Neil Robson, Responsabile Azioni globali di Columbia Threadneedle Investments, spiega che dopo una chiusura d'anno alquanto sottotono, gli investitori si chiedono se sia imminente un rallentamento globale. Ma la domanda che dovrebbero porsi è un'altra: hanno realizzato fino a che punto la tecnologia, insieme ad altri fattori, sta trasformando i modelli di business?

Dopo tutto, sono dieci anni che gli utili dell'azienda media segnano movimenti laterali. Le società tecnologiche sono tra le poche "superstar" ad essere passate alle cronache per aver accresciuto gli utili in questo lasso di tempo, ma, in realtà, in quasi in tutti i settori esistono aziende meno famose a cui è riuscita la stessa impresa.

Pur non prevedendo una recessione imminente, viviamo tempi incerti, specie con la minaccia incombente di una guerra commerciale - spiega Neil Robson -. Di conseguenza, cerchiamo di investire nelle superstar di domani, ossia le società dotate di solidi vantaggi competitivi. Di norma, queste imprese beneficiano di elevate barriere all'entrata, della capacità di conquistare nuove quote di mercato e, in molti casi, di fare leva su tecnologie rivoluzionarie.

Lo studio di consulenza aziendale McKinsey & Company ha coniato il termine "superstar" per riferirsi a queste realtà aziendali. In uno studio pubblicato di recente, emerge che il primo 10% delle società intercetta l'80% di tutti i profitti economici generati dalle aziende con ricavi superiori al miliardo di dollari. Investire in queste aziende, molte delle quali stanno cambiando la natura stessa dei settori economici e della società, può risultare molto remunerativo nel lungo termine.