialzo a causa delle politiche anti deflazione ed espansive a cui si è accennato precedentemente, cioè un importante livello di liquidità presente sul mercato e un potenziale aumento significativo della domanda post-vaccini.

La campagna di vaccinazione

Finalmente sembra che si sia arrivati al punto nodale. In questi giorni stanno arrivando i vaccini della Pfizer-Biotech in tutta Europa, e ad inizio anno toccherà a quelli di Moderna, in attesa di altri ancora (AstraZeneca-Università di Oxford) e di nuovi medicinali innovativi che sono in fase di sperimentazione e degli anticorpi monoclonali.

Il principale beneficio della campagna di vaccinazione nazionale sarà quello di ottenere, entro il 2021, l'immunità di gregge. Oltre a questa e con questa, chiaramente, un allentamento delle restrizioni a circolazione, mobilità e socializzazione, ed una progressiva ripresa di tutte le attività.

Tutto questo si accompagnerà ad un continuo miglioramento della situazione sanitaria, che tornerà progressivamente alla situazione pre-pandemia ed al trattamento di altre malattie in maniera normale.

La logica conseguenza di un progressivo ritorno alla normalità si accompagnerà alla (ri)salita degli utili a cui si è accennato prima. Se in Italia sarà come l'abbiamo descritta, a livello globale nel 2021 dovrebbe essere superiore al 20%. Nel H2 del 2021, poi, gli utili potrebbero sorprendere al rialzo, perché a livello storico le fasi di recupero sono tipicamente più forti ed ampie di quelle recessive.

Non solo, ma nel mini rimbalzo post lockdown di quest'estate si è già vista un’elevata propensione al consumo, che anche se contrasta con la storica abitudine degli italiani al risparmio, potrebbe (e dovrebbe) portare ad aumenti della spesa in virtù del fatto che il prossimo anno l'emergenza pandemica finirà, e ci sarà un impulso agli acquisti dalla rinnovata normalità.

L'effetto del risultato delle elezioni USA

Joe Biden ha battuto con un risultato storico, risultando il presidente con il maggior numero di voti popolari della storia, Donald Trump. Il tycoon newyorchese ha subito una sconfitta più che prevista, vista la sua gestione suicida dell'emergenza sanitaria, che ha messo in ginocchio la nazione più potente del mondo. Il risultato elettorale, di conseguenza, non poteva essere diverso, e questo nonostante record su record della Borsa americana.

Il 20 gennaio Joe Biden si insedierà e mostrerà al mondo un'America sicuramente diversa. Ci sarà un probabile equilibrio di potere nella prima parte della legislatura, a seconda del risultato delle elezioni suppletive per il Senato in Georgia. Ciò ridurrebbe il rischio di palesare aumenti di tassazione e inasprimenti delle norme, e aumenterebbe di molto le possibilità di un allentamento delle tensioni commerciali globali.

Quali saranno gli effetti di questa elezione lo abbiamo scritto in dettaglio in un altro articolo, che trovate qui.

Le azioni più attraenti del mercato italiano

Detto tutto questo, quali risultano essere le azioni più attraenti del mercato italiano in questi ultimi giorni dell'anno? Gli esperti di Equita SIM hanno distinto ed indicato dei nomi sia per le azioni a grande capitalizzazione che per quelle a media da preferire per l'anno prossimo.

Tra le blue chip del FTSEMIB sono da preferire Buzzi, FCA, Nexi, Terna e Unipol. Tra le azioni mid cap quelle piazzate meglio sono ASTM, Credem, CIR, Falck Renewables e Technogym.