Comincia male la settimana a Piazza Affari per il comparto dei titoli finanziari, sui quali pesano stamane gli effetti del nuovo downgrade sul debito sovrano italiano decretato venerdì scorso a mercati chiusi dall'agenzia di rating DBRS.

Alle 12:30, si colloca tra i titoli peggiori del listino Banco Bpm, che registra un arretramento del 3,49% a 2,60 euro, condizionato anche dall'annuncio di una inchiesta per aggiotaggio della procura di Milano legata alla recente fusione nella nuova entità di Bpm e Banco Popolare.

Tra i big, affondano anche Unicredit, che cala al momento del 2,55% a 2,60 euro, e Ubi (-2,54%), mentre fanno un po' meno peggio Intesa Sanpaolo, in arretramento dell'1,22% e Bper (-1,24%) nonostante le stime migliorative su entrambi i titoli giunte oggi dagli analisti di Goldman Sachs.

Sale infine in controtendenza il titolo Mediobanca: le azioni della banca di Piazzetta Cuccia passano di mano a 8,06 euro, in rialzo dello 0,37% grazie alle rinnovate ipotesi di nuove fusioni nel settore.

Le ricadute della bocciatura di DBRS

Principale fattore negativo è oggi come detto la bocciatura dell'agenzia canadese Dbrs, che ha declassato come previsto il rating del debito pubblico italiano alla classe «BBB»; l'Italia si è vista in questo modo privare dell'ultima "A" rimasta dopo quelle già tolte in passato da Standard & Poor's (nel 2011), Fitch (gennaio 2012) e Moody's (febbraio 2012).

Alcuni analisti hanno sottolineato nelle scorse ore che nonostante i titoli di Stato italiani, ancora protetti dall'ombrello del Quantitative Easing della Bce, non dovrebbero al momento risentire eccessivamente dalla nuova bocciatura, si dovranno adesso tenere d'occhio i nuovi dati sull'inflazione, cresciuta a dicembre dell'1,1% nella zona euro e dell'1,7% in Germania, ai massimi dal 2013: una situazione che rafforza la posizione dei falchi di Berlino, pronti a incalzare la Bce perché acceleri sul tapering.