Mercati in piena fibrillazione: alle 13.20 Piazza Affari era in passivo dell'1,1% (19.500 punti), confermando una mattinata che si era aperta direttamente in territorio negativo.

Cosa sta succedendo

Ma allargando la visuale, e soprattutto contemplando il crollo dell'ultima seduta di Wall Street con il DJ a -3,15%, il Nasdaq a -4,44% e l'S&P500 a -3,3%, anche il resto d'Europa è in difficoltà, tanto da far apparire la situazione italiana, paradossalmente, quella meno preoccupante. Numeri alla mano, infatti, il Ftse100 di Londra e il Cac40 di Parigi devono scontare entrambe un calo del'1,64% mentre il Dax dell'1,3%.

Un quadro che appare preoccupante anche agli occhi del presidente della banca mondiale Jim Yong Kim a sua volta intimorito anche dal prolungarsi delle tensioni internazionali e dalla guerra commerciale usa-Cina che non vede nemmeno più margini di manovra. Attualmente, ha detto, ci sono dei rischi derivanti dalla crescita del commercio e molti paesi a basso reddito sono più indebitati. Tradotto in altri termini: i dazi sulle merci rischiano di rallentare il commercio internazionale, fonte di sussistenza per molti paesi a basso reddito ed alto debito. 

Il problema dei tassi

Ed è proprio il debito che potrebbe essere il punto debole: un debito contratto in dollari (approfittando dei tassi ultrabassi promossi dalla banca centrale Usa con il suo Quantitative Easing) proprio mentre il costo del dollaro, e quindi del debito stesso, sta aumentando, il tutto in parallelo ad un deflusso dei capitali che potrebbe complicare l'emisisone di altri titoli ed il rinnovo di altro debito. Gli emergenti, in estrema sintesi, si trovano al centro di una doppia minaccia: aumento del protezionismo e della volatilità dei mercati, in contemporanea.