Eoin Walsh, Partner and Portfolio Manager di TwentyFour Asset Management, spiega che dopo alcuni articoli molto negativi - alcuni quasi sensazionalisti - sull'impatto che gli spread dei titoli di Stato italiani (BTP) avrebbero avuto sulle banche italiane, ieri abbiamo avuto modo di vedere la realtà dei fatti da Intesa Sanpaolo quando ha riportato gli utili del terzo trimestre. Intesa è la più grande banca in Italia per capitalizzazione di mercato, ed è probabilmente anche la banca più solida, e questo va tenuto presente; tuttavia, dato il difficile contesto operativo in Italia, alcune delle notizie riportate sono state davvero impressionanti.

Sia i ricavi che l'utile netto sono stati superiori alle aspettative. Il risultato operativo dei primi nove mesi è stato il migliore registrato dal 2008, così come i proventi da commissioni. Il rapporto costi/ricavi è sceso al 50,5% e gli accantonamenti per rischi su crediti sono diminuiti del 18,5% rispetto ai primi 9 mesi del 2017, mentre l'indice di copertura dei crediti non Performing Loan è cresciuto, attestandosi al 53,6%.

Tuttavia, l'attenzione principale è sempre stata rivolta al Core Equity Tier 1 ratio e all'entità dell'impatto dell'allargamento del BTP - spiega Eoin Walsh -. Negli ultimi due trimestri Intesa ha registrato un impatto di circa 45 pb sul CET1 ratio, direttamente grazie ai BTP detenuti in portafoglio; tuttavia, data la solidità complessiva della banca e la sua forte capacità di generare capitale, è riuscita a registrare un CET1 ratio più elevato del 13,7%, in crescita di 10 pb durante il trimestre. Data la volatilità del mercato interno e il successo diretto del BTP, si tratta di un risultato impressionante.